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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30306/2022 del 01/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Luigi D'Alterio era stato condannato dal giudice monocratico del Tribunale di Cassino il 14/10/2020 a 300 euro di ammenda, pena sospesa, per il reato di molestie (art. 660 c.p.) per aver contattato telefonicamente in più occasioni Gianfranco Ravini con ingiurie e frasi velatamente minacciose (fatto del 17/10/2017 a Rocca d'Evandro). Con ricorso per cassazione il difensore ha denunciato vizio di motivazione, lamentando che la sentenza non esponeva le ragioni concrete della condanna. Il Procuratore generale ha depositato requisitoria chiedendo l'annullamento con rinvio. La Corte ha rilevato che la motivazione era meramente astratta e manualistica, senza riferimenti al materiale probatorio e senza il necessario raccordo logico tra evidenze e valutazione della responsabilità, salvo un generico inciso iniziale («dall'istruttoria è emersa la responsabilità dell'imputato. Le dichiarazioni dei testi e la documentazione in atti (sopra elencata) hanno dato contezza dei fatti illeciti contestati»), giudicandola quindi apparente e insufficiente.

La decisione

La Corte di cassazione, con decisione del 21/07/2022, ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per un nuovo giudizio al Tribunale di Cassino in diversa persona fisica, ordinando che la nuova decisione sia adeguatamente motivata ai sensi dell'art. 111, comma 6, Cost. e dell'art. 546 c.p.p. Non è stata disposta alcuna pronuncia di merito sulla colpevolezza dell'imputato: il giudizio torna al giudice di merito perché renda una decisione con motivazione piena e comprensibile.

Norme richiamate

  • art. 660 cod. pen. (molestie)

    La fattispecie penalmente rilevante è quella delle molestie realizzate anche mediante ripetute chiamate telefoniche con ingiurie e frasi velatamente minacciose; è la norma di riferimento per il reato contestato nel caso concreto.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    Richiede che le decisioni giurisdizionali siano adeguatamente motivate; la sentenza è stata annullata perché la motivazione non rendeva comprensibile l'iter logico che ha portato alla condanna, violando questo principio costituzionale.

  • art. 546 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che impone requisiti di motivazione nel processo penale; la Corte ha richiamato tale disposizione per sottolineare l'obbligo del giudice di esporre ragioni concrete e collegamenti logici tra prova e decisione.

Massime di principio

  • La motivazione della sentenza deve esplicitare il percorso logico che collega le prove ai fatti ritenuti accertati; affermazioni generiche e formulazioni 'manualistiche' possono determinare l'annullamento per vizio di motivazione.
  • Se la motivazione è apparente o insufficiente, la Corte di cassazione annulla la sentenza e dispone il rinvio per nuovo giudizio, senza pronunciare sul merito della colpevolezza.
  • Il rinvio è disposto a giudice in diversa persona fisica per garantire imparzialità e un nuovo esame adeguatamente motivato.
  • La contestazione della motivazione è un rimedio praticabile dal difensore quando il dispositivo non è supportato da un'esposizione comprensibile delle ragioni di fatto e di diritto.
  • Anche il pubblico ministero o il Procuratore generale possono chiedere l'annullamento per vizi di motivazione quando la sentenza non soddisfa i requisiti di legge e costituzionali.
  • Una decisione adeguatamente motivata deve indicare quali elementi probatori sono stati ritenuti credibili, in che modo sono stati valutati e come essi determinano l'affermazione della responsabilità penale.

Testo integrale

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