Sentenza n. 1070/2026 - Catania, Sezione 2
per l'ottemperanza della sentenza n. 486\25 emessa il 6 febbraio 2025 dal TAR Catania a definizione del giudizio iscritto al n. 1700\21 Reg. Ric., notificata il 15 settembre 2025, passata in giudicato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Mancata esecuzione della sentenza del TAR Sicilia, Catania, n. 486/2025, recante l’obbligo di porre fine all’occupazione illegittima dei terreni mediante restituzione previa rimessione in pristino oppure acquisizione sanante ex art. 42-bis d.P.R. 327/2001
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha chiesto l’ottemperanza della sentenza n. 486/2025, passata in giudicato e notificata al Comune il 15 settembre 2025. La sentenza aveva accertato l’obbligo dell’amministrazione di porre fine all’illecito permanente derivante dall’occupazione d’urgenza e dalla successiva trasformazione irreversibile di terreni privati, disponendo che il Comune scegliesse, entro 120 giorni, tra la restituzione dei terreni previa riduzione in pristino, con risarcimento del danno da occupazione illegittima, e l’emanazione di un decreto di acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, con corresponsione dell’indennizzo e del risarcimento dovuti. Decorso inutilmente il termine senza alcun provvedimento comunale, il ricorrente ha dedotto la violazione dell’art. 112, comma 2, n. 1, c.p.a. per totale inerzia dell’ente e ha chiesto l’ordine di esecuzione, nonché la nomina di un commissario ad acta in caso di ulteriore inadempimento.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha riconosciuto la propria giurisdizione, trattandosi di giudizio di ottemperanza relativo all’attuazione di una sentenza passata in giudicato del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 112 c.p.a. Ha ritenuto sussistenti i presupposti di ammissibilità, poiché il titolo azionato era una sentenza di merito irrevocabile, contenente uno specifico obbligo conformativo a carico del Comune. Dalla documentazione risultava in modo incontrovertibile che il Comune, pur avendo ricevuto la notificazione della sentenza, aveva lasciato decorrere inutilmente il termine di 120 giorni senza adottare alcun provvedimento. Il Tribunale ha quindi ordinato al Comune di dare esecuzione alla sentenza entro 90 giorni dalla comunicazione amministrativa della decisione, ovvero dalla sua notificazione se anteriore. Per l’eventuale ulteriore inerzia, ha nominato quale commissario ad acta il Segretario Generale del Comune di Capo d’Orlando, con facoltà di delega a un funzionario qualificato, assegnandogli un ulteriore termine di 90 giorni. Il Comune è stato inoltre condannato alle spese di lite, liquidate in € 1.000,00 oltre accessori se dovuti, nonché al rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 112 c.p.a.
Il giudice amministrativo conosce dell’azione diretta a ottenere l’attuazione delle proprie sentenze passate in giudicato; l’azione è ammissibile quando il titolo giudiziale contiene un obbligo conformativo rimasto ineseguito.
art. 112, comma 2, n. 1, c.p.a.
La totale inerzia dell’amministrazione rispetto a una sentenza amministrativa passata in giudicato legittima la proposizione del giudizio di ottemperanza.
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
In alternativa alla restituzione del bene previa riduzione in pristino, l’amministrazione può porre fine all’occupazione illegittima mediante l’adozione di un decreto di acquisizione sanante, con corresponsione dell’indennizzo e del risarcimento secondo i parametri previsti dalla disposizione.
Massime di principio
- Il giudizio di ottemperanza è ammissibile quando una sentenza amministrativa passata in giudicato impone all’amministrazione uno specifico obbligo conformativo e l’amministrazione non vi adempie entro il termine assegnato.
- La notificazione della sentenza e il decorso infruttuoso del termine fissato dal giudice, in assenza di impugnazione e di atti esecutivi dell’amministrazione, dimostrano l’inadempimento rilevante ai fini dell’ottemperanza.
- In presenza di un illecito permanente derivante dall’occupazione illegittima di un bene privato, l’amministrazione deve conformarsi al giudicato scegliendo tra la restituzione del bene, previa riduzione in pristino e risarcimento del danno, e l’acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42-bis d.P.R. 327/2001, con corresponsione delle somme dovute.
- Nel giudizio di ottemperanza, il giudice può assegnare all’amministrazione un nuovo termine per adempiere e nominare preventivamente un commissario ad acta, incaricato di provvedere in via sostitutiva in caso di ulteriore inerzia.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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