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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10575/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia origina dall'impugnazione, da parte del Comune, della sentenza d'appello che aveva confermato la declaratoria di illegittimità dei contratti di somministrazione a termine intercorsi con una lavoratrice, ritenuti privi di una causale sufficientemente specifica, e aveva riconosciuto in favore della stessa un danno liquidato in sette mensilità. In cassazione il Comune articola due motivi: con il primo lamenta violazione e falsa applicazione della disciplina sulla somministrazione di lavoro e, sotto il profilo motivazionale, sostiene che la Corte d'appello avrebbe erroneamente valutato il materiale probatorio circa la sussistenza della ragione oggettiva giustificativa dei contratti; con il secondo denuncia la falsa applicazione della disciplina speciale richiamata, l'omessa applicazione degli artt. 2126 e 2043 c.c., la falsa applicazione dell'art. 36 d.lgs. 165/2001 e la violazione dell'art. 2697 c.c., contestando la regolazione risarcitoria conseguente all'illegittimità della somministrazione in ambito pubblico.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile perché, sotto l'apparente deduzione di violazione di legge, mirava in realtà a ottenere una diversa valutazione dei fatti e delle prove, preclusa in sede di legittimità; inoltre il vizio motivazionale era inammissibile per la doppia conforme. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: in caso di illegittima o abusiva successione di contratti di somministrazione a termine nella pubblica amministrazione non si determina la conversione del rapporto in tempo indeterminato, ma la sostituzione dell'amministrazione utilizzatrice nel rapporto a termine e il diritto del lavoratore al risarcimento del danno parametrato all'art. 32, comma 5, L. 183/2010, come danno presunto, a valenza sanzionatoria e determinabile tra minimo e massimo salvo prova di un maggior pregiudizio. La Corte ha quindi condannato il Comune alle spese del giudizio di legittimità e ha dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.

    La dedotta violazione di legge non può essere usata per sollecitare una nuova valutazione del fatto e delle prove.

  • art. 360, primo comma, n. 5 c.p.c.

    Il vizio motivazionale è inammissibile quando, in presenza di doppia conforme, il controllo di legittimità è precluso sul punto.

  • art. 115 c.p.c.

    La sua evocazione non consente di trasformare il ricorso in una contestazione della ricostruzione del materiale probatorio compiuta dal giudice di merito.

  • L. n. 276 del 2003

    La disciplina della somministrazione non è stata ritenuta violata nei termini prospettati dal ricorrente.

  • art. 36 d.lgs. n. 165 del 2001

    In caso di somministrazione illegittima nella P.A. è esclusa la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato.

  • art. 86, comma 9, d.lgs. n. 276 del 2003

    Concorre a escludere la conversione del rapporto, pur a fronte dell'illegittimità della somministrazione.

  • art. 32, comma 5, L. n. 183 del 2010

    Costituisce il parametro del risarcimento dovuto al lavoratore, qualificato come danno presunto e sanzionatorio, determinato tra minimo e massimo salvo prova del maggior pregiudizio.

  • art. 2126 c.c.

    La sua applicazione è stata esclusa come necessaria per negare il diritto risarcitorio già riconosciuto secondo la disciplina speciale e generale richiamata dalla Corte.

  • art. 2043 c.c.

    La Corte non ha accolto la tesi del ricorrente volta a escludere la tutela risarcitoria; il danno è comunque riconosciuto nei limiti della disciplina speciale richiamata.

  • art. 2697 c.c.

    La deduzione della violazione dell'onere della prova non è stata accolta, poiché il danno è configurato come presunto, salvo prova del maggior pregiudizio.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è ammissibile, sotto il paradigma della violazione di legge, chiedere una rivalutazione del materiale probatorio e dei fatti accertati dal giudice di merito.
  • Il vizio di motivazione non è deducibile quando la censura è preclusa dalla doppia conforme tra primo e secondo grado.
  • Nell'illegittima successione di contratti di somministrazione di lavoro a termine nella pubblica amministrazione non opera la conversione del rapporto a tempo indeterminato, ma il lavoratore ha diritto a un risarcimento del danno secondo il parametro legale previsto per il lavoro a termine, con funzione anche sanzionatoria e natura presunta.
  • Il risarcimento dovuto per l'abusiva reiterazione della somministrazione è liquidabile entro una forbice minima e massima, restando salva la prova di un danno ulteriore e maggiore.
  • La regola speciale in materia di lavoro a termine nelle amministrazioni pubbliche esclude la stabilizzazione del rapporto, ma non priva il lavoratore di tutela risarcitoria per l'illegittima utilizzazione di contratti flessibili.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineAppalto e somministrazione
RamiLavoro
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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