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Cassazione Civile, Ordinanza n. 22281/2025 del 02/08/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia trae origine dalla caduta di una pedone su un marciapiede cittadino, che avrebbe presentato un foro/buco all’altezza di un civico, con conseguenti lesioni personali. In primo grado la domanda risarcitoria era stata accolta nei confronti dell’ente proprietario della strada, in solido con assicuratore e impresa incaricata della manutenzione; in appello, però, il Tribunale ha riformato la decisione e rigettato la domanda, ritenendo non adeguatamente provata la dinamica del sinistro così come allegata dalla danneggiata, pur senza escludere l’esistenza del foro sul marciapiede. Nel ricorso per cassazione la danneggiata ha dedotto: (1) violazione dell’art. 115 c.p.c. e degli artt. 2043 e 2051 c.c., sostenendo che il giudice d’appello avrebbe erroneamente disatteso la ricostruzione del fatto già ritenuta dal giudice di pace e avrebbe mal valutato le risultanze istruttorie sulla mancata segnalazione dell’insidia; (2) violazione e nullità della sentenza per omessa motivazione, per non avere la Corte territoriale disposto una consulenza tecnica medico-legale d’ufficio ai fini dell’accertamento delle lesioni. La Cassazione ha ritenuto che le censure si risolvessero in contestazioni di merito sulla valutazione delle prove e sull’attendibilità dei testi, non idonee a integrare la violazione dell’art. 115 c.p.c.; ha inoltre considerato assorbito il secondo motivo, osservando che la consulenza tecnica d’ufficio presuppone quantomeno un apprezzabile fondamento dell’illecito e del nesso causale, qui esclusi dal giudice di merito per difetto di prova sulla dinamica del sinistro.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondate le doglianze perché dirette a sollecitare una rivalutazione del compendio probatorio, attività preclusa in sede di legittimità; ha inoltre confermato che la violazione dell’art. 115 c.p.c. è deducibile solo quando il giudice affermi espressamente di non dover osservare il principio di disponibilità della prova o decida su prove non introdotte dalle parti o acquisite d’ufficio al di fuori dei poteri officiosi. Il secondo motivo è stato ritenuto assorbito dal rigetto del primo, poiché la mancata ammissione della consulenza medico-legale non era censurabile a fronte dell’insussistenza, accertata dal giudice di merito, di una prova sufficiente dell’illecito e della dinamica del sinistro. La Corte ha compensato integralmente le spese di legittimità, valorizzando l’esito alterno dei gradi di merito e l’accertata esistenza del foro sul marciapiede; ha infine dato atto dell’obbligo dell’ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002, se dovuto.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    La sua violazione è denunciabile solo se il giudice dichiara di non dover osservare la regola di valutazione delle prove o decide sulla base di prove non introdotte dalle parti o acquisite d'ufficio fuori dai poteri officiosi; non basta censurare la mera ponderazione del materiale probatorio.

  • art. 2043 c.c.

    Richiamato come fondamento della pretesa risarcitoria per illecito aquiliano, ma la domanda è stata respinta per difetto di prova della dinamica del fatto dannoso.

  • art. 2051 c.c.

    Richiamato come norma invocata dalla ricorrente per la responsabilità da cosa in custodia, ma non ha superato il vaglio di merito per mancata prova sufficiente del nesso tra cosa e danno.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    È il parametro formale della doglianza per violazione di legge dedotta nel ricorso.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    In caso di rigetto del ricorso, la Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115/2002

    È il parametro per determinare l'ulteriore importo dovuto a titolo di contributo unificato.

  • L. n. 228/2012, art. 1, comma 17

    Richiamata quale norma che ha introdotto il comma 1-quater dell'art. 13 del d.P.R. n. 115/2002.

Massime di principio

  • La violazione dell'art. 115 c.p.c. è configurabile in cassazione soltanto quando il giudice si discosti espressamente dal principio di disponibilità della prova o utilizzi prove non ritualmente acquisite; non è sufficiente contestare il modo in cui il giudice ha apprezzato le prove offerte dalle parti.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare una censura di violazione di legge in una richiesta di nuova valutazione del fatto e delle risultanze istruttorie, inclusa l'attendibilità dei testimoni.
  • La consulenza tecnica d'ufficio non può essere utilizzata per supplire integralmente alla mancata prova dei fatti costitutivi della domanda risarcitoria: essa presuppone almeno un nucleo minimo di attendibilità dell'illecito e del nesso causale già emergente dal materiale probatorio.
  • Se il giudice di merito esclude la prova adeguata della dinamica del sinistro, le doglianze relative alla quantificazione o all'accertamento medico-legale delle lesioni possono risultare assorbite.
  • L'accertata esistenza di una anomalia della cosa o del bene non basta da sola a fondare la responsabilità risarcitoria se non è provata in modo sufficiente la relazione causale tra quella anomalia e l'evento lesivo allegato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniResponsabilità del custode
RamiProcesso civileResponsabilità civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNesso di causalità

Testo integrale

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