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Sentenza

Sentenza del 01/02/2023 n. 378 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale il privato

La controversia

L'Agenzia delle Entrate impugnava la sentenza della CTP di Milano che aveva annullato l'avviso di accertamento relativo alle ritenute sui canoni (fees) pagati da Rxxxx Ixxxx s.p.a. alla consociata svizzera Txxxx Rxxxx Gxxxx Rxxxx per la licenza d'uso del marchio, contestando l'applicazione dell'aliquota convenzionale ridotta del 5% (convenzione Italia-Svizzera) anziché l'aliquota ordinaria del 30% ai sensi dell'art. 25, co. 4 DPR 600/1973. L'Ufficio sosteneva che la consociata svizzera non fosse il reale beneficiario dei pagamenti (applicabilità della norma anti-abuso art. 4, co. 5 della convenzione) e lamentava carenze nella motivazione della sentenza. La CTP aveva invece ritenuto decisiva la certificazione rilasciata dall'autorità fiscale svizzera che attestava la residenza fiscale e l'adempimento degli obblighi fiscali della consociata, e aveva ritenuto che spettasse all'Amministrazione italiana superare tale certificazione eventualmente chiedendo informazioni ai sensi dell'art. 27 della convenzione.

La decisione

La Commissione (o giudice d'appello) ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento dell'avviso di accertamento. Il giudice ha ritenuto che la motivazione della sentenza di primo grado fosse sufficiente, che la certificazione dell'autorità fiscale svizzera costituisse elemento probatorio rilevante e che l'onere fosse sull'Amministrazione finanziaria di fornire elementi probatori concreti e non meramente ipotetici per escludere la qualità di effettivo percettore della consociata svizzera. Sono ritenuti insufficienti gli argomenti dell'Ufficio basati su valutazioni di mera incongruenza economica; anzi la contribuente ha prodotto dati di bilancio (attivo, patrimonio netto, ricavi, numero dipendenti) idonei a dimostrare sostanza economica. Appello respinto; condanna l'appellante al pagamento delle spese (liquidate in € 5.000,00).

Norme richiamate

  • art. 25, comma 4, DPR 29 settembre 1973, n. 600

    Riferimento alla disciplina nazionale delle ritenute; l'Ufficio voleva applicare l'aliquota ordinaria (30%) in mancanza dell'applicabilità della convenzione, mentre la contribuente aveva applicato l'aliquota convenzionale ridotta (5%).

  • Convenzione tra Italia e Svizzera contro le doppie imposizioni (art. 4, comma 5)

    "non è considerata residente di uno Stato contraente [ ] una persona che [ ] è soltanto beneficiaria apparente dei redditi, essendo questi in realtà - sia direttamente che indirettamente per il tramite di altre persone fisiche o giuridiche - destinati a una persona che non può essere considerata di per sé residente di detto Stato ai sensi del presente articolo"

    Norma anti-abuso che permette di negare i benefici convenzionali quando il percettore è mero beneficiario apparente; spetta all'Amministrazione dimostrare che il reddito è in realtà destinato ad altri soggetti non residenti di quel contraente.

  • Convenzione tra Italia e Svizzera contro le doppie imposizioni (art. 27)

    Prevede lo scambio di informazioni tra autorità competenti; la sentenza ha rilevato che, se l'Amministrazione intende contestare la certificazione estera, deve avvalersi dei poteri di richiesta di informazioni previsti dalla convenzione.

  • art. 132, comma 1, n. 4, c.p.c.

    Richiamato in relazione all'adeguatezza della motivazione: è legittimo per il giudice richiamare precedenti conformi per motivare sinteticamente la decisione quando il percorso logico-giuridico è percepibile.

Massime di principio

  • Una certificazione rilasciata dall'autorità fiscale estera che attesta la residenza fiscale e l'adempimento tributario è prova rilevante e può legittimare l'applicazione dei benefici convenzionali; l'Amministrazione che la contesta deve fornire elementi concreti contrari, non mere ipotesi.
  • L'onere di provare che il percettore è un 'beneficiario apparente' ai sensi della clausola anti-abuso del modello convenzionale spetta all'Amministrazione finanziaria nazionale; è necessario dimostrare la destinazione effettiva dei redditi a soggetti terzi non residenti.
  • Se l'Amministrazione ritiene insufficiente la documentazione fornita dal percettore, la via procedurale corretta è il ricorso agli strumenti previsti dalla convenzione (es. art. 27 scambio di informazioni) per acquisire elementi probatori integrativi.
  • Indicatori di 'mancanza di sostanza' (ricavi prossimi al costo del venduto, bassi costi del personale, struttura societaria minima) possono essere considerati, ma devono essere supportati da dati oggettivi e valutati insieme ad altri elementi (attivo, patrimonio netto, numero dipendenti, organizzazione) per escludere la residenza fiscale o lo status di beneficiario effettivo.
  • Il richiamo a precedenti giurisprudenziali è ammissibile per motivare sinteticamente una decisione quando segue lo stesso percorso logico-giuridico; ciò non esonera però il giudice dall'esaminare i punti controversi quando emergono fatti nuovi o elementi diversi.
  • Per i contribuenti: conservare e produrre certificazioni di residenza fiscale rilasciate dall'autorità estera e documentazione di sostanza (bilanci, organico, attività effettive) è cruciale per ottenere e difendere l'applicazione dei benefici convenzionali.

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