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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15655/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Milano: Portale lamentava genericamente la violazione della legge penale (art. 157 e ss. c.p.) sostenendo che la statuizione sanzionatoria complessiva fosse stata impugnata e che, quindi, il capo D non avrebbe dovuto ritenersi irrevocabile né escluso dalla sorte estintiva che aveva colpito altri capi. Mongardini ha dedotto multipli motivi di cassazione: carenza o apparente motivazione della motivazione di appello; erronea qualificazione del rapporto associativo (art. 416 c.p.) invece che di un concorso eventuale; vizio nella ricostruzione delle truffe (capi B e D) per assenza di idoneità degli artifizi e di danno; erronea applicazione dell'aggravante ex art. 61, n. 11 (abuso di prestazione d'opera); errata rilevazione della recidiva qualificata e violazione del divieto di reformatio in peius; errata valutazione dell'astratta e concreta rilevanza della condotta in relazione al reato di abuso della professione di mediatore creditizio (capo I); mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche; contraddittorietà nel calcolo della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili: il ricorso di Portale per "genericità derivata" e assoluta mancanza di specificità sui profili sanzionatori; i ricorsi di Mongardini per manifesta infondatezza e difetto di specificità dei motivi che non si confrontavano con le argomentazioni dettagliate della sentenza impugnata. In conseguenza l'impugnata sentenza della Corte di Appello di Milano rimane confermata: per Portale la Corte d'appello aveva escluso la recidiva, qualificato la partecipazione associativa in termini di mera partecipazione e dichiarato estinti per prescrizione alcuni reati, rideterminando la pena per il solo reato indicato al capo D (10 mesi di reclusione e €200 di multa); per Mongardini la Corte d'appello ha confermato le condanne per i capi A, B, D, I e le pene stabilite in primo grado. La Cassazione ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, ad una somma di €3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione, in solido, delle spese sostenute dalla parte civile ENI FUEL S.p.A.

Norme richiamate

  • art. 416, secondo comma, cod. pen.

    art. 416, secondo comma, cod. pen.

    Usata per qualificare l'associazione di tipo tematico nella sua forma 'mera partecipazione' per alcuni imputati; la Corte di merito ha ritenuto integrati gli elementi strutturali dell'associazione in relazione al ruolo apicale di Mongardini

  • art. 157 e ss. cod. pen.

    Richiamata dal ricorrente Portale nella doglianza sulla disciplina della prescrizione e del trattamento sanzionatorio complessivo; la Corte ha ritenuto però il motivo generico e quindi inammissibile

  • art. 640 cod. pen.

    Richiamato in motivazione per la nozione di truffa (artifizi idonei a indurre in errore) e per la distinzione tra soggetto raggirato e soggetto patrimonialmente danneggiato

  • art. 61, primo comma, n. 11, cod. pen.

    art. 61, primo comma, n. 11, cod. pen.

    Applicata come aggravante quando il fatto è commesso abusando della prestazione d'opera professionale, in quanto tale rapporto aumenta la fiducia e riduce le cautele della vittima

  • art. 606, comma 1, lett. b e c, cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. b e c, cod. proc. pen.

    Richiamato come norma che regola i motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione, violazione di legge); i ricorrenti hanno dedotto violazioni secondo queste lett. ma la Corte ha ritenuto i motivi manifestamente infondati o generici

  • art. 591, comma 4, cod. proc. pen.

    art. 591, comma 4, cod. proc. pen.

    Richiamato per la regola che un motivo di gravame manifestamente generico è inammissibile anche se non rilevato dal giudice di merito

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per l'irrogazione delle sanzioni in caso di inammissibilità dei ricorsi (pagamento spese e somma alla Cassa delle ammende)

Massime di principio

  • Un motivo di impugnazione generico o privo di specificità incide sull'inammissibilità: le censure devono indicare fatti, elementi probatori o profili di diritto confrontandosi con la motivazione impugnata
  • La mancata impugnazione di specifiche statuizioni (anche in termini sanzionatori) in primo grado può determinare la formazione del giudicato su tali profili; per contestare efficacemente una statuizione bisogna impugnarla espressamente e con motivi concreti
  • In sede di legittimità non è possibile limitarsi a riproporre in termini generali le stesse argomentazioni già discusse in appello: il ricorso per cassazione richiede ragionato confronto con le specifiche argomentazioni di merito
  • Per la configurazione dell'associazione di tipo (art. 416 c.p.) la Corte valuta l'esistenza di struttura organizzata, ruoli, risorse comuni e ripetitività delle condotte; la semplice pluralità di autori non è sufficiente a escludere l'associazione
  • La truffa si realizza anche quando gli artifizi risultano idonei a ottenere il consenso del contraente e il danno patrimoniale può non coincidere con il soggetto raggirato; la possibilità che un terzo risponda del danno non esclude l'integrazione del reato
  • L'aggravante per abuso della prestazione d'opera si applica quando la qualifica professionale dell'agente induce affidamento tale da abbassare le cautele della vittima
  • La contestazione della recidiva deve essere formalmente e correttamente prospettata nell'atto di accusa; se presente nel decreto che dispone il giudizio, la recidiva può essere valutata in sentenza

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