Cassazione Penale, Sentenza n. 851/2024 del 09/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse: i difensori hanno comunicato una rinuncia unitamente alla notizia che il G.I.P. aveva successivamente concesso l'autorizzazione al colloquio richiesto. Considerato che l'oggetto del ricorso è venuto meno, il Procuratore generale aveva chiesto l'inammissibilità per rinuncia e la Corte ha accolto tale conclusione, escludendo inoltre statuizioni accessorie.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il diniego, disposto dal G.I.P., dell'autorizzazione ai colloqui con la moglie Rosy Colelli per il detenuto Tarantino, sottoposto a custodia cautelare per i reati di cui all'art. 416-bis c.p. e art. 74 d.P.R. 309/1990. Il ricorrente deduceva violazione di legge anche con riferimento agli artt. 18, commi 1 e 4, dell'ordinamento penitenziario, art. 13 Cost. e art. 3 C.E.D.U.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Indicato per descrivere la gravità del quadro indiziario (associazione di tipo mafioso) che giustificava la misura cautelare; usato come fatto e non come norma decisiva sul punto dell'ammissibilità del ricorso
art. 74 d.P.R. 309/1990
Richiamato come titolo di reato (illeciti connessi agli stupefacenti) a supporto della misura cautelare; elemento fattuale nella vicenda
art. 18 ord. pen.
Richiamato dal ricorrente con riferimento alle garanzie e ai limiti dei colloqui in regime di detenzione; la Corte non ha deciso nel merito sulla presunta violazione, avendo dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse
art. 13 Cost.
Invocato dal ricorrente come parametro costituzionale a tutela della libertà personale e delle limitazioni imposte; non è stata effettuata un'analisi di merito per la sopravvenuta inutilità del ricorso
art. 3 C.E.D.U.
Richiamato in via di dialogo sui diritti umani (vietato trattamento degradante), ma anch'esso non valutato nel merito a causa della sopravvenuta mancanza di interesse
principio della sopravvenuta mancanza di interesse / rinuncia al gravame
Applicato dalla Corte: quando l'interesse al provvedimento impugnato viene meno per un atto sopravvenuto (ad es. concessione dell'autorizzazione richiesta), il ricorso diventa inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse; la comunicazione di rinuncia da parte dei difensori è sufficiente per questa statuizione
Massime di principio
- Se l'oggetto della impugnazione viene soddisfatto dopo la proposizione del ricorso (es. concessione dell'autorizzazione richiesta), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta mancanza di interesse.
- La comunicazione di rinuncia o la constatazione dell'intervenuta soddisfazione dell'interesse da parte dei difensori comporta l'inammissibilità anche se il ricorso era già pendente.
- In tali casi il giudice normalmente non entra nel merito delle questioni sostanziali (costituzionali o convenzionali) richiamate dal ricorrente, essendo preclusa la statuizione quando manca interesse attuale.
- Se permangono profili autonomi o ulteriori lesioni non sanate (es. profili procedurali o danni già concreti e non eliminabili), è possibile valutare la prosecuzione del gravame o il deposito di un nuovo ricorso specifico su tali profili.
- È opportuno documentare tempestivamente l'eventuale rinuncia o la sopravvenuta concessione (provvedimento favorevole) per evitare spese e inutili azioni processuali; se l'interesse è strategico (es. questione di principio), valutare se esistono aspetti astrattamente rilevabili anche dopo la soddisfazione materiale.
- Quando si invocano diritti costituzionali o CEDU, occorre considerare che la loro tutela può richiedere una pronuncia sostanziale; tuttavia, se non sussiste interesse attuale, la via corretta è proporre ricorso solo per profili non esclusi dalla sopravvenuta soluzione favorevole.
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