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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31557/2022 del 23/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la conferma della confisca di immobili disposta in seguito a condanne per usura. Le principali censure erano: 1) violazione dell'art. 597 comma 3 c.p.p. per un presunto mutamento del presupposto normativo della confisca (si richiamava l'art. 644 c.p. anziché l'art. 12-sexies legge 356/1992, oggi art. 240-bis c.p.); 2) vizio di motivazione per mancata o insufficiente valutazione delle risultanze di un procedimento separato per evasione IVA a carico di Gennaro De Simone; 3) travisamento probatorio sulle capacità reddituali (anche alla luce di estratti INPS) e sulla quantificazione effettiva delle somme spese per gli acquisti, nonché omissione di considerazione di documenti e intercettazioni trasversali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativamente a Vera De Mari (manifestamente infondato) e ha rigettato nel merito il ricorso di Gennaro De Simone. In sintesi: la confisca degli immobili è stata confermata; la Corte ha ritenuto infondate o generiche le allegazioni difensive volte a dimostrare la provenienza lecita dei fondi (in particolare i redditi evasi dedotti) e ha rilevato che alcuni profili (es. la diversa quantificazione dei costi di acquisto) non potevano essere sollevati per la prima volta in cassazione. Si è inoltre richiamato il principio secondo cui, una volta dimostrata dalla pubblica accusa la sproporzione tra acquisiti e redditi dichiarati, grava sul condannato un onere di allegazione di elementi concreti e specifici per dimostrare la legittima provenienza. Conseguenze processuali: condanna alle spese per Gennaro De Simone; per Vera De Mari dichiarazione di inammissibilità con condanna al versamento di una somma alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 597 comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti per lamentare un mutamento del presupposto normativo tra sentenza impugnata e decisione di rinvio; la Corte ha ritenuto la censura inconferente perché la decisione in sede di rinvio ha effettivamente operato sui medesimi presupposti (confisca allargata) già considerati in precedenza.

  • art. 644 cod. pen. (ultimo comma)

    Norma relativa a specifiche utilità sequestrate da G.I.P.; la Corte ha osservato che il richiamo all'art. 644 era eccentrico rispetto agli immobili oggetto del devoluto, che si fondavano sulla confisca allargata (art. 12-sexies/240-bis).

  • art. 12-sexies legge 356/1992 (oggi art. 240-bis cod. pen.)

    La confisca 'allargata' per sproporzione è stata la base normativa effettivamente utilizzata per l'ablazione degli immobili. La Corte ha richiamato la disciplina (anche nella versione novellata) e le problematiche di applicazione retroattiva delle modifiche legislative.

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sostanziale sulla confisca per sproporzione: la Corte ha confermato che la confisca allargata si applica quando esiste sproporzione tra beni acquisiti e redditi leciti e che, una volta provata dalla pubblica accusa la sproporzione, l'interessato deve fornire allegazioni concrete e specifiche per dimostrare la legittima provenienza.

  • art. 623 cod. proc. pen.

    Norma procedurale sul giudizio di rinvio: la Corte ha ricordato che il giudice del rinvio deve conformarsi alle indicazioni di principio espresse dalla sentenza rescindente, attenendosi ai limiti del devoluto.

  • legge n. 172/2017 (art. 31) e altre modifiche normative

    La Corte ha considerato la questione della modifica normativa intervenuta (che incide sulla possibilità di valorizzare redditi evasi come giustificazione della provvista) e ha richiamato la regola secondo cui eventuali novità processuali non possono operare retroattivamente se ciò muta il quadro probatorio dei procedimenti già in corso.

Massime di principio

  • Se l'accusa dimostra la sproporzione tra beni acquisiti e redditi leciti, la confisca 'allargata' può essere disposta: a quel punto l'imputato ha l'onere di allegare elementi concreti, specifici e quantificabili per dimostrare la legittima provenienza dei fondi (non si tratta di inversione dell'onere della prova, ma di un onere di allegazione proporzionato al principio della vicinanza della prova).
  • Le risultanze di procedimenti autonomi (es. per evasione IVA) possono essere utili per ricostruire capacità produttiva potenziale, ma non sono di per sé decisive se non consentono una concreta quantificazione temporale e patrimoniale della provvista effettivamente accumulata e destinata agli investimenti.
  • In Cassazione non è ammesso introdurre per la prima volta questioni di fatto o nuove valutazioni probatorie non riconducibili al devoluto; argomentazioni nuove e valutazioni di fatto rilevanti devono già essere state dedotte e trattate nei gradi di merito.
  • Dopo un annullamento con rinvio la Corte del merito è tenuta a conformarsi ai principi fissati dalla sentenza rescindente e a colmare le lacune motivazionali indicate; tuttavia il giudice del rinvio non può estendere il suo esame oltre i limiti del devoluto o ricostruire fatti nuovi non consentiti.
  • Le modifiche legislative che incidono sul regime probatorio (es. possibilità di far valere redditi evasi) possono non avere efficacia retroattiva se la novità è di natura processuale; ciò può limitare la possibilità per la difesa di fondare la legittimazione della provvista su redditi evasi antecedenti alla novella.

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