Cassazione Penale, Sentenza n. 46456/2023 del 17/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato il decreto per più ragioni: per presunta sproporzione tra l'acquisizione patrimoniale oggetto di confisca e i redditi dichiarati e l'attività economica (mancata acquisizione/valutazione delle dichiarazioni dei redditi anteriori al 1986); per illegittimità della ritenuta pericolosità generica di Antonio Meluzio, dedotta senza adeguato accertamento penale e senza indicazione puntuale delle fonti di prova; per l'illegittima attribuzione dell'origine illecita di somme ricevute da ICA Vegetali (2 miliardi di lire) e per la retrodatazione del periodo di pericolosità al 1980; per l'erronea valutazione dell'aumento di capitale dell'Hotel Bristol (temporizzazione ed entità della provvista lecita, ripartizione fra soci); per la mancata considerazione da parte della Corte territoriale delle prove e delle deduzioni difensive; infine la sig.ra Pappalardo ha dedotto che parte delle somme (indennità di esproprio di Buccino) sono di natura lecita, richiamando un provvedimento definitivo della Corte d'appello di Napoli.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Antonio Meluzio e dichiarato inammissibile quello di Antonietta Pappalardo. Motivazione: la Corte ha ritenuto che la Corte di appello di Salerno abbia offerto adeguata e coerente motivazione sulla impossibilità di ritenere lecita la provvista contestata (versamenti su libretti al portatore, mancanza di tracciabilità e di scritture contabili della ICA Vegetali di cui Meluzio era dominus, condanne per bancarotta, indagini e dati oggettivi relativi a truffe e fittizi acquisti rilevanti ai fini della pericolosità). La Corte ha inoltre ritenuto infondate le censure circa la proporzione tra beni e redditi e la cronologia delle provviste rispetto all'aumento di capitale dell'Hotel Bristol. Quanto alla sig.ra Pappalardo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse: si è limitata a riproporre censure del coniuge sulla titolarità fittizia, senza dedurre di essere portatrice di un interesse proprio (es. aver acquistato lecitamente i beni). Conseguenze: rigetto del ricorso di Meluzio con condanna alle spese; inammissibilità del ricorso di Pappalardo con condanna alle spese e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Sentenza Corte di cassazione n. 19426 del 2021
Richiamata come precedente che aveva disposto annullamento con rinvio e che ha inciso sull'ambito del giudizio di merito, contribuendo a distinguere i vari procedimenti di prevenzione e le diverse tipologie di pericolosità oggetto di valutazione
Sentenza Corte di cassazione del 31 gennaio 2017
Usata per chiarire che fra i due procedimenti di prevenzione iniziati (Salerno e Napoli) non vi è totale identità oggettiva dei beni e che permangono divergenze essenziali sul tipo di pericolosità (qualificata vs generica)
Principio di diritto (Sez. 1, n. 20717 del 21/01/2021; Sez. 5, n. 333 del 20/11/2020, dep. 2021)
in materia di misure di prevenzione, nel caso di confisca di un bene ritenuto fittiziamente intestato a terzi, è inammissibile per carenza di interesse il ricorso per cassazione del proposto che si limiti a dedurre l'insussistenza del rapporto fiduciario e, quindi, la titolarità effettiva del bene in capo al terzo intestatario, mentre è ammissibile il ricorso del proposto che, senza negare l'esistenza del rapporto fiduciario, alleghi di aver acquistato i beni lecitamente, essendo portatore, in questo caso, di un interesse proprio all'ottenimento di una pronuncia che accerti la mancanza delle condizioni legittimanti l'applicazione del provvedimento
La Corte ha applicato questo principio per dichiarare inammissibile il ricorso di Pappalardo: poiché essa si è limitata a contestare la fiducia/rapport fiduciario senza affermare un'acquisizione lecita propria, le doglianze sono prive di interesse cassazionistico
Provvedimento della Corte di appello di Napoli (13.9 - 15.10.2021)
Rilevante nel quadro probatorio perché ha disposto la revoca ex tunc della confisca di beni per assenza di prova della matrice illecita in quel procedimento; la Cassazione ha comunque distinto le due situazioni procedimentali (Napoli vs Salerno) e ritenuto non sovrapponibili i rilievi
Massime di principio
- Per contestare efficacemente una confisca di prevenzione per sproporzione patrimoniale occorre fornire prove concrete e documentali sulla provenienza lecita delle provviste (dichiarazioni dei redditi, scritture contabili, atti di pagamento tracciabili).
- La mancanza di tracciabilità (versamenti su libretti al portatore, furto della documentazione contabile) e le trasferenze non giustificate possono legittimare la presunzione di origine illecita e supportare la ritenuta pericolosità generica.
- Per affermare l'insussistenza della pericolosità generica non è sufficiente la mera eccezione teorica: il ricorrente deve contestare puntualmente i fatti e le fonti di prova indicate dal giudice e proporre elementi alternativi probatori.
- Il confronto fra incrementi patrimoniali e risorse lecite dev'essere fatto in concreto: se più soci hanno partecipato a un aumento di capitale, il giudice valuta la compatibilità rispetto alle disponibilità di ciascuno e alle circostanze probatorie; l'astratta affermazione che l'aumento potrebbe essere finanziato da terzi non sostituisce la prova.
- Il ricorso in Cassazione di chi è formalmente intestatario di beni fittizi richiede un interesse proprio (ad es. prova di acquisto lecito); la sola negazione del rapporto fiduciario è spesso insufficiente e determina inammissibilità.
- Precedenti e pronunce di altre giurisdizioni (es. Corte d'appello di Napoli) non sono automaticamente efficaci in procedimenti distinti: la coincidenza soggettiva non comporta identità degli elementi probatori o della valutazione di pericolosità.
- Le condanne per reati economico-patrimoniali, i verbali di accertamento, le denunce e gli elementi indicativi nelle indagini fiscali possono costituire base sufficiente per ritenere la pericolosità, anche se non tutti i fatti sono stati definiti con sentenze penali irrevocabili.
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