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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9337/2024 del 05/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato la custodia in carcere disposta dopo il rinvenimento, all'interno dell'autovettura di cui era passeggero, di 2 kg di cocaina occultata in un doppiofondo sotto il sedile del conducente. Contesta (1) la carenza e l'illogicità della motivazione in ordine ai gravi indizi di colpevolezza, sostenendo che non sia stato provato il suo contributo materiale alla detenzione per spaccio, e che non sia stata adeguatamente valutata la corrispondenza di messaggi scambiati con il proprietario dell'auto (Saro Arena) che avrebbero dimostrato la sua mancata disponibilità a un incontro; (2) la violazione degli artt. 274 e 275 c.p.p. in relazione alle esigenze cautelari, ritenendo che il Tribunale non abbia motivato sufficientemente perché non fossero idonee misure meno afflittive (es. arresti domiciliari), e che si sia fatto leva sulla gravità del reato e su presunti collegamenti del ricorrente con contesti delinquenziali senza prove, nonché sull'inversione dell'onere della prova.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse motivato adeguatamente sia la sussistenza dei gravi indizi (stato di servizio, perquisizione, posizione nell'auto dotata di doppiofondo, messaggi inviati dal numero intestato al ricorrente al proprietario dell'auto al momento del fermo), sia l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione (quantitativo rilevante di cocaina, disponibilità a trasportarla anche fuori regione, predisposizione di un doppiofondo). La Corte ha richiamato il limite del sindacato di legittimità, che verifica la logicità della motivazione ma non ridetermina il valore probatorio degli elementi. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali; inoltre sono stati disposti gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p. Il Procuratore Generale aveva chiesto annullamento con rinvio limitatamente alle esigenze cautelari, ma la Cassazione non ha accolto tale richiesta.

Norme richiamate

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Norma di riferimento per le esigenze cautelari: il Tribunale ha valutato la sussistenza del pericolo di reiterazione e dell'opportunità della misura cautelare con riferimento a questo articolo, motivando perché misure meno afflittive non erano idonee.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Parametro per la valutazione del pericolo di reiterazione e delle concrete circostanze che ne giustificano l'attualità: la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia ancorato la misura a circostanze fattuali (quantitativo, doppiofondo, capacità di spostamento) che giustificano la custodia.

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Richiamato quale criterio strutturale di valutazione dell'ordinanza del riesame: la motivazione del tribunale del riesame deve conformarsi ai requisiti indicati per il controllo della legittimità del provvedimento cautelare.

  • art. 546 cod. proc. pen. (modello motivazionale richiamato)

    Il modello motivazionale previsto per le decisioni cautelari è richiamato come parametro: la motivazione deve esporre in modo organico e coerente le ragioni che giustificano la misura adottata.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Limite del sindacato della Cassazione: la Corte è giudice della motivazione e della legge, non del merito probatorio; non può reinterpretare i dati probatori se la motivazione di merito è logicamente congrua.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Disposizione procedurale richiamata per gli adempimenti finali a seguito della pronuncia; la Corte ha ordinato alla cancelleria di provvedere agli adempimenti previsti.

Massime di principio

  • Il giudice di cassazione controlla la logicità e la completezza della motivazione del giudice di merito, ma non ridetermina il valore probatorio degli elementi: se la motivazione è coerente e razionale, la decisione cautelare resta impregiudicata.
  • La mera qualità di passeggero non esclude automaticamente la responsabilità quando emerga un quadro indiziario coerente: elementi come la presenza in vettura con doppiofondo, il quantitativo di stupefacente e comunicazioni telefoniche possono far ritenere la consapevolezza e il contributo al trasporto.
  • Per giustificare la custodia in carcere è necessario motivare specificamente perché misure meno afflittive siano inidonee: il riferimento a quantitativi rilevanti, alla predisposizione di occultamenti e alla possibilità di spostamento fuori regione costituiscono argomenti idonei se adeguatamente motivati.
  • Lo stato di incensuratezza dell'indagato non esclude la possibilità di custodia cautelare quando sussistano concreti elementi che indicano il rischio di reiterazione o l'immediatezza del pericolo; i giudici possono considerare l'utilizzo di soggetti incensurati in contesti criminali come fattore di rischio.
  • Le difese che lamentano inversione dell'onere della prova devono dimostrare che il giudice ha effettivamente richiesto all'indagato di provare l'innocenza: la semplice valutazione dell'insufficienza degli argomenti difensivi non configura automaticamente inversione dell'onere.
  • In casi analoghi, la documentazione delle comunicazioni (sms, chat) e la loro contestualizzazione cronologica rispetto al fermo sono elementi decisivi per dimostrare la consapevolezza del possesso dello stupefacente.

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