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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15055/2026 del 27/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del 23/04/2025 che aveva rigettato la richiesta di revoca dell'ingiunzione a demolire (n. 222/2006) relativa a un immobile abusivo. Denunciava violazione del principio di proporzionalità richiamando la giurisprudenza CEDU (art. 8 CEDU) e lamentava violazioni dell'art. 36 d.P.R. 380/2001 e della legge 326/1993, nonché carenza di motivazione. Sosteneva che il manufatto era l'unica dimora di diversi nuclei familiari, che era trascorso molto tempo, che la sanzione demolitoria era sproporzionata rispetto alle condizioni economiche del nucleo (rateizzazione di oneri già pagati), e che al piano secondo viveva un giovane con seria patologia. Aveva inoltre prodotto istanze di sanatoria e di accertamento di conformità e impugnato il diniego comunale davanti al TAR.

La decisione

Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato la giurisprudenza nazionale e convenzionale sul principio di proporzionalità, precisando che tale principio non può neutralizzare la funzione ripristinatoria dell'ordine di demolizione quando l'opera è abusiva e la corte irreversibilmente ha già condannato. Ha ritenuto che i fatti ed i documenti prodotti dal ricorrente fossero generici e insufficienti: dall'ISEE non emergeva indigenza, non vi erano certificazioni mediche che dimostrassero l'impossibilità assoluta di un cambio di abitazione, l'istanza di sanatoria era stata rigettata, l'abuso non risultava sanabile con procedura ordinaria e anche l'istanza di accertamento di conformità era stata respinta. Inoltre il tempo trascorso rafforzava il carattere abusivo dell'opera, specie se dovuto all'inerzia dell'interessato. Per queste ragioni l'istanza non ha soddisfatto i requisiti richiesti per paralizzare o sospendere l'esecuzione. Il Tribunale ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende (ai sensi dell'art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 36 d.P.R. 380/2001

    Invocato dal ricorrente come parametro di diritto urbanistico; il Tribunale non ne ha riconosciuto rilievo risolutivo in assenza di concreta e precisa allegazione di elementi che dimostrassero la sussistenza delle condizioni per revocare/sospendere l'ordine di demolizione.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Richiamato dal Collegio per spiegare il criterio di valutazione del giudice dell'esecuzione: allorché sia proposta istanza di sanatoria successiva al passaggio in giudicato, il giudice deve esaminare il prevedibile risultato e la durata necessaria dell'iter amministrativo, potendo sospendere l'esecuzione solo se la procedura appare destinata a un rapido esaurimento con esito produttivo.

  • art. 8 CEDU

    Riferimento alla giurisprudenza CEDU sul rispetto della vita privata e familiare e del domicilio; il Tribunale riconosce l'applicabilità del principio di proporzionalità, ma ne delimita l'incidenza in modo da non consentire che il diritto all'abitazione legittimi l'illegittimità edilizia o paralizzi l'efficacia ripristinatoria dell'ordine di demolizione.

  • articoli 6 e 7 CEDU

    Richiamati dal ricorrente nella censura generale; il Collegio fa proprie le tutele procedurali della CEDU (v. giurisprudenza), ma osserva che il rispetto di tali garanzie non inficia la legittimità dell'ordine di demolizione quando sussistono condanne definitive e l'esecuzione è iniziata.

  • legge 326/1993

    Invocata dal ricorrente quale possibile base normativa per il suo rilievo; dal testo non emerge che il Collegio abbia ritenuto che la norma comportasse effetti favorevoli al ricorrente in assenza di specifiche e fondate allegazioni.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato dal Tribunale in relazione alle conseguenze della dichiarazione di inammissibilità: ha imposto al ricorrente l'onere delle spese del procedimento e il versamento di una somma alla Cassa delle ammende, fissata equitativamente in euro 3.000,00.

  • sentenza Corte costituzionale 13/06/2000 n. 186

    Richiamata dal Collegio per valutare l'eventuale responsabilità del ricorrente nella determinazione della causa di inammissibilità; rilevato che non vi sono elementi di colpevolezza nella fattispecie, ciò nondimeno è stata applicata la sanzione pecuniaria prevista dall'art. 616 c.p.p.

Massime di principio

  • Il principio di proporzionalità CEDU si applica alle demolizioni per reati edilizi ma non può essere usato per eludere la funzione ripristinatoria dell'ordine di demolizione quando l'opera è abusiva e la condanna è passata in giudicato.
  • Per ottenere revoca o sospensione dell'ordine di demolizione l'interessato deve allegare e documentare in modo preciso e rigoroso elementi che giustifichino la sospensione (es. indigenza provata, impossibilità assoluta di trasferimento, esito favorevole e rapido di una istanza di sanatoria). Allegazioni generiche o mancanza di documentazione medica/economica sono inammissibili.
  • Il tempo trascorso dall'accertamento dell'abuso, soprattutto se dovuto all'inerzia del medesimo autore, rafforza il carattere abusivo dell'intervento e ostacola la richiesta di sospensione basata sul principio di proporzionalità.
  • Se si propone una istanza amministrativa di sanatoria dopo il passaggio in giudicato, il giudice dell'esecuzione valuta sia il prevedibile esito dell'istanza sia i tempi necessari: la sospensione dell'esecuzione è possibile solo se la procedura appare a rapida conclusione e con esito concretamente possibile.
  • Condizioni personali come povertà, età avanzata o patologie possono essere rilevanti ma non sono di per sé risolutive; vanno valutate congiuntamente alla consapevolezza dell'illegalità al momento dell'edificazione e alla diligenza dimostrata nel cercare soluzioni alternative o nella regolarizzazione.
  • In situazioni analoghe è essenziale produrre documentazione completa (ISEE, certificazioni mediche dettagliate, atti amministrativi, prove di tempestive istanze di sanatoria o di azioni per reperire soluzioni abitative) per evitare che il ricorso sia dichiarato inammissibile.

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