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Cassazione Civile, Ordinanza n. 00871/2024 del 09/01/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (locatore)

La controversia

La lite nasce da un contratto di locazione ad uso commerciale. La locatrice ha intimato sfratto per morosità contro il conduttore originario e la società subentrata per cessione d'azienda. In primo grado il Tribunale ha disposto il rilascio, poi ha dichiarato risolto il contratto per inadempimento della società cessionaria, ha condannato quest'ultima al pagamento dei canoni e ha dichiarato la responsabilità sussidiaria del conduttore originario. Quest'ultimo ha proposto appello con atto di citazione notificato entro il termine ma depositato in cancelleria oltre il termine semestrale; la Corte d'appello ha quindi dichiarato inammissibile, perché tardivo, l'appello contro la sentenza non definitiva. Ha inoltre confermato la quantificazione del debito della sentenza definitiva, ritenendo non provato il pagamento dei canoni e ribadendo che la consulenza tecnica d'ufficio non può supplire all'onere probatorio della parte. Nel ricorso per cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione di norme processuali, sostenendo che l'errore di rito e la proposizione dell'appello con citazione, anziché con ricorso, non dovessero comportare decadenza, valorizzando la notificazione tempestiva come momento rilevante di pendenza della lite; 2) vizio motivazionale in relazione alla quantificazione del debito e alla mancata valorizzazione della consulenza tecnica, che avrebbe potuto condurre a diverso esito sulla morosità e sulla responsabilità per inadempimento.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto conforme a giurisprudenza consolidata la decisione della Corte d'appello secondo cui, quando l'appello deve essere proposto con ricorso ma viene proposto con citazione, la sanatoria è possibile solo se la citazione è anche depositata in cancelleria nel termine per impugnare; nel caso concreto il deposito era tardivo, con conseguente decadenza e giudicato sulla sentenza non definitiva. Ha inoltre dichiarato inammissibile il secondo motivo perché formulato con un vizio motivazionale non più previsto dall'art. 360 c.p.c. e comunque perché investiva questioni coperte da giudicato interno; sul punto della CTU ha richiamato il principio per cui il consulente può acquisire documenti nei limiti del quesito e del contraddittorio, ma non può supplire alla mancata prova dei fatti principali gravanti sulle parti, né svolgere una consulenza meramente esplorativa. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 156 c.p.c.

    La conversione dell'atto processuale irregolare è ammessa solo se l'atto possiede i requisiti indispensabili al raggiungimento dello scopo previsto dal rito corretto.

  • art. 159 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente tra le norme asseritamente violate, ma non ritenuto idoneo a scalfire il principio di sanatoria secondo il rito corretto.

  • art. 40, comma 5, c.p.c.

    È stato ritenuto inconferente nella fattispecie, perché il problema non era il mutamento del rito del giudizio di primo grado, ma la conformità dell'atto di appello al modello processuale richiesto.

  • art. 426 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente, ma non applicabile alla questione della tempestività dell'impugnazione proposta con atto non conforme al rito.

  • art. 427 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente, ma ritenuto non decisivo rispetto al tema della decadenza dall'impugnazione.

  • art. 439 c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente, ma considerato non pertinente alla sanatoria dell'appello tardivamente depositato.

  • art. 39, ultimo comma, c.p.c.

    La notificazione da sola non è stata ritenuta sufficiente a far decorrere la pendenza utile dell'appello quando il rito corretto impone il ricorso e questo non sia tempestivamente depositato.

  • art. 325 c.p.c.

    Il termine perentorio di impugnazione è stato considerato necessario ai fini della sanatoria dell'atto introduttivo irregolare.

  • art. 327 c.p.c.

    Il tardivo deposito dell'appello con citazione ha determinato la decadenza e il passaggio in giudicato della sentenza non definitiva.

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    Il motivo è stato dichiarato inammissibile perché fondato su un vizio motivazionale non più previsto nella formulazione applicabile.

  • art. 2697 c.c.

    Il pagamento dei canoni doveva essere provato dalla parte onerata; la consulenza tecnica non poteva sostituire tale prova.

  • art. 96, terzo comma, c.p.c.

    È stata esclusa la condanna per responsabilità aggravata, non ravvisandone i presupposti.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    È stato posto a carico del ricorrente l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto/inammissibilità.

Massime di principio

  • Quando l'impugnazione deve essere proposta con ricorso ma viene erroneamente introdotta con citazione, la sanatoria dell'errore processuale richiede non solo la notificazione dell'atto, ma anche il suo deposito nel termine perentorio per impugnare; in mancanza, l'impugnazione è inammissibile e la sentenza passa in giudicato.
  • La pendenza del giudizio di impugnazione non può essere ricostruita in modo da eludere il modello legale dell'atto introduttivo previsto per quel rito: la scelta dello strumento processuale rileva ai fini della tempestività e della validità dell'impugnazione.
  • La consulenza tecnica d'ufficio non è un mezzo di prova in senso proprio e non può essere utilizzata per supplire alla mancanza di allegazioni o di prova dei fatti principali gravanti sulla parte onerata; può acquisire documenti solo nei limiti del quesito, del contraddittorio e senza finalità esplorative.
  • In presenza di giudicato interno formatosi su una statuizione non tempestivamente impugnata, non è consentito rimettere in discussione, indirettamente, accertamenti o valutazioni ad essa strettamente collegati mediante l'impugnazione di capi successivi della decisione.

Come è indicizzato

MaterieLocazione commercialeImpugnazioniProveInadempimento
RamiLocazioniProcesso civileObbligazioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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