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Sentenza

Sentenza n. 147/2026 - Ancona, Sezione 2

per l'annullamento del decreto (prot. n.-OMISSIS-) emesso dal Questore della Provincia di Ancona in data 20.10.2025 e notificato in data 21.10.2025 con cui si è decretato che la domanda di rilascio del permesso di soggiorno per motivi di “lavoro subordinato” presentata dal cittadino -OMISSIS-. nonché di ogni altro atto preparatorio, presupposto, conseguente e connesso al provvedimento direttamente impugnato.

Giustizia amministrativa202500911

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Marche - Ancona, Sez. IISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del rilascio del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente, residente in Italia da lungo tempo, con famiglia e attività lavorativa svolta dal 2007, aveva già ottenuto un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, successivamente revocato. Dopo la revoca aveva presentato domanda per un permesso di soggiorno per lavoro subordinato. La domanda è stata respinta a seguito di una condanna definitiva alla pena di tre anni di reclusione per violenza sessuale commessa ai danni di una persona minorenne, condanna confermata in appello, con ordine di esecuzione per la carcerazione. Il ricorrente ha dedotto violazione di legge ed eccesso di potere in relazione agli artt. 4, comma 3, e 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998, nonché difetto di motivazione e lesione del diritto al lavoro e all'unità familiare. Ha sostenuto che la Questura si sarebbe limitata a richiamare la condanna, senza considerare il riconoscimento delle circostanze attenuanti, la revoca dell'espulsione disposta dalla Corte d'appello, la lunga permanenza in Italia, i rapporti familiari e l'inserimento lavorativo.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo infondate le censure. La condanna definitiva per un reato di particolare allarme sociale, espressamente ostativo al soggiorno ai sensi dell'art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998, costituisce un elemento decisivo ai fini della valutazione di pericolosità sociale. Il giudice ha rilevato il mutamento della situazione rispetto alla precedente controversia sulla revoca del permesso di lungo periodo, evidenziando che nel frattempo era intervenuta la condanna per violenza sessuale su una minore e l'incarcerazione del ricorrente. La motivazione della Questura è stata ritenuta sufficiente perché ha considerato la gravità concreta del fatto, le modalità della condotta, l'assenza di un effettivo inserimento sociale e la possibilità di reiterazione, nonché ha effettuato, seppure sommariamente, il bilanciamento con la situazione familiare e lavorativa. Gli elementi favorevoli invocati dal ricorrente non sono stati ritenuti decisivi: egli era ancora detenuto, non aveva un'occupazione attuale e i figli erano maggiorenni; inoltre, il buon comportamento carcerario e l'assenza di ulteriori reati durante il procedimento e la detenzione non escludevano il rischio di reiterazione, anche in considerazione della problematica di abuso alcolico non chiarita. La revoca dell'espulsione a fine pena non incideva sulla legittimità del diniego del permesso. Le spese sono state compensate per la particolarità e delicatezza della questione.

Norme richiamate

  • art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998

    Il reato è stato commesso su una minore... previsto dall’art. 4 comma 3 del d.lgs n. 286/1998 come ostativo al soggiorno nel territorio nazionale.

    La condanna definitiva per il reato considerato dalla norma costituisce elemento ostativo al rilascio del titolo di soggiorno e rileva nella valutazione della pericolosità sociale.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998

    non è possibile escludere con assoluta certezza che determinate condotte possano essere dallo stesso reiterate, ai sensi degli articoli 4 comma 3 e 5 comma 5 del d.lgs n. 286/1998.

    Il diniego può fondarsi sulla valutazione concreta della pericolosità e del rischio di reiterazione, mediante bilanciamento con la situazione familiare e personale dello straniero.

  • art. 60 c.p.a.

    sussistendone i presupposti, veniva introitato per la decisione ex art. 60 cpa.

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata nella camera di consiglio, previa audizione delle parti.

Massime di principio

  • La condanna definitiva per un reato previsto dall’art. 4, comma 3, d.lgs. n. 286/1998 come ostativo al soggiorno costituisce elemento centrale e qualificato nella valutazione della pericolosità sociale dello straniero che chieda il rilascio di un permesso di soggiorno.
  • Nel valutare una domanda di permesso di soggiorno, l’amministrazione può negare il titolo quando, sulla base della gravità concreta del reato, delle modalità della condotta e degli elementi personali disponibili, non risulti esclusa la possibilità di reiterazione; non è necessario che la reiterazione sia certa.
  • Il bilanciamento imposto dall’art. 5, comma 5, d.lgs. n. 286/1998 tra pericolosità sociale e situazione familiare e lavorativa può ritenersi adeguato quando il provvedimento esamini, anche sinteticamente, gli elementi favorevoli e li ritenga recessivi rispetto alla gravità del reato e all'attualità del rischio.
  • Il buon comportamento durante la detenzione e l’assenza di ulteriori reati nel periodo di sottoposizione a processo, misure cautelari o carcere non escludono di per sé il rischio di reiterazione, soprattutto quando restino irrisolti i fattori personali correlati alla condotta criminosa.
  • La revoca o il mancato mantenimento di una misura espulsiva non determina automaticamente il diritto al rilascio di un diverso permesso di soggiorno, il cui rilascio resta subordinato alla verifica dei requisiti previsti dalla disciplina sull’immigrazione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezzaPonderazione degli interessi e interesse pubblico

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