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Cassazione Penale, Ordinanza n. 15619/2025 del 18/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che aveva accolto il concordato tra le parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. in relazione al reato di lesione personale grave aggravato dall'uso di arma. Con il primo motivo deduceva violazione di legge e vizio di motivazione sulla conferma della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ex art. 29 c.p. Con il secondo motivo sollevava questione di legittimità costituzionale dell'art. 29 c.p. nella parte in cui prevede in misura fissa di cinque anni la durata della pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici. La Corte ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché nuovo e perché incompatibile con la modalità definitoria prescelta; il secondo motivo è stato dichiarato irrilevante, poiché nel processo non risultava ritualmente proposta alcuna doglianza sulla misura della pena accessoria, e comunque manifestamente infondato, in quanto la disciplina dell'art. 29 c.p. prevede un sistema graduato che collega la durata della pena accessoria alla pena principale inflitta, senza automatismi irragionevoli, lasciando al giudice una valutazione in concreto della gravità del fatto e del trattamento sanzionatorio.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende. La decisione di merito sulla responsabilità per lesione personale grave aggravata resta ferma; il giudizio di legittimità si è chiuso con una pronuncia di inammissibilità dovuta all'inammissibilità del primo motivo e alla irrilevanza/manifesta infondatezza del secondo.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    Richiamato come base del concordato in appello tra le parti, modalità definitoria della sentenza impugnata.

  • art. 29 c.p.

    Norma sulla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici; la Corte ne afferma la non irragionevolezza perché inserita in un meccanismo graduato, senza automatismi, e collegata alla pena principale inflitta.

  • art. 606 c.p.p.

    Richiamato implicitamente per la deduzione di violazione di legge e vizio di motivazione, ma non espressamente menzionato nel testo.

  • art. 616 c.p.p.

    Base normativa della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma alla Cassa delle ammende, pur non essendo esplicitamente citato nel brano.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità sono inammissibili le censure che introducano questioni nuove rispetto al thema decidendum formatosi nei gradi di merito o incompatibili con la modalità definitoria prescelta dalle parti.
  • La questione di legittimità costituzionale è irrilevante quando la doglianza sulla norma non sia stata ritualmente proposta nel processo e non incida sulla decisione da adottare.
  • La disciplina della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ex art. 29 c.p. non è irragionevole se si inserisce in un sistema graduato che collega la durata della sanzione alla gravità del fatto e alla pena principale, escludendo automatismi rigidi e valorizzando la discrezionalità giudiziale.
  • La previsione di una durata predeterminata della pena accessoria non viola di per sé il principio di personalizzazione del trattamento sanzionatorio quando la misura sia ancorata a soglie di pena e consenta una valutazione concreta della gravità del reato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniPena e commisurazione
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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