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Sentenza

Sentenza n. 8626/2026 - Roma, Sezione 5Q

per la dichiarazione di illegittimità del silenzio serbato dalla Pubblica Amministrazione sulla domanda di visto per l’ingresso in Italia presentata in favore dell’odierno ricorrente ai sensi del D.P.C.M. 21 dicembre 2021 per la determinazione dei flussi programmati per l'ingresso in Italia - id domanda P-MN/L/Q/2023/104373;

Giustizia amministrativa202601452

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio serbato sulla domanda di visto d'ingresso per lavoro subordinato presentata nell'ambito dei flussi programmati

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per ottenere la dichiarazione di illegittimità del silenzio formatosi sull'istanza volta all'attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, presentata ai sensi del D.P.C.M. 21 dicembre 2021 e identificata con il numero di domanda indicato in epigrafe. Nel corso del giudizio, a seguito della presentazione del ricorso, l'Ambasciata d'Italia in Islamabad ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto, attivando così il procedimento amministrativo.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, rilevando che l'avvenuta attivazione del procedimento per il rilascio del visto ha fatto venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere. La decisione è stata adottata ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in considerazione dell'enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge per la conclusione del procedimento.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione; il ricorrente lo ha utilizzato per ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di attivare il procedimento relativo al visto.

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse; l'attivazione del procedimento amministrativo ha eliminato l'interesse a una pronuncia contro il silenzio.

  • art. 60 c.p.a.

    La sentenza è stata pronunciata in forma semplificata, all'esito della camera di consiglio e previa audizione delle parti.

  • D.P.C.M. 21 dicembre 2021

    È richiamato quale disciplina dei flussi programmati per l'ingresso in Italia nell'ambito dei quali è stata presentata la domanda di visto.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la sopravvenuta attivazione del procedimento amministrativo da parte dell'amministrazione fa venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponga di procedere e determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
  • La mera attivazione del procedimento per il rilascio di un visto d'ingresso non equivale al rilascio del visto né alla definizione favorevole dell'istanza; essa è tuttavia sufficiente a rendere improcedibile l'azione contro il silenzio limitata all'obbligo di procedere.
  • La compensazione delle spese può essere disposta quando il giudice ravvisi giusti motivi, anche in relazione all'elevato numero di richieste gravanti sulla sede diplomatica e alla complessità dell'iter amministrativo previsto per la conclusione del procedimento.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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