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Sentenza

Sentenza n. 1041/2026 - Salerno, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600865

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto del Questore di revoca della licenza di porto d’armi uso caccia

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la revoca della licenza di porto d’armi uso caccia, deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt. 11 e 43 del r.d. n. 773/1931 (T.U.L.P.S.), nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, carenza di motivazione, illogicità manifesta e violazione del principio di proporzionalità. Ha contestato la valutazione di inaffidabilità compiuta dall’amministrazione. Nel corso del giudizio è emerso che il Prefetto aveva precedentemente adottato un divieto di detenzione di qualsiasi arma, munizione e materiale esplodente, non tempestivamente impugnato, espressamente richiamato dal Questore quale provvedimento ostativo al rilascio e al mantenimento del porto d’armi.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Il divieto prefettizio di detenzione delle armi, divenuto inoppugnabile, costituisce il presupposto necessario della licenza di porto d’armi: il suo venir meno o la sua efficacia ostativa impedisce al ricorrente di conseguire qualsiasi utilità dall’eventuale annullamento della successiva revoca questorile. Tra il divieto di detenzione e la revoca del porto d’armi sussiste infatti un rapporto di presupposizione e consequenzialità immediata, diretta e necessaria; una volta adottato il divieto, la revoca della licenza costituisce conseguenza diretta e vincolata. Il TAR ha comunque rilevato, in via subordinata, l’infondatezza del ricorso nel merito: la valutazione negativa di affidabilità era stata fondata su gravi fatti di violenza, minaccia, turbativa violenta del possesso ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, risultanti da una denuncia in stato di libertà. L’amministrazione aveva considerato anche la situazione di forte conflittualità e aveva formulato una prognosi ragionevole circa il possibile abuso delle armi. Tale valutazione, latamente discrezionale, non risultava affetta da irragionevolezza, incoerenza o travisamento dei fatti. Spese compensate.

Norme richiamate

  • art. 11 r.d. 773/1931 (T.U.L.P.S.)

    Richiamato tra i parametri normativi dedotti dal ricorrente in relazione alla revoca della licenza di porto d’armi.

  • art. 39 r.d. 773/1931 (T.U.L.P.S.)

    Il divieto prefettizio di detenzione di armi, munizioni e materiali esplodenti costituisce il presupposto ostativo necessario rispetto alla licenza di porto d’armi; una volta divenuto inoppugnabile, esclude l’utilità dell’impugnazione della successiva revoca della licenza.

  • art. 43 r.d. 773/1931 (T.U.L.P.S.)

    Richiamato tra i parametri normativi dedotti dal ricorrente in relazione alla revoca della licenza di porto d’armi.

  • art. 60 c.p.a.

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    Richiamato in relazione all’avviso alle parti del possibile profilo di inammissibilità derivante dalla mancata impugnazione dell’atto presupposto.

Massime di principio

  • L’impugnazione dell’atto consequenziale è inammissibile per difetto di interesse quando l’atto presupposto, necessario per l’adozione del primo, non sia stato tempestivamente impugnato e sia divenuto inoppugnabile, poiché l’eventuale annullamento dell’atto consequenziale non procurerebbe al ricorrente alcuna utilità concreta.
  • Il divieto prefettizio di detenzione di armi, munizioni e materiali esplodenti costituisce presupposto necessario della licenza di porto d’armi; pertanto, una volta adottato tale divieto, la revoca della licenza da parte del Questore è conseguenza diretta e vincolata.
  • Non è ammissibile che un soggetto possa continuare a portare o utilizzare armi quando un provvedimento amministrativo definitivo gli vieti persino di detenerle.
  • La valutazione dell’affidabilità del titolare o aspirante titolare di un porto d’armi è espressione di discrezionalità amministrativa a carattere prognostico e può essere sindacata dal giudice amministrativo nei limiti della ragionevolezza, coerenza e assenza di travisamento dei fatti.
  • Ai fini della prognosi di possibile abuso delle armi, l’amministrazione può valorizzare complessivamente gravi condotte violente o minacciose e una situazione di oggettiva conflittualità, anche quando tali elementi risultino da una denuncia in stato di libertà, purché siano adeguatamente valutati e motivati.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaLegittimazione e interesse a ricorrere
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaLegittimazione e interesse a ricorrereDecadenza e tardività

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