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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19540/2024 del 16/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte di Appello di Bari che li ha condannati per il reato di ricettazione (art. 648 c.p.), con Arbore parzialmente assolto per una delle condotte contestate. Grosso deduce carenza e contraddittorietà della motivazione in ordine alla sua responsabilità penale, lamentando che la Corte avrebbe fatto affidamento solo sul ritrovamento della merce nel capannone di proprietà del padre e sul suo tentativo di fuga, senza motivare la disponibilità del capannone. Arbore propone più motivi: (1) vizio di motivazione sulla determinazione della pena e sul relativo calcolo dopo l'assoluzione parziale; (2) mancata riqualificazione nel reato tentato (art. 56 e 648 c.p.); (3) travisamento della prova e carenza probatoria sull'identificazione (riconoscimenti visivi/aurali, mancata trascrizione delle registrazioni e mancate indagini sull'intestatario di alcune utenze); (4) mancato riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. Sono depositati anche motivi nuovi e note conclusive dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e/o manifestamente infondati. In particolare: il motivo di Grosso è ritenuto fattuale e quindi inammissibile in Cassazione; i motivi di Arbore sono in parte non consentiti (petitum di riesame della congruità della pena, valutazione delle attenuanti) e in parte infondati (consumazione della ricettazione, identificazione e travisamento della prova). La Cassazione conferma la ricostruzione dei giudici di merito, ritenendo coerente e non manifestamente illogica la motivazione in ordine al coinvolgimento degli imputati. Conseguenze economiche: Grosso condannato al pagamento delle spese e, per inammissibilità con profili di colpa, ad una sanzione equitativa in favore della cassa delle ammende di euro 3.000; Arbore condannato al pagamento delle spese del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 648 cod. pen.

    Norma che disciplina il reato di ricettazione; la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie per il recupero/possesso della merce provento di rapina quando il Tir era stato ricevuto e si era proceduto al parziale scarico.

  • art. 56 cod. pen.

    Riferito in relazione alla distinzione tra tentativo e consumazione: la Corte ha ritenuto che il reato fosse già consumato alla luce del parziale scarico della merce e della presenza del mezzo nel capannone.

  • art. 81 cod. pen.

    Menziomento relativo all'istituto della continuazione: la Corte ha osservato che l'assenza di formale contestazione di continuazione non impedisce che le condotte siano considerate come distinte materialmente, quindi l'assoluzione per una non comporta automaticamente l'assoluzione per l'altra.

  • artt. 133 e 133-bis cod. pen.

    Norme sui criteri per la determinazione della pena; la Corte ribadisce la discrezionalità del giudice di merito nella graduazione della pena purché motivata in modo non illogico.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato rispetto alla presunta nullità per rideterminazione della pena: la Corte ha escluso la violazione, richiamando il potere discrezionale del giudice d'appello nel rideterminare la pena complessiva.

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto del travisamento della prova: la Corte sottolinea l'onere del ricorrente di allegare e produrre le fonti probatorie integrali (es. trascrizioni) se si deduce l'errore di valutazione.

  • art. 507 cod. proc. pen.

    Norma sull'accertamento fonico: la Corte osserva che l'assenza di riconoscimento della voce non è decisiva se esiste un riconoscimento visivo de visu e una coerente valutazione complessiva delle prove.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sulla condanna alle spese e sulle sanzioni in caso di ricorso inammissibile: applicata per imporre a Grosso il pagamento delle spese e della somma in favore della cassa delle ammende.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato tra le norme processuali la cui presunta violazione era dedotta; la Corte non ha ritenuto sussistente vizio procedurale meritevole di cassazione.

  • art. 530 cod. proc. pen.

    Riferimento al vizio di travisamento della prova: la Corte ricorda gli oneri di allegazione del ricorrente e la necessità di provare l'errore mediante documentazione completa.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina librettamente le valutazioni di fatto: i motivi fondati su rivalutazioni probatorie prive di profili di diritto sono inammissibili.
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito se adeguatamente motivata secondo i criteri degli artt. 133 e 133-bis c.p.; la Cassazione non sostituisce il giudizio di merito salvo manifesta illogicità.
  • L'assoluzione per una delle condotte non obbliga automaticamente all'assoluzione per una distinta altra condotta anche se simile: occorre accertare unità o serialità degli atti e la formale contestazione della continuazione.
  • Per la distinzione tra tentativo e consumazione rilevano gli elementi materiali presenti al momento dell'intervento; se c'è stato ricevimento e scarico parziale della merce, può ritenersi consumata la ricettazione.
  • Nelle impugnazioni che deducono travisamento della prova è obbligo del ricorrente produrre le fonti probatorie integrali (es. trascrizioni, registrazioni): mere estrapolazioni non sono sufficienti in Cassazione.
  • L'identificazione visiva operata dagli inquirenti può avere valore decisivo anche se mancano riscontri fonici; il giudice valuta il complesso probatorio nella sua unità.
  • La fuga o il tentativo di eludere le forze dell'ordine costituiscono un elemento indiziario rilevante ma non univoco: va valutato nel contesto di altri elementi (presenza nel luogo, mezzi tecnici trovati, partecipazione all'operazione di scarico).
  • Ricorsi in cui si invoca una diversa interpretazione dei fatti senza questioni di diritto apparenti sono spesso dichiarati inammissibili; valutare attentamente la conversione delle doglianze in questioni di diritto prima di proporre ricorso in Cassazione.

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