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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22509/2024 del 04/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Cantone, collaboratore di giustizia detenuto in regime di detenzione domiciliare per una pena complessiva di trenta anni (con fine pena 6/1/2033) e soggetto a ulteriore pendenza per altro omicidio, aveva chiesto l'ammissione alla liberazione condizionale. Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato la richiesta rilevando, nonostante il riconoscimento della buona condotta e della "nuova dimensione esistenziale" acquisita durante la detenzione domiciliare, l'assenza di iniziative riparatorie verso le vittime e la mancata manifestazione del pentimento in forma simbolica o concreta. La Procura nazionale antimafia e antiterrorismo aveva espresso forti riserve per la stessa ragione.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso di Cantone, ritenendo che il Tribunale di sorveglianza abbia sbilanciato la propria valutazione attribuendo natura ostativa decisiva all'assenza di iniziative riparatorie senza valutare compiutamente e in combinazione gli altri indici positivi (durata e risultati della collaborazione, rapporti con familiari e personale giudiziario, attività lavorative, evoluzione della personalità, ecc.). La sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di Roma per un nuovo giudizio conforme ai criteri di valutazione richiamati dalla Corte.

Norme richiamate

  • art. 16-nonies d.l. 15 gennaio 1991, n. 8 (conv. L. 15 marzo 1991, n. 64)

    "Nei confronti delle persone condannate per un delitto ... la liberazione condizionale, la concessione dei permessi premio e l'ammissione alla misura della detenzione domiciliare ... sono disposte su proposta ovvero sentito il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo"; inoltre il procuratore fornisce "ogni utile informazione sulle caratteristiche della collaborazione prestata" e indica "gli altri elementi rilevanti ai fini dell'accertamento del ravvedimento anche con riferimento alla attualità dei collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva"; il tribunale, acquisito il parere, può disporre i benefici "sempre che sussista il ravvedimento e non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva".

    La norma istituisce una procedura speciale per i collaboratori di giustizia: il parere/proposta del Procuratore nazionale antimafia è obbligatorio e informativo, ma il giudice di sorveglianza deve valutare il ravvedimento in via prognostica sulla base di molteplici elementi; inoltre la norma consente deroga a talune limitazioni ordinarie purché sussista il ravvedimento e non vi siano collegamenti in atto.

  • art. 78 c.p.

    Richiamata in relazione alla determinazione della pena risultante dal cumulo; norma tecnica sulla computo delle pene applicata nel provvedimento di cumulo.

  • art. 176 c.p.

    Richiama il principio che il "sicuro ravvedimento" per la liberazione condizionale non si identifica con la mera buona condotta ma richiede comportamenti positivi indicativi dell'abbandono delle scelte criminali, con particolare rilievo per la volontà di eliminare o attenuare le conseguenze dannose del reato.

  • art. 30-ter e art. 47-ter legge 26 luglio 1975, n. 354

    Norme dell'ordinamento penitenziario citate come possibili limiti derogabili dall'art. 16-nonies; la deroga è ammessa solo se il giudice, acquisito il parere/proposta, ritiene sussistenti i presupposti (ravvedimento e assenza di collegamenti).

Massime di principio

  • La valutazione dell'ammissione alla liberazione condizionale per un collaboratore di giustizia richiede un esame complessivo e bilanciato di molteplici indici (durata e qualità della collaborazione, rapporti con familiari e personale giudiziario, attività lavorative o di studio, evoluzione della personalità, assenza di collegamenti con la criminalità organizzata).
  • L'assenza di iniziative riparatorie o di azioni concrete verso le vittime, pur rilevante e valutabile, non può avere da sola valore ostativo determinante; deve essere considerata insieme agli altri elementi disponibili.
  • Il parere del Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo ha natura informativa e deve essere assunto e valutato dal giudice, il quale però resta libero di motivare la decisione sulla base della complessiva ricostruzione probatoria.
  • Il requisito del "ravvedimento" deve essere dimostrato mediante elementi specifici e distinti (non presunto solo dalla collaborazione); occorre una valutazione prognostica che faccia ragionevole emergere la perdita della pericolosità sociale.
  • Comportamenti positivi e ripetuti (lavoro, relazioni positive, durata e utilità della collaborazione) sono indici importanti e possono compensare o attenuare la mancata attivazione di riparazioni materiali, se valutati nel loro complesso.
  • Se il giudice di merito assegna valore decisivo a un singolo elemento omettendo il confronto con gli altri indici, la decisione è esposta a cassazione e a rinvio per nuovo esame.
  • In situazioni analoghe è consigliabile documentare ampiamente tutti gli elementi favorevoli al ravvedimento (prove della collaborazione, testimonianze su condotta e rapporti, attività lavorative e sociali) e, se possibile, prendere iniziative simboliche o concrete di riparazione verso le vittime, pur non essendo obbligatorie ai fini conclusivi.

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