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Ordinanza

Ordinanza n. 2442/2026 - Roma, Sezione 1T

Giustizia amministrativa202603417

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: nota prefettizia di rigetto dell'istanza di revoca del decreto di detenzione armi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione dell'interno)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato, chiedendone l'annullamento previa sospensione cautelare, la nota della Prefettura di Viterbo che aveva rigettato l'istanza di revoca del decreto di detenzione armi. In sede cautelare, la parte ha contestato la valutazione prefettizia di propria inaffidabilità. Dalla motivazione dell'ordinanza emerge che l'amministrazione aveva fondato tale valutazione sulla condotta dell'interessato nel tempo e su reiterati episodi sintomatici di conflittualità familiare. Il ricorrente non ha inoltre allegato uno specifico pregiudizio derivante dall'immediata esecuzione dell'atto, precisando che la richiesta riguardava la sola detenzione delle armi e non anche il porto delle stesse.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare. Quanto al fumus boni iuris, ha ritenuto che la valutazione di inaffidabilità compiuta dalla Prefettura apparisse immune da censure, poiché fondata su fatti specifici e rilevanti, relativi alla condotta tenuta nel tempo e alla reiterazione di episodi indicativi di conflittualità familiare. Il giudice ha ritenuto non irragionevole la valorizzazione di tali circostanze e congruo l'iter motivazionale del provvedimento impugnato. Quanto al periculum in mora, ha rilevato l'assenza di un pregiudizio specifico allegato dal ricorrente; inoltre, la sola detenzione delle armi, senza il porto, non risultava idonea a dimostrare come la misura cautelare potesse agevolare la ricerca di un futuro e prossimo lavoro. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare nel processo amministrativo; il giudice ha verificato la sussistenza del fumus boni iuris e del periculum in mora, ritenendoli entrambi insussistenti.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale fondamento dell'oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi della parte e dei terzi.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, insieme alla disciplina nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati identificativi.

Massime di principio

  • In sede cautelare, la valutazione prefettizia di inaffidabilità ai fini della detenzione di armi può ritenersi assistita dal fumus boni iuris quando sia fondata su fatti specifici e rilevanti, considerati nella loro reiterazione e nella loro evoluzione temporale, e la motivazione ne esponga in modo congruo il percorso logico.
  • La reiterazione di episodi indicativi di conflittualità familiare può costituire elemento non irragionevole per la valutazione amministrativa di inaffidabilità ai fini della detenzione di armi.
  • La domanda cautelare è carente del periculum in mora quando il ricorrente non allega uno specifico pregiudizio attuale derivante dall'esecuzione del provvedimento impugnato.
  • La mera esigenza di ottenere la detenzione delle armi, senza anche il porto delle stesse, non dimostra di per sé un pregiudizio cautelare collegato alla ricerca di un futuro lavoro, se non viene spiegato il concreto nesso tra la misura richiesta e tale attività.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaTutela cautelare
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezza

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