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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33208/2025 del 08/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Balivo contestava la condanna per truffa aggravata ex art. 640, secondo comma, cod. pen., sostenendo che: 1) l'amministrazione giudiziaria non può essere considerata come "Stato" e quindi l'aggravante non è applicabile (va trattato come truffa semplice); 2) la sentenza non avrebbe adeguatamente valutato la prova (contraddittorietà e insufficienza delle dichiarazioni testimoniali e mancanza di riscontri documentali sul pagamento dei canoni); 3) in assenza di truffa ai danni dello Stato sarebbe necessaria querela e quindi sarebbe venuta meno la condizione di procedibilità; 4) la Corte d'appello avrebbe errato nel negare le attenuanti (art. 62 n.4 e 62-bis), ritenendo il danno lieve e valutando la personalità del ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che: 1) l'amministrazione giudiziaria nominata ai sensi del d.lgs. n.159/2011 sia un'articolazione dello Stato e che l'incasso dei canoni dovuti all'amministratore costituisca un danno allo Stato, integrando la truffa aggravata ex art. 640, comma 2; 2) le doglianze sulla valutazione delle prove erano in realtà richieste di riconsiderazione del merito probatorio, attività non ammessa in sede di legittimità; la motivazione della Corte d'appello è stata ritenuta logica, coerente e fondata sulla convergenza delle dichiarazioni testimoniali e sugli elementi raccolti; 3) non è necessaria querela trattandosi di truffa ai danni dello Stato procedibile d'ufficio; 4) il diniego delle attenuanti è stato motivato in ragione della durata e dell'entità dell'illecito e della personalità del ricorrente, per cui non sono emersi vizi della motivazione. Il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen. (secondo comma)

    art. 640, secondo comma, cod. pen.

    La Corte ha ritenuto applicabile l'aggravante della truffa ai danni dello Stato quando il profitto illecito deriva dall'incasso di canoni che avrebbero dovuto essere versati all'amministrazione giudiziaria, considerata articolazione dello Stato.

  • d.lgs. n.159/2011 (art. 34, commi 3 e 5)

    art. 34, comma 3 e comma 5, d.lgs. n. 159 del 2011

    L'art. 34 è stato interpretato per affermare che l'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale gestisce i beni "in sostituzione" del proposto, esercitando le facoltà sui beni e avendo obbligo di rendicontazione al P.M.; ciò lo qualifica come articolazione tecnica dell'Autorità giudiziaria riconducibile allo Stato.

  • artt. 610, comma 5 e 611, comma 1-bis e ss. cod. proc. pen.

    artt. 610, comma 5 e 611, comma 1-bis e ss. cod. proc. pen.

    Richiamati per spiegare che il procedimento in Cassazione si è celebrato con contraddittorio scritto in assenza di richiesta di trattazione orale, ai sensi delle norme processuali citate.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    articolo 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per disporre la condanna alle spese del procedimento per la parte privata che propone il ricorso rigettato.

  • art. 62 n. 4) cod. pen. e art. 62-bis cod. pen.

    art. 62 n.4) cod. pen.; art. 62-bis cod. pen.

    Le norme sulle attenuanti sono state applicate dal giudice di merito; la Cassazione ha ritenuto corretta la motivazione che ha escluso l'attenuante della particolare tenuità del danno e le attenuanti generiche, in relazione a durata, entità e alla pervicacia della condotta.

  • art. 120 cod. pen. (richiamato dalla parte)

    Citato dal ricorrente nell'impugnazione relativa alla condizione di procedibilità; la Corte non ha ritenuto rilevante la questione poiché ha qualificato il fatto come truffa ai danni dello Stato procedibile d'ufficio.

Massime di principio

  • L'amministrazione giudiziaria nominata per beni sottoposti a misure di prevenzione è considerata un'articolazione dello Stato: sottrarre o incassare indebitamente somme destinate a tale amministrazione integra, in genere, truffa ai danni dello Stato.
  • Quando il fatto è qualificato come truffa ai danni dello Stato la procedibilità è d'ufficio: non è richiesta querela della persona offesa.
  • In Cassazione non è possibile riformare il giudizio di merito limitandosi a chiedere una diversa valutazione delle prove; il sindacato è circoscritto alla verifica della logica e della coerenza della motivazione rispetto alle fonti di prova.
  • Per il riconoscimento dell'attenuante della particolare tenuità del danno la valutazione tiene conto non solo dell'importo, ma anche della durata della condotta e del complessivo pregiudizio: somme modeste, se percepite ripetutamente e per periodo prolungato, possono escludere la tenuità.
  • La mera contraddittorietà apparente di dichiarazioni testimonali non è sufficiente a escluderne la credibilità se il giudice di merito dà una spiegazione plausibile delle divergenze e trova convergenza probatoria complessiva.
  • Le doglianze processuali circa la mancata produzione di documenti vanno valutate in concreto: pagamenti in contanti possono giustificare l'assenza di riscontri documentali quando le dichiarazioni testimoniali siano credibili e convergenti.
  • Chi impugna in Cassazione deve indicare specificamente eventuali travisamenti delle fonti di prova o vizi logici nella motivazione; argomentazioni generiche o richieste di rivalutazione del merito sono inammissibili.

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