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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14471/2026 del 21/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) censura sulla configurabilità del pactum sceleris e sulla consumazione del reato di corruzione (artt. 319-321 cod. pen.), sostenendo che la promessa era astratta, irrealizzabile e al più avrebbe potuto costituire tentativo; 2) vizio di motivazione nella valutazione della prova testimoniale, con specifico richiamo alle presunte contraddizioni del coimputato Scafidi circa le modalità di consegna del biglietto contenente le istruzioni per il pagamento (IBAN); 3) censura per mancato riconoscimento della circostanza attenuante speciale di cui all'art. 323-bis cod. pen. (collaborazione), nonché mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sulla recidiva reiterata.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna del ricorrente a sette anni di reclusione per corruzione (artt. 319-321 cod. pen.). Sul primo motivo la Corte ha richiamato il consolidato principio di diritto secondo cui il reato di corruzione si perfeziona anche con la sola accettazione della promessa; i giudici di merito hanno dato motivazione completa e non viziata circa la serietà dell'accordo corruttivo, avvalorata dal sequestro del biglietto con l'IBAN nella disponibilità di Caiolo, dalle intercettazioni che lo collegavano a traffici di cellulari e dalla condotta precedente del coimputato Scafidi. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto irrilevanti le discrasie nelle dichiarazioni di Scafidi, poiché rettificate e superate dal dato oggettivo del rinvenimento del biglietto e dalle deposizioni che ne confermavano la disponibilità da parte di Caiolo. Sul terzo motivo la Corte ha escluso l'applicabilità dell'art. 323-bis per mancanza di spontaneità e completezza della collaborazione (il contributo iniziale non è stato confermato in dibattimento) e ha ritenuto inammissibile la richiesta di giudizio di prevalenza delle circostanze generiche presentata per la prima volta in cassazione; inoltre la recidiva reiterata ostava ad un giudizio di prevalenza. Per l'inammissibilità è stato disposto il pagamento delle spese e il versamento in favore della Cassa delle ammende di euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • artt. 319-321 cod. pen.

    Il reato di corruzione si configura sia con la dazione/recezione dell'utilità sia con l'accettazione della promessa: è sufficiente l'accordo di massima sulla ricompensa per ritenere il reato consumato, anche se la prestazione o il pagamento non sono stati materialmente eseguiti

  • art. 323-bis cod. pen.

    La speciale circostanza attenuante richiede una collaborazione spontanea, completa ed efficace volta ad evitare conseguenze ulteriori, assicurare prove, individuare altri responsabili o al sequestro delle utilità; in assenza di tali presupposti la circostanza non è riconoscibile

  • art. 69, quarto comma, cod. pen.

    La recidiva reiterata può ostare al riconoscimento del giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sul fatto aggravante della recidiva stessa

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere, in caso di inammissibilità del ricorso, del pagamento delle spese del procedimento e, se ricorrono determinati presupposti, il versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma equitativamente fissata (nella fattispecie euro 3.000)

  • Giurisprudenza: Sez. Un., n. 15208 del 25/02/2010

    "Il delitto di corruzione si perfeziona alternativamente con l'accettazione della promessa ovvero con la dazione-ricezione dell'utilità, e tuttavia, ove alla promessa faccia seguito la dazione-ricezione, è solo in tale ultimo momento che, approfondendosi l'offesa tipica, il reato viene a consumazione"

    Principio richiamato dalla Corte per chiarire che l'accettazione della promessa è di per sé idonea a integrare il reato di corruzione; la consumazione può avvenire già con l'accordo di massima sulla ricompensa

Massime di principio

  • La corruzione si considera consumata anche con la semplice accettazione della promessa di una utilità: in casi simili è sufficiente dimostrare l'accordo di massima sulla ricompensa per la configurazione del reato
  • Elemento materiale come il rinvenimento di istruzioni di pagamento (es. biglietto con IBAN) nella disponibilità dell'imputato rafforza la prova della serietà dell'accordo corruttivo e può superare contraddizioni testimoniali
  • Contraddizioni marginali nella deposizione di un teste non sono necessariamente decisive se vengono rettificate e se esistono elementi oggettivi che confermano la ricostruzione dei fatti
  • La circostanza attenuante speciale di collaborazione ai sensi dell'art. 323-bis richiede spontaneità e completezza: contributi non spontanei o non confermati in dibattimento non sono sufficiente per ottenere lo sconto
  • Richieste di valutazioni favorevoli non avanzate in primo grado o in appello possono risultare improcedibili se sollevate per la prima volta in cassazione
  • La presenza di recidiva reiterata può impedire che le circostanze attenuanti generiche prevalgano e incidere significativamente sul tenore delle pene applicabili

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