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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16501/2024 del 19/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha correttamente escluso il vincolo di continuazione tra la partecipazione ad associazione mafiosa (416-bis) e l'omicidio Bennici, perché il delitto era una reazione sopravvenuta e non programmata ab origine dall'associazione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto la declaratoria di continuazione tra varie pronunce irrevocabili (tra cui più sentenze per reati di associazione mafiosa e reati-fine) sostenendo che l'omicidio di Roberto Bennici (23/10/1990) rientrasse nel medesimo disegno criminoso collegato alla sua adesione a 'Cosa Nostra' e pertanto dovesse essere unificato ai sensi dell'art. 81, comma 2 c.p.. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso la continuazione ritenendo che l'omicidio fosse una reazione estemporanea e non prevedibile ab origine dell'associazione (mancanza di "aggancio deliberativo").

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2, cod. pen.

    La continuazione richiede una previsione unitaria e specifica del reato ab origine; non possono essere unificati, ai fini della continuazione, reati-fine che derivano da decisioni sopravvenute, estemporanee o non prevedibili al momento dell'associazione. La mera strumentalità del reato rispetto all'associazione non è sufficiente a integrare la continuazione.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Disciplina l'associazione di tipo mafioso. La partecipazione all'associazione non implica automaticamente che tutti i reati posti in essere nel contesto associativo siano da considerare parte di un disegno criminoso unico ai fini della continuazione, se mancano gli elementi di previsione unitaria ab origine.

  • art. 74 d.P.R. n. 309/1990

    Norma relativa ai reati di stupefacenti richiamata tra le pronunce oggetto di verifica. Non incide sul principio secondo cui la continuità richiede programmazione originaria del reato-fine.

Massime di principio

  • Per riconoscere la continuazione tra un reato associativo e reati-fine occorre che i reati-fine siano prevedibili e facessero parte di un medesimo progetto criminoso sin dall'origine dell'associazione; la strumentalità non basta.
  • Omicidi o altri reati decisi in momenti successivi come reazioni a fatti sopravvenuti (vendette, ritorsioni) sono generalmente esclusi dalla continuazione se mancava una pianificazione originaria.
  • Chi invoca la continuazione ha l'onere di fornire elementi probatori specifici e autosufficienti per dimostrare l'unitarietà progettuale ab origine; mere ricostruzioni alternative o generici travisamenti in fatto non sono sufficienti in cassazione.
  • Il giudice di merito ha ampio margine di valutazione nella ricostruzione del legame tra associazione e reati-fine; la Corte di legittimità verifica principalmente la correttezza dell'interpretazione giuridica e la sussistenza di motivazione.
  • In sede di impugnazione è necessario contestare puntualmente la motivazione e gli accertamenti di fatto, rispettando il canone di autosufficienza delle deduzioni; altrimenti il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile.

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