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Sentenza

Sentenza n. 486/2026 - Brescia, Sezione 2

per l'annullamento - della determinazione del dirigente dello Sportello Unico per le Imprese e i Cittadini - UO Edilizia e Territorio prot. n. PG 12364/25 di data 13 febbraio 2025, con la quale è stata respinta la richiesta di avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo espropriativo sul terreno catastalmente censito al foglio 44, mappali n. 76 e 208, in corrispondenza dell’area occupata dalla stazione radio base di Inwit spa (codice sito I142MN Angeli), nonché per la costituzione delle servitù di accesso all’impianto e di cavidotto, ai sensi degli art. 51 e 53 del Dlgs. 1 agosto 2003 n. 259 e dell’art. 44 del DPR 8 giugno 2001 n. 327; - del Regolamento per l’installazione degli impianti di telefonia mobile e tecnologie assimilabili, approvato con deliberazione consiliare n. 37 di data 3 luglio 2024, e in particolare della mappa delle localizzazioni;

Giustizia amministrativa202500470

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego comunale di avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo espropriativo e la costituzione delle servitù necessarie a una stazione radio base, nonché regolamento comunale sulle localizzazioni degli impianti di telefonia mobile

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La ricorrente, titolare di una stazione radio base autorizzata e realizzata su un terreno detenuto in forza di un contratto di locazione successivamente disdettato dal proprietario, ha chiesto al Comune di avviare il procedimento per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dell’area occupata dall’impianto e per la costituzione delle servitù di accesso e di cavidotto. La richiesta era stata preceduta da un tentativo di accordo bonario non concluso. Il Comune ha respinto l’istanza ritenendo che, una volta perduta la disponibilità del terreno, l’impianto dovesse essere ricollocato in uno dei siti indicati nella mappa allegata al regolamento comunale e che l’espropriazione fosse praticabile soltanto dimostrando l’unicità dell’attuale localizzazione ai fini della copertura di rete. La ricorrente ha dedotto il travisamento del riparto di competenze tra autorità espropriante, beneficiario dell’espropriazione e Comune quale autorità competente all’apposizione del vincolo, nonché l’illegittimità dell’imposizione dell’onere di dimostrare l’impossibilità di individuare un sito alternativo tra quelli indicati nella mappa comunale.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. Dopo l’ordinanza cautelare, che aveva imposto al Comune di riesaminare l’istanza, l’amministrazione ha avviato il procedimento di variante al Piano dei Servizi e al Piano delle Regole del PGT, finalizzato a modificare la destinazione urbanistica delle aree interessate e ad apporvi il vincolo espropriativo; ha inoltre avviato gli adempimenti relativi alla verifica di assoggettabilità alla VAS e comunicato al proprietario l’avvio del procedimento espropriativo. Tali attività hanno dimostrato un mutamento dell’approccio amministrativo e hanno sostanzialmente soddisfatto l’interesse della ricorrente, che nel giudizio contro il blocco procedimentale non poteva ottenere di più. Le eventuali contestazioni sugli sviluppi futuri della procedura, inclusi eventuali atti di autotutela o nuove ragioni ostative, sono state ritenute non attuali e non esaminabili in questa sede. In via incidentale, il giudice ha richiamato le valutazioni già svolte in sede cautelare: la normativa favorisce il completamento e l’ammodernamento delle reti; il potere espropriativo può riguardare anche impianti già realizzati e le servitù necessarie; il Comune non può subordinare l’avvio della procedura alla prova dell’impossibilità di localizzazioni alternative né utilizzare la mappa comunale come vincolo localizzativo generalizzato. Le spese sono state compensate per la peculiarità della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 35 comma 1-c c.p.a.

    Consente la definizione del giudizio quando viene meno l’interesse alla decisione, in particolare per sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 85 comma 9 c.p.a.

    Richiamato quale base processuale per la decisione adottata.

  • art. 43 comma 4 d.lgs. 259/2003

    Le reti di comunicazione elettronica sono assimilate alle opere di urbanizzazione primaria, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori.

  • art. 44 comma 1-bis d.lgs. 259/2003

    Il potere espropriativo può essere esercitato anche per impianti già realizzati su immobili detenuti in base ad accordi privatistici.

  • art. 51 comma 3 d.lgs. 259/2003

    Attribuisce agli operatori la possibilità di acquisire mediante espropriazione le aree destinate agli impianti, previa apposizione del vincolo da parte dell’autorità competente.

  • art. 52 comma 5 d.lgs. 259/2003

    Consente l’espropriazione o la costituzione delle servitù necessarie per l’accesso alle infrastrutture.

  • art. 53 comma 3 d.lgs. 259/2003

    Estende il potere espropriativo alla costituzione delle servitù di cavidotto.

  • art. 8 comma 6 l. 36/2001

    Consente ai Comuni di adottare regolamenti per il corretto insediamento degli impianti, senza modificare la procedura autorizzatoria nazionale né introdurre divieti generalizzati di localizzazione.

  • art. 2 comma 1-sss d.lgs. 259/2003

    La rete esistente beneficia dei principi di disponibilità e integrità, rilevanti nel bilanciamento con interessi pubblici riduttivi della copertura.

  • art. 11 comma 1-a d.P.R. 327/2001

    Prevede la comunicazione di avvio del procedimento per l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio.

Massime di principio

  • Il ricorso contro il diniego di avvio di un procedimento diviene improcedibile quando, nelle more del giudizio, l’amministrazione avvia concretamente il procedimento richiesto e pone in essere gli adempimenti necessari a perseguirne la conclusione, così soddisfacendo sostanzialmente l’interesse azionato; eventuali contestazioni su sviluppi futuri e non attuali devono essere proposte contro gli atti effettivamente adottati.
  • La normativa sulle comunicazioni elettroniche consente l’espropriazione delle aree e la costituzione delle servitù necessarie anche per impianti già realizzati su fondi detenuti in base a rapporti privatistici, dopo il fallimento del tentativo di componimento bonario.
  • Il Comune competente all’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio non può subordinare l’avvio della procedura alla dimostrazione, da parte dell’operatore, dell’impossibilità di collocare l’impianto in uno dei siti indicati da una mappa comunale, quando tale requisito non è previsto dalla disciplina legislativa.
  • I regolamenti comunali adottati per il corretto insediamento degli impianti di comunicazione elettronica non possono trasformare una mappa di localizzazioni in un vincolo localizzativo generale né introdurre limitazioni equivalenti a un divieto generalizzato; la localizzazione tecnica funzionale alla copertura della rete resta rimessa agli operatori, salva la tutela dei siti sensibili nei limiti previsti dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieTelecomunicazioni e impianti radioPiani regolatori e variantiVincoli urbanisticiEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiEnergia, infrastrutture e comunicazioniUrbanistica e governo del territorioProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interessePrincipio di legalità e tipicitàDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEfficacia ed esecutorietà

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