Cassazione Penale, Sentenza n. 5873/2024 del 09/02/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Bologna che confermava la condanna per usura aggravata e estorsione aggravata. Le censure principali riguardano: (i) carenze, contraddittorietà e generica motivazione in ordine alla sussistenza dell'usura (mancata indicazione degli importi erogati, delle date di riferimento, della durata dei prestiti e del tasso applicato); (ii) collegamento tra usura ed estorsione, con la tesi che l'insussistenza dell'una comporti l'insussistenza dell'altra; (iii) mancata e illogica motivazione circa la partecipazione e il ruolo dei singoli imputati; (iv) erronea applicazione e mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche nonché vizi nella determinazione del trattamento sanzionatorio e nell'applicazione delle norme sull'accumulazione e continuazione di reati.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché risultano meramente reiterativi delle questioni già dedotte e motivate in sede di appello. La Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse adeguata, puntuale e non contraddittoria, e che i ricorsi mirassero a un improponibile sindacato sulle valutazioni di merito. Sono stati condannati i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 ciascuno in favore della Cassa delle ammende per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, e alla rifusione in solido delle spese sostenute dalla parte civile.
Norme richiamate
art. 240-bis cod. pen.
citata nella sentenza di appello relativa alla confisca di un immobile
norma richiamata dalla Corte d'appello per la confisca di beni riconducibili all'attività delittuosa; la Cassazione non ha riformato tale statuizione nella decisione riportata, limitandosi a dichiarare inammissibili i ricorsi
art. 62-bis cod. pen.
richiamato con riferimento alla concessione delle circostanze attenuanti generiche
i ricorrenti contestavano la negazione delle attenuanti generiche; la Corte ha ritenuto che la questione fosse già esaminata e adeguatamente motivata dalla Corte d'appello, per cui la Cassazione non ha accolto la censura
art. 133 cod. pen.
richiamato con riferimento alla determinazione della pena
la contestazione riguardava l'erronea determinazione del trattamento sanzionatorio e l'applicazione delle regole sulla pena in continuazione; la Corte di appello ha motivato la scelta ed è stata ritenuta congrua dalla Cassazione, che ha dichiarato inammissibili i motivi reiterativi
Massime di principio
- La Suprema Corte non riesamina i meri apprezzamenti di fatto o la diversa valutazione della prova già compiuta dalla corte di merito: i ricorsi che ripropongono argomentazioni già affrontate e motivatamente rigettate in appello sono inammissibili.
- Per contestare efficacemente una motivazione sul punto di fatto (es. calcolo di interessi usurari, ammontare dei prestiti, durata), è necessario indicare specifici profili di mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà che riguardino aspetti essenziali e non una semplice richiesta di diversa valutazione probatoria.
- La deduzione di errori di diritto (es. applicazione di norme sulle attenuanti o sulla determinazione della pena) richiede dimostrare una concretamente errata interpretazione o applicazione della norma da parte del giudice di merito, non una mera divergenza di opinioni sulla valutazione delle circostanze.
- Quando si impugna una decisione su reati complessi come usura ed estorsione, è utile specificare con precisione le omissioni probatorie o i documenti ignorati dalla corte di merito; l'assenza di tale specificità espone la doglianza al rigetto per essere considerata reiterativa.
- Le sanzioni processuali (spese, ammende) possono essere irrogate quando il ricorso risulti manifestamente infondato o meramente reiterativo rispetto a questioni già esaminate e motivatamente decise in grado precedente.
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