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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46501/2022 del 07/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente, titolare del 25% delle quote della società Impregen S.r.l., ha impugnato l'ordinanza che ha confermato la confisca di tre immobili formalmente intestati alla società, lamentando: omessa citazione nel procedimento di prevenzione in qualità di terzo interessato; violazione degli artt. 20, 23, 24 e 41 del D.Lgs. n.159/2011; mancata considerazione degli elementi prodotti nell'incidente di esecuzione (tra cui pagamenti delle rate di mutuo dalla società) e violazione dei diritti di difesa e delle garanzie costituzionali e convenzionali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ritenuto che la mancata citazione del Giuffrida nel procedimento di prevenzione non abbia leso la sua tutela, atteso che al terzo è stato consentito di proporre l'incidente di esecuzione (strumento idoneo ad ottenere la revoca ex tunc del provvedimento ablatorio) e gli è stata garantita la revisione in doppio grado. Quanto al merito, la Corte ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale di prevenzione che, sulla base di un ricco apparato probatorio, ha dimostrato la riconducibilità degli immobili alla disponibilità sostanziale del proposto Francesco Pesce e l'uso personale da parte della sua famiglia, nonché l'impossibilità della società di sostenere i costi degli immobili con risorse lecite. Pertanto la confisca degli immobili è stata confermata; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D. Lgs. n. 159/2011, art. 20

    Disciplina dell'estensione del sequestro/confisca societaria; principio applicato per estendere la misura al patrimonio aziendale quando l'impresa ha operato in cointeressenza con il proposto

  • D. Lgs. n. 159/2011, art. 24 (comma 1-bis menzionato)

    Previsione sul vincolo esteso alle partecipazioni sociali; la Corte conferma l'interpretazione secondo cui la confisca delle partecipazioni può estendersi de facto ai beni aziendali

  • D. Lgs. n. 159/2011, art. 23

    Richiamato dal ricorrente in relazione al diritto di partecipazione e garanzie processuali del terzo; la Corte ha ritenuto adeguata la tutela attraverso l'incidente di esecuzione

  • D. Lgs. n. 159/2011, art. 41

    Disciplina dell'amministratore giudiziario; il ricorrente richiamava i poteri dell'amministratore per giustificare pagamenti e gestione, ma la Corte ha ritenuto che ciò non scalfisca le risultanze probatorie dell'origine illecita dei beni

  • Legge 31/05/1965, n. 575, art. 2-ter

    Norma originaria sulle misure di prevenzione patrimoniali; richiamata nella giurisprudenza citata per motivare l'estensione della confisca al patrimonio aziendale

  • Costituzione, art. 111

    Richiamato dal ricorrente in tema di giusto processo; la Corte ha ritenuto che le garanzie siano state rispettate tramite l'accesso all'incidente di esecuzione e ai mezzi di impugnazione

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, artt. 6 e 7

    Richiamati in relazione al fair trial e al divieto di sanzioni per fatti altrui; la Corte ha ritenuto infondate le doglianze atteso l'assetto processuale e probatorio

  • Codice di procedura penale, art. 667, comma 4

    Richiamato come modulo procedimentale per la revisione dell'incidente di esecuzione in doppio grado

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma invocata per l'imputazione delle spese processuali al ricorrente, in caso di rigetto

Massime di principio

  • La mancata citazione di un terzo proprietario nel procedimento di prevenzione non preclude la sua tutela: il terzo può chiedere l'incidente di esecuzione per ottenere la revoca ex tunc della confisca.
  • La qualità di socio, soprattutto se minoritario, non conferisce automaticamente una legittimazione piena ad impugnare la confisca dei beni societari; il socio deve dimostrare di aver effettivamente esercitato i diritti societari o di aver gestito autonomamente l'ente per dimostrare la separazione dall'illecito del proposto.
  • La confisca delle partecipazioni sociali può estendersi, per effetto giurisprudenziale, all'intero patrimonio aziendale quando si accerti che l'impresa ha operato stabilmente avvalendosi o in cointeressenza con il proposto e che i beni aziendali sono funzionali al programma illecito.
  • Il semplice versamento di somme da parte della società (es. pagamento di rate di mutuo) non è di per sé sufficiente a dimostrare la lecita provenienza delle risorse o a escludere la riconducibilità degli immobili al proposto; è necessario fornire elementi idonei a identificare beni di origine lecita.
  • Quando la confisca riguarda partecipazioni non totalitarie, è importante che il provvedimento indichi specificamente i beni aziendali oggetto del vincolo; tuttavia, se il compendio probatorio dimostra l'uso personale o la disponibilità da parte del proposto, la misura può essere confermata anche sui singoli beni.
  • Per tutelarsi in situazioni analoghe, il terzo interessato dovrebbe conservare e produrre documentazione probante l'origine lecita dei fondi, dimostrare l'effettivo esercizio dei diritti di socio (assemblee, voti, atti amministrativi) e agire tempestivamente con l'incidente di esecuzione qualora non sia stato citato nel procedimento principale.
  • La strategia difensiva deve mirare a scindere le posizioni patrimoniali del socio da quelle del proposto dimostrando autonomia gestionale e fonti lecite dei patrimoni contestati; in mancanza di elementi forti il giudice tende a favorire l'ampia estensione della misura quando il quadro probatorio mostra disponibilità effettiva da parte del proposto.

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