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Sentenza

Sentenza del 12/09/2019 n. 22749 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva escluso la responsabilità di M.G. per i diritti doganali evasi. Secondo l'Agenzia, la sua qualità di dipendente della società di spedizioni non escludeva né la partecipazione alle operazioni di importazione irregolare né la conoscenza, o conoscibilità secondo ragione, delle irregolarità. La contestazione riguardava dichiarazioni doganali fittizie o contenenti valori inferiori a quelli reali, realizzate mediante società di comodo e uso irregolare del deposito IVA, condotte ritenute equiparabili a una mancata dichiarazione ai sensi dell'art. 202 del Codice doganale comunitario.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassato la sentenza della CTR della Campania e rinviato la causa alla medesima Commissione, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità. La Cassazione ha stabilito che la responsabilità doganale può derivare anche da una partecipazione indiretta o da atti collegati all'introduzione irregolare delle merci e che la sola assenza di poteri decisionali o di controllo non esclude automaticamente la responsabilità. Il giudice del rinvio dovrà verificare concretamente sia la partecipazione di M.G. sia la sua effettiva conoscenza, o conoscibilità secondo il criterio dell'operatore diligente e accorto, delle irregolarità.

Norme richiamate

  • Regolamento CEE n. 2913/1992, Codice doganale comunitario, artt. 201-205

    Gli artt. 201-205 disciplinano le diverse ipotesi di insorgenza dell'obbligazione doganale.

    L'art. 201 collega l'obbligazione doganale alla presentazione di una dichiarazione valida, mentre gli artt. 202-205 riguardano obbligazioni derivanti da introduzione irregolare, sottrazione al controllo doganale o violazione di obblighi relativi a regimi doganali speciali.

  • Regolamento CEE n. 2913/1992, art. 202, paragrafi 2 e 3

    Sono debitori la persona che ha proceduto all'introduzione irregolare e le persone che vi hanno partecipato sapendo o dovendo, secondo ragione, sapere che essa era irregolare.

    La nozione di debitore doganale è ampia: comprende non solo chi introduce direttamente le merci, ma anche chi partecipa indirettamente o compie atti collegati all'introduzione, purché conosca o debba ragionevolmente conoscere l'irregolarità.

  • Regolamento CEE n. 2913/1992, artt. 38-41

    Le merci devono essere condotte e presentate in dogana secondo le modalità previste dal Codice doganale.

    La violazione delle fasi procedurali di conduzione e presentazione in dogana può integrare un'introduzione irregolare ai sensi dell'art. 202.

  • Codice di procedura civile, art. 2697

    Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento.

    L'Amministrazione deve fornire elementi idonei a dimostrare sia il coinvolgimento del soggetto sia la sua conoscenza o conoscibilità dell'irregolarità; tali elementi possono essere valutati complessivamente dal giudice.

  • D.Lgs. n. 374/1990, art. 11

    Prevede il termine triennale per l'esercizio dell'azione di rettifica dell'accertamento doganale.

    La questione della decadenza era stata sollevata da M.G., ma la decisione di cassazione si è concentrata sulla portata della responsabilità prevista dall'art. 202 del Codice doganale comunitario.

  • Corte di giustizia UE, sentenza 17 novembre 2011, causa C-454/10, Oliver Jestel

    La qualifica di debitore è subordinata a una condizione oggettiva di partecipazione e a una condizione soggettiva di conoscenza o conoscibilità dell'irregolarità.

    La partecipazione può essere anche indiretta e riguardare atti collegati all'introduzione; la conoscibilità va valutata secondo il comportamento di un operatore diligente e accorto, considerando gli obblighi contrattuali e la durata dei rapporti.

Massime di principio

  • Una dichiarazione doganale simulata, contenente dati volutamente falsi o riferita a soggetti interposti, può essere equiparata a una mancata dichiarazione e determinare l'applicazione della disciplina sull'introduzione irregolare.
  • La responsabilità doganale non riguarda soltanto l'importatore formale o chi materialmente introduce la merce: può estendersi a intermediari, spedizionieri e altri soggetti coinvolti in attività collegate.
  • Essere un semplice dipendente o non avere poteri decisionali non esclude automaticamente la responsabilità; occorre verificare in concreto le mansioni svolte, il ruolo effettivo e il contributo fornito alle operazioni.
  • Per imputare la responsabilità servono sia un coinvolgimento oggettivo nell'operazione sia la prova che il soggetto sapesse, o avrebbe dovuto ragionevolmente sapere, dell'irregolarità.
  • La conoscenza o conoscibilità può essere desunta da documenti, mansioni, obblighi contrattuali, durata del rapporto, modalità operative anomale e altri indizi valutati complessivamente.
  • In situazioni analoghe, la difesa non dovrebbe limitarsi a negare la qualifica formale o l'assenza di poteri direttivi, ma dovrebbe dimostrare l'estraneità concreta alle operazioni, l'assenza di accesso alle informazioni rilevanti e l'impossibilità ragionevole di riconoscere l'irregolarità.

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