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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9039/2023 del 02/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il pubblico ministero impugnava la sentenza del Tribunale di Roma del 16/02/2022 che, dopo aver rifiutato la modifica della contestazione richiesta dal P.M. (in relazione al sopravvenuto fallimento della società con conseguente qualificazione dei fatti come bancarotta), aveva comunque dichiarato che non si doveva procedere per prescrizione sui reati originari. Il ricorso lamentava l'abnormità dell'ordinanza che negava la modifica dell'imputazione e la nullità della sentenza determinata dall'omessa pronuncia sul capo di imputazione così come modificato dal P.M.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto ammissibile il gravame qualificandolo come ricorso per saltum e lo ha accolto nel merito: ha affermato che il giudice del dibattimento non può negare al pubblico ministero, nell'ipotesi di "fatto diverso" o reato connesso emergente in dibattimento, la facoltà di modificare la imputazione ai sensi degli artt. 516 e 517 c.p.p., dovendo invece provvedere sul nuovo capo di imputazione. Essendo il Tribunale di Roma incorso in tale errore (non ammissione della modifica relativa alla bancarotta e decisione sulla imputazione originaria), la sentenza è stata annullata e gli atti sono stati rinviati alla Corte d'Appello di Roma perché giudichi sull'imputazione così come modificata dal P.M. nell'udienza del 2 luglio 2021 (art. 569 c.4 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 516 cod. proc. pen.

    "Se nel corso dell'istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice superiore, il pubblico ministero modifica l'imputazione e procede alla relativa contestazione"

    Il giudice del dibattimento non ha poteri discrezionali di sindacato preventivo: se emerge un "fatto diverso" il P.M. può modificare l'imputazione e il giudice deve provvedere sul nuovo capo di imputazione

  • art. 517 cod. proc. pen.

    "contesta all'imputato" il reato connesso o la circostanza aggravante emersa dagli atti del dibattimento

    La contestazione del reato connesso è potere esclusivo del P.M.; il giudice non può negare l'efficacia dell'iniziativa del P.M. nè richiedere consenso dell'imputato quando si tratta di reato connesso

  • art. 518 cod. proc. pen.

    Differenzia la contestazione di un "fatto nuovo", per la quale il presidente può autorizzare, dalla contestazione di fatto diverso o reato connesso, per le quali non è richiesta autorizzazione

  • art. 586 cod. proc. pen.

    "quando non è diversamente stabilito dalla legge, l'impugnazione contro le ordinanze emesse... nel corso del dibattimento può essere proposta, a pena di inammissibilità, soltanto con l'impugnazione contro la sentenza. L'impugnazione è tuttavia ammissibile anche se la sentenza è impugnata soltanto per connessione con l'ordinanza"

    Principio per cui le ordinanze emesse in dibattimento sono normalmente impugnabili solo con l'impugnazione della sentenza; ciò giustifica la qualificazione dell'impugnazione del P.M. come ricorso per saltum

  • art. 568 comma quinto cod. proc. pen.

    L'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla denominazione data dalla parte; la qualificazione sostanziale si fa sul petitum e sulle ragioni di impugnazione (favor impugnationis)

  • art. 569 comma quarto cod. proc. pen.

    Disposizione richiamata per stabilire che, in caso di annullamento della sentenza per omessa ammissione della modifica dell'imputazione, gli atti vanno trasmessi alla Corte d'Appello per il giudizio sull'imputazione modificata

  • art. 604 cod. proc. pen.

    "dichiara la nullità della sentenza appellata e dispone la trasmissione degli atti al giudice di primo grado, quando vi è stata condanna per un fatto diverso"

    Norma che regola casi tassativi di annullamento con restituzione al giudice di primo grado; qui la Corte distingue i casi nei quali opera l'art. 604 da quelli che richiedono la trasmissione alla Corte d'Appello (art. 569 c.4)

  • art. 112 Cost.

    Richiamato quale principio che tutela l'obbligatorietà dell'azione penale e l'esclusività del ruolo del P.M. nell'esercizio dell'azione

Massime di principio

  • Quando in dibattimento emerge un "fatto diverso" o un reato connesso, il potere di modificare l'imputazione spetta al pubblico ministero e il giudice non può esercitare un sindacato preventivo per negare la modifica; il giudice deve provvedere sul capo di imputazione così come modificato
  • Se il giudice rifiuta la modifica ma poi giudica e decide sulla imputazione originaria, l'organo dell'accusa può proporre i mezzi ordinari di impugnazione (appello o ricorso per cassazione contro la sentenza); la Corte può tuttavia qualificare l'impugnazione come ricorso per saltum se ne sussistono i presupposti
  • Se il giudice, invece, restituisce gli atti al pubblico ministero inibendo l'esercizio dell'azione penale (regressione alla fase delle indagini), tale provvedimento può integrare un atto abnorme ed essere immediatamente impugnabile in Cassazione
  • La distinzione tra "fatto diverso" (art. 516) e "fatto nuovo" (art. 518) è cruciale: per il fatto diverso non è richiesto consenso dell'imputato né autorizzazione del presidente; per il fatto nuovo il presidente può autorizzare la contestazione
  • Se la sentenza di primo grado è annullata per omessa ammissione della modifica dell'imputazione, gli atti vanno trasmessi alla Corte d'Appello per decidere sulla imputazione modificata (rimessione ex art. 569 c.4), non automaticamente al giudice di primo grado
  • Nel valutare l'ammissibilità dell'impugnazione, prevale il principio del "favor impugnationis": conta il contenuto e le ragioni dell'impugnazione più che la denominazione data dalla parte

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