Cassazione Civile, Ordinanza n. 20884/2023 del 18/07/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente (attrice)
La controversia
La lite riguarda un immobile sito in Roma. La ricorrente aveva convenuto la proprietaria formale chiedendo dichiararsi l'intervenuta usucapione del bene, deducendo di averlo utilizzato come residenza familiare dal 1982. La convenuta aveva contestato l'usucapione, sostenendo che la disponibilità anticipata dell'immobile era avvenuta in forza di un preliminare di vendita del 20 settembre 1982, con conseguente mera detenzione e non possesso utile ad usucapionem. Un interveniente volontario aveva negato l'usucapione e proposto domanda riconvenzionale ex art. 2932 c.c. per il trasferimento della proprietà della quota del 50% del bene; la ricorrente, dopo aver disconosciuto la sottoscrizione del preliminare, aveva chiesto in subordine il trasferimento del 50% del bene in caso di accoglimento della domanda dell'ex coniuge. In appello la domanda di usucapione era stata respinta per difetto di prova del possesso utile, mentre era stata accolta la domanda di esecuzione specifica del preliminare limitatamente alla quota del 50%. Con il ricorso per cassazione sono stati dedotti, in sintesi: omessa pronuncia/inammissibilità dell'appello; violazione delle norme su contestazione e prova del possesso; errata valutazione della prova testimoniale e mancata ammissione delle prove orali; mancata ammissione dell'interrogatorio formale; erroneo accoglimento della domanda ex art. 2932 c.c. sulla base di una scrittura disconosciuta.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato i primi quattro motivi, ritenendo correttamente scrutinata l'ammissibilità dell'appello e corretta la valutazione secondo cui l'esercizio del possesso ad usucapionem era stato specificamente contestato e doveva essere provato integralmente dalla parte attrice. Ha però accolto il quinto e il sesto motivo, affermando che la prova dell'usucapione, vertendo su una situazione di fatto, può essere fornita anche per testimoni senza necessità di riscontri documentali, e che il giudice di merito non può respingere la domanda per carenza di prova senza previamente valutare le istanze istruttorie dedotte dalla parte. Il settimo motivo, relativo alla statuizione di trasferimento ex art. 2932 c.c. sulla base del preliminare disconosciuto, è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata dunque cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio alla Corte d'appello di Roma in diversa composizione anche per le spese di legittimità.
Norme richiamate
art. 2932 c.c.
è richiamato come base della domanda di esecuzione specifica del contratto preliminare; la relativa statuizione resta assorbita nel giudizio di rinvio dopo la verifica sull'usucapione.
art. 112 c.p.c.
la Corte esclude il vizio di omessa pronuncia, ritenendo che la decisione di merito abbia implicato il rigetto della questione di ammissibilità dell'appello.
art. 342 c.p.c.
l'appello è ritenuto specifico e sufficientemente critico se espone in modo chiaro le ragioni di doglianza, anche riproponendo le medesime ragioni già svolte in primo grado.
artt. 115 e 167 c.p.c.
la contestazione del possesso non richiede formule sacramentali; le difese della controparte e gli elementi documentali prodotti possono integrare una contestazione idonea a porre il possesso in discussione.
artt. 115 e 116 c.p.c.
la Corte ribadisce che la prova del possesso utile ad usucapionem deve essere valutata nella sua complessiva portata, senza presumere il possesso pieno dal mero uso del bene.
art. 1140 c.c.
il possesso richiede l'esercizio di un potere di fatto corrispondente al contenuto del diritto di proprietà o di altro diritto reale.
art. 1141 c.c.
non è prevista una presunzione di possesso uti dominus; chi invoca il possesso deve provarne il titolo, mentre dall'esercizio del potere di fatto si presume l'animus possidendi.
art. 2697 c.c.
l'onere di provare i requisiti del possesso utile ad usucapionem grava su chi lo invoca; il documento disconosciuto non sposta automaticamente tale onere.
art. 183 c.p.c.
le istanze istruttorie devono essere valutate dal giudice prima di respingere la domanda per difetto di prova.
art. 202 c.p.c. e seguenti
sono richiamate nel contesto della disciplina dell'assunzione della prova testimoniale.
art. 230 c.p.c.
l'interrogatorio formale richiesto e reiterato non può essere pretermesso se potenzialmente rilevante ai fini della prova.
art. 2733 c.c.
è citato in relazione all'interrogatorio formale e alla sua valenza probatoria.
art. 24 Cost.
la decisione richiama il diritto di difesa in relazione all'ammissibilità delle prove dedotte.
Massime di principio
- Chi agisce per usucapione deve provare in modo completo il possesso continuo, pacifico e ultraventennale, cioè un potere di fatto corrispondente al contenuto del diritto che si pretende acquistato.
- Non esiste nel codice civile una presunzione di possesso a titolo di proprietà: il mero uso del bene non basta, soprattutto quando la disponibilità iniziale del bene sia compatibile con una detenzione derivante da un titolo negoziale.
- Quando la disponibilità del bene derivi da un preliminare di vendita o da un titolo analogo, il soggetto immesso nel godimento anticipato va assimilato al detentore e può usucapire solo dopo interversione del possesso.
- L'animus possidendi può essere desunto dall'esercizio del potere di fatto, ma resta necessario dimostrare il corpus possessionis e l'effettivo possesso uti dominus.
- La prova dell'usucapione, essendo prova di una situazione di fatto, può essere fornita anche per testi senza necessità di supporti documentali; il giudice non può esigere, come condizione di ammissibilità, riscontri documentali che la legge non richiede.
- L'ammissibilità e la rilevanza della prova testimoniale devono essere valutate in base al contenuto dei capitoli e alla pertinenza rispetto ai fatti controversi, non in base a una prognosi anticipata di esito negativo.
- Il giudice non può respingere la domanda per carenza di prova senza aver previamente esaminato le istanze istruttorie ritualmente dedotte e potenzialmente decisive.
- Se nello stesso giudizio sono proposte domande tra loro incompatibili e viene accolta la subordinata, l'attore deve impugnare anche la relativa statuizione per evitare il giudicato sull'accertamento di fatto posto a base della domanda accolta.
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