Sentenza del 24/02/2015 n. 3647 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
Prevale l’amministrazione
La controversia
I contribuenti hanno impugnato l'avviso di accertamento che rettificava i valori aziendali indicati nella dichiarazione di successione di N.A., deceduto il 14 ottobre 1993. In Cassazione hanno dedotto: la violazione del D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 34, commi 2 e 4; la violazione del D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2, punto 4; nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione sulla determinazione del valore di avviamento dell'azienda, contestando il parziale mancato recepimento delle conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. I primi due motivi sono stati dichiarati inammissibili perché fondati su quesiti di diritto astratti e inidonei. Il terzo motivo è stato ritenuto generico e infondato: il giudice di merito poteva discostarsi dalle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, purché motivasse adeguatamente la scelta. La Corte ha ritenuto congrua e non contraddittoria la motivazione della Commissione tributaria regionale, che aveva confermato il valore netto patrimoniale dichiarato dagli eredi e il valore di avviamento accertato dall'Agenzia delle Entrate. I ricorrenti sono stati condannati, in solido, al pagamento delle spese processuali, liquidate in 4.000 euro per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.
Norme richiamate
D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 34, commi 2 e 4
La disposizione è stata invocata dai contribuenti in relazione alla rettifica dei valori aziendali dichiarati ai fini dell'imposta di successione, ma il relativo motivo è stato dichiarato inammissibile per la formulazione astratta del quesito di diritto.
D.P.R. n. 460 del 1996, art. 2, punto 4
I criteri previsti per la determinazione del valore di avviamento, pur inseriti nella disciplina dell'accertamento con adesione, sono stati ritenuti dal giudice di merito applicabili come criteri valutativi alla fattispecie concreta.
Principio iudex peritus peritorum
Il giudice di merito può disattendere le conclusioni del consulente tecnico d'ufficio e sostituirle con una diversa valutazione, anche basata su altre fonti, purché fornisca una motivazione adeguata, coerente e priva di errori logici o giuridici.
Massime di principio
- Un motivo di ricorso per cassazione deve individuare con precisione la violazione denunciata e confrontarsi con la concreta motivazione della sentenza; quesiti astratti o meramente interrogativi possono comportare l'inammissibilità.
- Il giudice non è vincolato alle conclusioni del consulente tecnico d'ufficio. Può preferire altri criteri o risultanze, purché spieghi in modo intelligibile e non contraddittorio le ragioni della scelta.
- La valutazione del valore economico di un'azienda e del relativo avviamento è normalmente una questione di merito; in Cassazione può essere censurata solo per effettivi vizi di motivazione o violazioni di legge, non per una semplice preferenza per una diversa stima.
- La contestazione della consulenza tecnica deve indicare specificamente quali passaggi siano errati, omessi o contraddittori e perché incidano su un fatto decisivo; una critica generica non è sufficiente.
- In caso di rigetto del ricorso, il soccombente può essere condannato al pagamento delle spese processuali, anche in solido quando vi siano più ricorrenti.
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