Cassazione Penale, Sentenza n. 42834/2024 del 22/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Salerno che l'aveva ritenuta responsabile del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare una cosca. Denunciava: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per non avere la Corte sollecitato la difesa a formulare richiesta di applicazione delle sanzioni sostitutive della pena detentiva ai sensi dell'art. 545-bis c.p.p.; 2) violazione di legge e vizio di motivazione nel bilanciamento tra circostanze eterogenee, sostenendo che le circostanze attenuanti generiche avrebbero dovuto prevalere sulle aggravanti invece che risultare equivalenti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi manifestamente infondati. Sul primo motivo ha richiamato il principio secondo cui l'onere di chiedere il subprocedimento per le sanzioni sostitutive ai sensi dell'art. 545-bis c.p.p. spetta all'imputato e deve essere formulato nell'atto di appello o nelle memorie/conclusioni; nel caso di specie la ricorrente non aveva formulato alcuna richiesta né era presente difensore all'udienza di trattazione orale convocata. Sul secondo motivo ha ritenuto corretta la valutazione di merito della Corte d'appello che, avendo esaminato gli elementi richiesti dall'art. 133 c.p., ha motivato la scelta di ritenere equivalenti le circostanze attenuanti e aggravanti, dando rilievo alla gravità dei fatti. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
art. 545-bis cod. proc. pen.
L'applicazione del subprocedimento per la conversione della pena detentiva in sanzioni sostitutive è subordinata a espressa richiesta dell'imputato in appello (atto di appello, motivi nuovi/aggiunti, conclusioni scritte o memoria di replica). In mancata richiesta, il giudice non è tenuto ad 'invocare' d'ufficio tale subprocedimento.
art. 133 cod. pen.
Nel bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti il giudice di merito ha discrezionalità, purché dimostri di aver considerato gli elementi previsti dalla norma e gli altri dati significativi; la scelta della equivalenza è legittima se adeguatamente motivata in relazione alla gravità dei fatti.
Massime di principio
- In sede di impugnazione spetta all'imputato chiedere espressamente l'attivazione del subprocedimento per le sanzioni sostitutive (art. 545-bis c.p.p.); il giudice non è obbligato a procedere d'ufficio se tale richiesta non è formulata.
- La mancata partecipazione del difensore all'udienza di trattazione orale e l'assenza di istanze scritte indeboliscono la possibilità di ottenere rilievi favorevoli in sede di appello; le eccezioni non formulate tempestivamente possono essere considerate inammissibili.
- Nel bilanciamento delle circostanze eterogenee il giudice di appello può ritenere le circostanze equivalenti rispetto alle aggravanti se fornisce motivazione che considera gli elementi dell'art. 133 c.p. e la gravità del fatto; contestare la valutazione richiede contestare la motivazione specifica e non la mera discrezionalità.
- Un ricorso che solleva motivi manifestamente infondati può essere dichiarato inammissibile e comportare condanne alle spese e somme alla Cassa delle Ammende; pertanto è importante articolare motivi nuovi e documentati già nell'atto di appello o nelle memorie.
Testo integrale
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