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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1156/2022 del 13/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto che ha confermato la confisca preventiva dell'unita' immobiliare sita a Castelvetrano (C.da Fontanelle Marcite) cointestata ai figli, deducendo due motivi principali: (1) violazione degli artt. 4 e 18 d.lgs. n. 159/2011: la Corte avrebbe erroneamente ritenuto la pericolosita' qualificata del proposto Cimarosa Lorenzo gia' dagli anni '90 e quindi giustificata la confisca per i beni acquistati nel periodo 2007-2011; i ricorrenti richiamano la derubricazione, in un processo successivo, del reato di associazione di tipo mafioso in associazione per delinquere e la collaborazione del proposto che avrebbe indicato risorse lecite per la costruzione. (2) violazione degli artt. 2-bis, 2-ter e 3-ter della legge n. 575/1965 e norme del d.lgs. 159/2011: la Corte avrebbe valutato in modo apparente la sproporzione tra investimenti e disponibilita' lecite, non considerando adeguatamente la consulenza tecnica di parte e la documentazione (44 fatture, DDT, rimesse, uso di materiali di rimanenze e lavori in economia) che giustificherebbero una riduzione dei costi e la restituzione dell'immobile agli aventi diritto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la censura: la pericolosita' qualificata di Cimarosa Lorenzo e' stata adeguatamente motivata dai giudici di merito sulla base di sentenze di condanna e delle dichiarazioni rese dallo stesso, individuando correttamente il periodo di operativita' (anni '90 fino al 2013) e applicando il principio secondo cui la pericolosita' qualificata puo' estendersi all'intero percorso esistenziale salvo individuazione diversa. Sul secondo motivo ha affermato che le doglianze si risolvono in contestazioni di merito sulla valutazione delle prove tecniche e contabili; nel giudizio di legittimita' nei procedimenti di prevenzione e' ammessa la censura solo per violazione di legge e non il sindacato di merito. Non emerge che i giudici abbiano omesso di confrontarsi con un elemento decisivo che avrebbe potuto capovolgere il giudizio. Conseguentemente i ricorsi sono inammissibili e i ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e di Euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 4

    Principio sulla natura e i presupposti della misura di prevenzione patrimoniale; usato per delimitare l'ambito temporale della pericolosita' sociale e come parametro per la confisca

  • d.lgs. n. 159 del 2011, art. 18

    Norma richiamata nella censura relativa alla pericolosita' qualificata; la Corte ha ritenuto che l'applicazione sia stata corretta in relazione al periodo temporale individuato

  • legge n. 575 del 1965, artt. 2-bis, 2-ter e 3-ter

    Norme storiche in tema di misure di prevenzione personali e patrimoniali: i ricorrenti le citano per contestare la valutazione della sproporzione tra investimenti e disponibilita' lecite; la Corte evidenzia che le relative questioni si risolvono in valutazioni di fatto non sindacabili in cassazione

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 4

    Richiamata per il principio che limita il ricorso per cassazione nei procedimenti di prevenzione alle sole violazioni di legge; il vizio di motivazione appare quando manca il confronto con elementi potenzialmente decisivi

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiama i limiti formali dell'impugnativa (richiamato in relazione all'enunciazione dei motivi d'appello)

  • art. 10 e art. 27 d.lgs. n. 159/2011

    Richiamati dalla Corte per spiegare che nel rito di prevenzione il sindacato di legittimita' e' limitato e che talune deduzioni attinenti al travisamento delle prove non sono ammissibili in cassazione

Massime di principio

  • Nei procedimenti di prevenzione patrimoniale il ricorso per cassazione e' ammesso principalmente per violazioni di legge: i giudizi di merito sulla valutazione delle prove e delle consulenze tecniche sono, di regola, irrilevanti in sede di legittimita'.
  • La pericolosita' qualificata puo' essere valutata come idonea a coprire un ampio arco temporale (anche l'intero percorso esistenziale), ma il giudice deve comunque motivare il periodo considerato e, se necessario, individuare un momento iniziale e finale.
  • Le dichiarazioni del proposto rese in collaborazione con la giustizia e le sentenze di condanna costituiscono elementi validi per l'accertamento della pericolosita': la loro valutazione rimane di merito salvo omissione totale da parte del giudice.
  • Le contestazioni tecnico-contabili (es. importo dei lavori, fatture, lavori in economia, rimanenze materiali) sono questioni di fatto; perche' diventino motivo utile in cassazione il ricorrente deve dimostrare che il giudice di merito ha omesso del tutto di confrontarsi con un elemento potenzialmente decisivo.
  • Se si intende ottenere la cassazione di una misura di prevenzione, e' piu' efficace puntare su vizi formali o di motivazione tali da configurare una violazione di legge (mancata considerazione di elementi decisivi), piuttosto che su un semplice dissenso sulla valutazione delle prove.
  • Nel preparare la difesa in casi simili e' fondamentale documentare con chiarezza e precisione le fonti lecite delle disponibilita' economiche e dimostrare che tali elementi non sono stati considerati o sono stati ignorati dal giudice in modo assoluto.

Testo integrale

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