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Sentenza

Sentenza n. 1270/2026 - Roma, Sezione 1B

per l’annullamento - del provvedimento dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad (Pakistan) del 22 settembre 2022, recante diniego di visto per lavoro subordinato; - di tutti i precedenti atti preparatori e successivi, anche non conosciuti.

Giustizia amministrativa202216594

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di visto per lavoro subordinato adottato dall’Ambasciata d’Italia a Islamabad il 22 settembre 2022

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero e ambasciata)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di visto per lavoro subordinato deducendo: travisamento dei fatti e vizio istruttorio, per illogicità ed erroneità della motivazione; violazione dell’art. 10-bis della l. n. 241/1990, per omesso preavviso di rigetto; violazione dell’art. 4 della l. n. 286/1998, sostenendo che il presunto errore nell’indicazione delle mansioni lavorative non costituisse una ragione normativamente idonea a negare il visto. Le Amministrazioni resistenti hanno eccepito l’inammissibilità originaria del ricorso per nullità della procura alle liti rilasciata all’estero e non legalizzata, oltre a contestare nel merito la fondatezza delle censure. Il TAR aveva ordinato la regolarizzazione della procura ai sensi dell’art. 182 c.p.c.; il ricorrente ha successivamente depositato prova dell’avvenuta legalizzazione.

La decisione

Il TAR ha preso atto della dichiarazione resa dal difensore del ricorrente prima della decisione, con cui è stata rappresentata la sopravvenuta mancanza di interesse alla decisione. Ha quindi ritenuto preclusa ogni pronuncia sul merito, in applicazione del principio della domanda e della disponibilità del processo amministrativo da parte del ricorrente, dichiarando il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Le spese di giudizio sono state compensate in ragione della natura in rito della decisione.

Norme richiamate

  • art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.

    Il ricorso è dichiarato improcedibile quando sopravviene il difetto di interesse alla decisione.

  • art. 85, comma 9, c.p.a.

    Richiamato nel provvedimento senza una specifica interpretazione autonoma.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato quale disposizione relativa alla trattazione della causa, senza una specifica interpretazione autonoma.

  • art. 10-bis l. n. 241/1990

    Indicato quale parametro della censura relativa all’omesso preavviso di rigetto; la questione non è stata esaminata nel merito per la sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 4 l. n. 286/1998

    Indicato quale parametro della censura relativa ai presupposti del diniego di visto; la questione non è stata esaminata nel merito per la sopravvenuta carenza di interesse.

  • art. 182 c.p.c.

    Utilizzato per consentire la regolarizzazione della procura alle liti rilasciata all’estero e non legalizzata.

Massime di principio

  • Nel processo amministrativo, qualora il ricorrente dichiari prima della decisione la sopravvenuta mancanza di interesse alla pronuncia di annullamento, il giudice deve dichiarare il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, senza esaminare le censure di merito.
  • Il processo amministrativo, in forza del principio della domanda e della disponibilità del processo da parte di chi lo ha instaurato, non può essere deciso nel merito quando la parte ricorrente abbia univocamente dichiarato di non avere più interesse alla decisione.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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