Sentenza n. 15906/2026 - Roma, Sezione 1
per l’accertamento - dell'occupazione abusiva da parte del Comune di Monterotondo delle aree di proprietà dei ricorrenti site nel territorio del suddetto Comune catastalmente distinte al foglio 26, p.lle 1611, 1613 e 1633 e per la conseguente condanna del Comune di Monterotondo alla restituzione, previa riduzione in pri-stino con rimozione di tutte le opere e gli interventi eseguiti, delle aree di proprietà dei ricorrenti site nel territorio del suddetto Comune, di-stinte al foglio 26, p.lle 1611, 1613 e 1633, con riserva di agire per la de-terminazione e la condanna al pagamento dell'indennizzo dovuto per l'occupazione abusiva e al risarcimento dei danni (patrimoniali e non) conseguenti alla privazione del possesso e della proprietà dell'area in questione dalla data della materiale occupazione fino alla sua restituzione.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Occupazione senza titolo delle aree catastalmente individuate al foglio 26, particelle 1611, 1613 e 1633, in seguito all'approvazione del Piano di Zona n. 3, e mancata conclusione del procedimento espropriativo
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno dedotto che, dopo l'approvazione del Piano di Zona n. 3 in località via dello Stadio e l'occupazione d'urgenza con trasformazione dei terreni, il Comune aveva omesso di concludere il procedimento espropriativo relativo ai terreni del loro dante causa. Dopo avere acquisito documentazione il 10 marzo 2022, il 7 aprile 2023 hanno chiesto la restituzione delle aree previa riduzione in pristino, oppure l'adozione di un provvedimento di acquisizione sanante. In giudizio hanno chiesto l'accertamento dell'occupazione abusiva e la condanna alla restituzione, con riserva di agire per indennizzo e risarcimento dei danni. Hanno sostenuto che la deliberazione comunale di acquisizione sanante, adottata il 21 dicembre 2023 e comunicata il 6 novembre 2025, fosse soltanto astrattamente satisfattiva perché l'indennità non era stata ancora materialmente corrisposta, e hanno chiesto la condanna del Comune per soccombenza virtuale.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse. In corso di giudizio il Comune ha adottato, con deliberazione n. 86 del 21 dicembre 2023, il provvedimento di acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis d.P.R. 327/2001, non impugnato dai ricorrenti. Tale acquisizione rendeva inutile proseguire un giudizio diretto a ottenere restituzione dei terreni e ristoro dei danni, utilità incompatibili con l'acquisizione sanante e con l'accettazione dell'indennità proposta, accompagnata dalla rinuncia a ogni diritto di azione o pretesa inerente all'acquisizione delle aree. La mancata materiale corresponsione dell'indennità non ha condotto a una diversa statuizione. Le spese sono state compensate, considerato che i ricorrenti erano stati informati dell'avvio del procedimento già nel settembre 2023, con trasmissione della stima dell'indennizzo e invito a presentare osservazioni.
Norme richiamate
art. 42-bis d.P.R. 327/2001
La P.A. ha adottato in corso di giudizio, infatti, il provvedimento ex art. 42bis del D.P.R. n. 327/2001, non impugnato, il quale rende del tutto inutile la coltivazione del ricorso, siccome volto al conseguimento di un’utilità – la restituzione dei terreni e il ristoro dei danni – del tutto incompatibile con la sopravvenuta acquisizione sanante da parte del Comune e, inoltre, in stridente contrasto con l’accettazione dell’indennità ivi stabilita da parte degli odierni ricorrenti e con la rinuncia “a ogni diritto di azione e/o pretesa inerente l’acquisizione delle aree in oggetto”.
L'adozione in corso di giudizio di un provvedimento di acquisizione sanante non impugnato fa venir meno l'interesse a proseguire una domanda di restituzione e ristoro incompatibile con l'acquisizione, in particolare quando i proprietari abbiano accettato l'indennità e rinunciato alle pretese relative alle aree.
Massime di principio
- L'adozione, durante il giudizio, di un provvedimento di acquisizione sanante non impugnato determina la sopravvenuta carenza di interesse alla domanda di restituzione del bene e di ristoro dei danni quando tali utilità risultino incompatibili con l'acquisizione e il proprietario abbia accettato l'indennità proposta rinunciando alle pretese inerenti al bene.
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