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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9257/2022 del 18/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Di Fusco impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Venezia che aveva confermato la sua condanna per il reato di truffa (art. 640 c.p.) in danno di Bordin Nicola. Nel ricorso per Cassazione deduceva: 1) estinzione del reato per remissione di querela intervenuta prima dell'irrevocabilità della sentenza e accettata dal ricorrente; 2) violazione di legge e vizio di valutazione della prova ai sensi dell'art. 192 c.p.p., contestando la configurabilità della truffa; 3) vizio di motivazione sul giudizio di responsabilità.

La decisione

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: è stata prodotta documentazione attestante la remissione di querela della persona offesa (Bordin Enrico) del 04/05/2021 e l'accettazione da parte di Di Fusco; trattandosi di remissione intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione e tempestivamente documentata, ha effetto estintivo del reato. La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata perché il reato è estinto per remissione di querela e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 340 comma 4 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen. (truffa)

    Norma sostanziale alla base dell'imputazione; la Corte non ha approfondito la questione di merito sulla configurabilità del reato perché ha ritenuto estinto il reato per remissione di querela, rendendo superflua la valutazione del vizio di configurazione del reato.

  • art. 192 cod. proc. pen. (valutazione della prova)

    Richiamato dal ricorrente per contestare la valutazione della prova e la motivazione del giudice di merito; la Corte di legittimità non è entrata nel merito della valutazione probatoria dopo aver accertato l'estinzione del reato.

  • art. 340 comma 4 cod. proc. pen. (spese processuali in caso di estinzione del reato)

    Applicato per attribuire le spese processuali al querelato (imputato) in relazione all'annullamento della sentenza per estinzione del reato per remissione di querela.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U., n. 24246/2004; Sez. 5, n. 19675/2019)

    Sez. U, n. 24246 del 25/02/2004, Rv. 227681; Sez. 5, n. 19675 del 25/02/2019, Rv. 276138

    Costante orientamento secondo cui la remissione di querela intervenuta in pendenza del ricorso per cassazione e ritualmente accettata dall'imputato determina l'estinzione del reato e deve essere rilevata d'ufficio dal giudice di legittimità, purché il ricorso sia tempestivo.

Massime di principio

  • La remissione di querela, se intervenuta prima dell'irrevocabilità della sentenza e accettata dall'imputato, estingue il reato anche se la vicenda è pendente in Cassazione; il giudice di legittimità deve rilevarla e dichiararne l'effetto estintivo se il ricorso è stato tempestivamente proposto.
  • Quando l'estinzione del reato per remissione di querela è accertata, il giudice di Cassazione annulla la sentenza senza rinvio e non entra nel merito delle questioni di prova o di diritto sollevate in ricorso, salvo effetti diversi richiesti dalle parti.
  • La remissione di querela richiede l'accettazione dell'imputato; la prova documentale della remissione e della sua accettazione deve essere prodotta tempestivamente nel procedimento di Cassazione per avere efficacia.
  • La remissione di querela si distingue dalla prescrizione: la prima estingue il reato per volontà della persona offesa (con accettazione dell'imputato), la seconda per decorso del tempo; l'esito processuale e le conseguenze sulle spese possono differire.
  • In presenza di estinzione del reato per remissione di querela, le spese processuali possono essere regolate ai sensi dell'art. 340 c.p.p., con possibile condanna dell'imputato al pagamento delle spese nonostante l'annullamento della condanna penale.

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