Cassazione Penale, Sentenza n. 2110/2025 del 17/01/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la sentenza di appello che confermava la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale e bancarotta impropria da operazioni dolose (capo 1) e per reati tributari (capi 2, 4 e 5), contestati in qualità di amministratore unico della MA. SISTEM S.r.l. (società 'cartiera'). Il ricorrente deduce vizio di motivazione, travisamento o omissione di prove e mancanza dell'elemento soggettivo doloso: sostiene di essere un mero prestanome senza poteri gestori, indica altri (Giuseppe Giovanni De Luca e David Panareo) come amministratori di fatto, contesta che i prelievi di contanti costituiscano indice di fraudolosità, contesta l'utilizzabilità di dichiarazioni rese da terzi (es. Marco Barraco) assunte senza difensore e presenta argomentazioni nuove lamentate solo in cassazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi siano costruiti come rivalutazione delle prove e quindi inammissibili in sede di legittimità, oltre che generici e apodittici. La decisione ha confermato l'operato dei giudici di merito che avevano evidenziato concreti indici di gestione fraudolenta (prelievi di oltre 500.000 euro, ricariche di carte prepagate per oltre 800.000 euro, firme sui contratti di subappalto), e ha ritenuto irrilevanti le obiezioni sulle testimonianze perché non decisive. Per effetto della declaratoria d'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 216 legge fallimentare
Riferimento alle sanzioni accessorie rideterminate dalla Corte d'Appello; la norma è stata richiamata come titolo delle sanzioni accessorie modificate in appello
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per la declaratoria d'inammissibilità del ricorso e per la conseguente condanna alle spese processuali
Corte Cost. n.186/2000 (giurisprudenza)
Citate le indicazioni della Corte Costituzionale in tema di responsabilità e sanzioni per ricorsi manifestamente infondati o inammissibili, a fondamento dell'obbligo di versamento a favore della cassa delle ammende
Massime di principio
- La Corte di cassazione non ammette la rivalutazione del merito probatorio: i motivi che consistono nella ritraduzione o riesame critico delle prove sono inammissibili salvo manifesta illogicità della motivazione.
- La qualificazione del soggetto come mero 'prestanome' deve essere provata con elementi concreti; affermazioni generiche non scalfiscono le valutazioni motivate dei giudici di merito.
- Argomentazioni o censure formulate per la prima volta in cassazione, non sollevate in grado di merito, rischiano l'inammissibilità se configurano nuove deduzioni probatorie.
- Contestazioni sulla utilizzabilità di dichiarazioni testimoniali o sommarie richiedono di dimostrare la loro decisività o una violazione procedurale talmente grave da incidere sulla motivazione; altrimenti risultano irrilevanti.
- Indici quantitativi e documentali (prelievi consistenti, ricariche su carte, firme su contratti) rappresentano elementi tipici che possono far emergere il dolo gestionale nella bancarotta fraudolenta.
- Per ricorsi ritenuti infondati o costruiti su rivalutazioni, la cassazione può pronunciare condanne alle spese e irrogare sanzioni pecuniarie a favore della cassa delle ammende.
Testo integrale
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