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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31216/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Mearelli impugna l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di revoca dell'ordine di demolizione di un immobile ritenuto abusivo. Sostiene di aver acquistato l'immobile in buona fede nell'ambito di procedura esecutiva, senza che dal fascicolo risultasse l'abuso, e deduce che il CTU non aveva rilevato pratiche e che lui aveva presentato una SCIA in sanatoria con presunta approvazione (19/11/2020). Inoltre censura la mancata verifica da parte del giudice dell'esecuzione della legittimità della sanatoria, sostenendo che le difformità erano soltanto interne e che la SCIA attesterebbe la conformità urbanistica.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto irrilevante la buona fede dell'acquirente rispetto all'ordine di demolizione, in quanto l'opera abusiva continua a recare pregiudizio all'ambiente; ha inoltre osservato che non risulta prodotto alcun provvedimento amministrativo valido ed efficace che abbia regolarizzato le opere contestate e che il ricorrente non ha allegato documentazione comprovante la sanatoria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla sanzione pecuniaria di euro 3.000. La decisione è stata pronunciata con motivazione semplificata richiamando principi consolidati.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Richiamato per escludere l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e giustificare la condanna del ricorrente alle spese e alla sanzione pecuniaria

  • Decreto del Primo Presidente n. 84 dell'8 giugno 2016

    Base normativa/organizzativa per l'applicazione della motivazione semplificata quando la Corte si limita ad applicare principi già reiterati

  • normativa urbanistica/edilizia e principi di giurisprudenza penale in materia edilizia

    Richiamata in senso generale: la sanatoria o il permesso in sanatoria devono risultare da un provvedimento amministrativo valido ed efficace per incidere sull'ordine di demolizione; la giurisprudenza consolidata afferma l'irrilevanza della buona fede del terzo acquirente rispetto all'esecuzione dell'ordine demolitorio

Massime di principio

  • La buona fede dell'acquirente non è sufficiente a impedire l'esecuzione di un ordine di demolizione di opere abusive: l'interesse ambientale/urbanistico prevale e l'acquirente può eventualmente rivalersi civilmente contro il dante causa.
  • La prova della regolarizzazione amministrativa (sanatoria) grava sull'interessato e deve emergere da un provvedimento amministrativo valido ed efficace; mere affermazioni o depositi non documentati non vincono l'ordine demolitorio.
  • Il giudice dell'esecuzione deve esaminare la domanda di revoca dell'ordine demolitorio, ma può rigettarla in mancanza di documentazione probatoria della regolarizzazione.
  • In sede di legittimità un ricorso privo di documenti o con allegazioni contraddette dal provvedimento impugnato è inammissibile e può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria.
  • Quando la Corte si basa su principi consolidati e precedenti, può adottare motivazione semplificata; in casi analoghi è importante richiamare e documentare provvedimenti amministrativi efficaci per ottenere revoche o sospensioni.

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