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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14389/2023 del 05/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per furto (monoaggravato) sostenendo la violazione del principio del ne bis in idem ex art. 649 c.p.p., poiché per il medesimo fatto era già intervenuta una sentenza del GIP del Tribunale di Bari n. 1199/2012 del 12/11/2012, divenuta irrevocabile, che aveva riconosciuto la sua responsabilità pur senza infliggere pena.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, constatando che alcune parti del processo precedente riguardano lo stesso fatto storico. Non essendo possibile accertare immediatamente la violazione del ne bis in idem ai sensi dell'art. 129, comma 2 c.p.p., la Corte ha comunque verificato la decorrenza del termine di prescrizione. Ha ritenuto che il termine massimo di prescrizione fosse pari a 13 anni e 4 mesi tenendo conto del calcolo della pena rilevante secondo l'art. 157 c.p. e del criterio di contemperamento dell'art. 63, comma 4 c.p.; ha inoltre computato 64 giorni di sospensione per rinvio per legittimo impedimento dell'udienza dell'11/11/2013. Poiché il reato si era estinto per prescrizione (decorso del termine al 7/10/2021), la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamata come riferimento al principio del ne bis in idem: il ricorrente deduce che lo stesso fatto era già stato giudicato con sentenza definita.

  • art. 99, comma quarto, cod. pen.

    Norma sulla recidiva richiamata nella sentenza di merito che aveva aggravato la posizione dell'imputato; la Cassazione la menziona come fatto processuale ma non ne modifica l'applicazione.

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Previsione che consente al giudice di pronunciare una decisione immediata se la violazione del ne bis in idem è manifesta; la Corte ha ritenuto che non fosse immediatamente constatabile tale violazione e quindi non ha pronunciato ai sensi di questa norma.

  • art. 157 cod. pen.

    Usata per determinare la pena base utile al calcolo del termine di prescrizione; la Corte ha considerato la pena rilevante ai fini della prescrizione secondo i criteri di tale norma.

  • art. 63, comma quarto, cod. pen.

    Applicato il criterio di contemperamento previsto da questa norma per determinare la pena rilevante (e dunque il termine massimo di prescrizione) quando concorrono circostanze che impongono una modifica della pena base.

Massime di principio

  • Se lo stesso fatto è già stato oggetto di una sentenza definitiva, può configurarsi il ne bis in idem: va esaminato se le fattispecie sono sostanzialmente identiche e se la precedente pronuncia ha efficacia estintiva.
  • Quando la sussistenza del ne bis in idem non è immediatamente evidente, il giudice di legittimità può comunque verificare la decorrenza della prescrizione; se il reato è prescritto la sentenza va annullata senza rinvio.
  • Il termine di prescrizione dipende dalla pena edittale effettiva: occorre calcolare la pena rilevante anche tenendo conto del criterio di contemperamento dell'art. 63 c.p., che può aumentare o modulare la pena e quindi il termine di prescrizione.
  • Le sospensioni del procedimento (es. per legittimo impedimento, rinvii) vanno computate nel calcolo dei termini di prescrizione e possono determinare l'intervenuta estinzione del reato.
  • Se il precedente giudizio ha riconosciuto la responsabilità dell'imputato anche senza infliggere pena, tale decisione può comunque incidere sulla possibilità di un successivo giudizio per lo stesso fatto; va valutata l'efficacia estintiva o preclusiva della pronuncia anteriora.

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