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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33393/2022 del 09/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catania che aveva rigettato l'appello cautelare avverso l'ordinanza del GIP del 20/10/2021. Il ricorrente chiedeva la modifica della misura cautelare ("obbligo di dimora") applicata in relazione ai reati di cui agli artt. 512-bis e 648-bis c.p., deducendo l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'assenza delle esigenze cautelari. Contestava la presunta illogicità della motivazione del Tribunale che, secondo la difesa, non avrebbe considerato elementi nuovi e avrebbe dato eccessivo peso a controlli di polizia datati e a relazioni di frequentazione con altri soggetti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e aspecificità. Ha ritenuto che il giudice di merito non è tenuto a rispondere a ogni singola osservazione difensiva e che il ricorso si limitava a una diversa valutazione di merito degli elementi già esaminati, senza contestare le ragioni essenziali del provvedimento impugnato (in particolare l'esistenza di un "giudicato cautelare" e la mancanza di novità). Per tali ragioni la Cassazione ha accolto la tesi del Pubblico Ministero e dichiarato inammissibile il ricorso. Ai sensi dell'art. 616 c.p.p. il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende, per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020

    art. 23, comma 8 d.l. n. 137/2020

    Richiamata come riferimento procedurale per la trattazione; contestualizza la modalità di discussione adottata dal Collegio ma non incide sul merito della decisione.

  • art. 591, comma 1, lett. c) c.p.p.

    art. 591 comma 1 lett. c)

    Norma citata per motivare l'inammissibilità per aspecificità: il ricorso deve essere correlato alle ragioni della decisione impugnata e non può eludere il confronto con le argomentazioni essenziali del giudice di merito.

  • art. 616 c.p.p.

    Consente la condanna alle spese processuali e l'addebito alla Cassa delle ammende in caso di ricorso inammissibile con profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • art. 512-bis c.p.

    Indica uno dei reati per i quali era applicata la misura cautelare; la sentenza non entra nel merito della colpevolezza ma valuta la correttezza procedurale del riesame delle esigenze cautelari.

  • art. 648-bis c.p.

    Indica l'altro reato contestato e collegato alla misura cautelare; rilevante solo come contesto fattuale non decisivo per la Cassazione, che ha valutato l'ammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La Corte di cassazione mostra rigidità sull'ammissibilità dei ricorsi avverso misure cautelari: non sono ammessi ricorsi che si limitano a una diversa valutazione di merito degli elementi già esaminati dal giudice di merito.
  • Per ottenere accesso alla valutazione di legittimità su misure cautelari è necessario denunciare violazioni specifiche di norme proces­suali o la manifesta illogicità della motivazione, non semplicemente ribadire argomentazioni alternative sui fatti.
  • Il giudice di merito non è obbligato a rispondere a ogni singola osservazione difensiva; è sufficiente che indichi gli elementi essenziali su cui si fonda la decisione in modo logicamente coerente.
  • Se la decisione impugnata si fonda sull'esistenza di un giudicato cautelare o sulla mancanza di novità rispetto a valutazioni precedenti, il ricorrente deve esplicitamente confrontarsi con questo punto per evitare il vizio di aspecificità.
  • Ricorsi ritenuti manifestamente infondati o privi di specificità possono essere sanzionati con condanna alle spese e con pagamento alla Cassa delle ammende; quindi è importante valutare la fondatezza e la specificità delle censure prima di proporre il ricorso.

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