Cassazione Penale, Sentenza n. 1831/2023 del 18/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente era stato dichiarato colpevole del reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, d.lgs. n. 286/1998 e condannato a euro 15.000 di multa con il riconoscimento della recidiva. Con ricorso ha dedotto: (i) errata applicazione dell'art. 99 c.p. (recidiva semplice infraquinquennale, art. 99, secondo comma n.2), sostenendo che la precedente condanna è divenuta definitiva dopo la commissione del reato in oggetto e pertanto la recidiva non poteva essere contestata; (ii) vizio di motivazione riguardo alla mancata giustificazione dell'aumento della pena per recidiva.
La decisione
La Corte ha ritenuto fondato il primo motivo: la precedente condanna, che sarebbe stata il presupposto della recidiva, è divenuta irrevocabile il 2 ottobre 2018, cioè in data successiva alla commissione del reato (periodo indicato: dal 24/05/2017 al 30/08/2018). Pertanto la recidiva non poteva essere applicata. La sentenza del Giudice di pace è stata annullata senza rinvio limitatamente al riconoscimento della recidiva; è stata eliminata la porzione di pena ad essa correlata pari a euro 5.000 e la pena è stata rideterminata in euro 10.000 di multa. (La richiesta dell'Avvocato generale Pietro Gaeta mirava allo stesso risultato: annullamento limitato alla recidiva e cancellazione dell'aumento di euro 5.000.)
Norme richiamate
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 14, comma 5-ter
Norma che individua la fattispecie di reato accertata nel merito; la pronuncia conferma la condanna per il fatto materiale ma non entra in contrasto con la censura relativa alla recidiva
codice penale, art. 99
L'art. 99 richiede una precedente condanna divenuta definitiva per poter riconoscere la recidiva: il giudizio di maggiore pericolosità sociale e l'aggravamento della pena sono legittimi solo quando la condanna precedente sia irrevocabile e quindi conoscibile dall'autore del nuovo reato
Sez. 3, n. 10219 del 15/01/2021, Rossi, Rv. 281381
Giurisprudenza richiamata che conferma il principio secondo cui la recidiva può essere applicata solo quando la precedente responsabilità penale sia stata definitivamente accertata e il soggetto possa conoscere il proprio status di recidivo
d.l. 28.10.2020, n.137, art. 23, comma 8 (conv. L. 18.12.2020, n.17)
Norma procedurale citata in relazione al deposito delle conclusioni scritte dell'Avvocato generale
Massime di principio
- La recidiva richiede che le condanne pregresse siano passate in giudicato prima della commissione del nuovo reato; se la definitiva irrevocabilità sopravviene successivamente, la recidiva non è applicabile.
- La condizione di "recidivo" è collegata alla qualità di "condannato" definitiva: solo il definitivo accertamento legittima il giudizio di maggiore pericolosità sociale e l'aumento della pena.
- Il giudice deve motivare specificamente l'incremento di pena dovuto alla recidiva, indicando la maggiore riprovevolezza o pericolosità che giustifica il trattamento più severo.
- In caso di illegittima applicazione della recidiva, la Corte d'appello o di legittimità può annullare la parte di sentenza relativa alla recidiva senza rinvio e rideterminare la pena nella misura non aggravata.
- Per la verifica della recidiva conta la data di irrevocabilità della condanna precedente e non la sola data di commissione o di accertamento non definitivo.
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