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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 479/2022 del 12/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di riesame avverso il "decreto di convalida del sequestro preventivo" emesso dal G.I.P. in data 15/06/2020. La ricorrente deduceva violazione di legge (artt. 324, 581 e 591 c.p.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che l'errata indicazione formale dell'atto impugnato (uso della dicitura "decreto di convalida" anziché esplicita indicazione del decreto di sequestro, sebbene entrambi contenuti nello stesso documento) era un mero errore materiale che non produceva incertezza sull'individuazione dell'atto impugnato; chiedeva quindi che il tribunale decidesse sul merito dell'istanza di riesame.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che l'errore nella titolazione non ha determinato incertezza sull'atto impugnato, posto che il decreto di sequestro è contenuto nello stesso documento della convalida. Ha applicato il principio del "favor impugnationis" e la giurisprudenza di legittimità che esclude l'inammissibilità se l'atto è comunque individuabile. Ha annullato senza rinvio l'ordinanza del Tribunale del riesame e disposto la trasmissione degli atti al Tribunale della Libertà di Roma.

Norme richiamate

  • art. 321, comma 3-bis c.p.p.

    Norma che disciplina la convalida del sequestro preventivo eseguito su iniziativa della polizia giudiziaria; nel caso, la convalida e il decreto di sequestro risultavano contenuti nel medesimo documento

  • art. 324 c.p.p.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina delle impugnazioni e delle formalità procedurali; la Corte valuta l'atto nel contesto complessivo delle norme sulle impugnazioni

  • art. 581 c.p.p.

    Elenca gli elementi che devono comparire nell'atto di impugnazione; la Corte ricorda che la mancata o errata indicazione non è di per sé causa di inammissibilità se non genera incertezza sull'atto impugnato

  • art. 591, comma 1, lett. c) c.p.p.

    Prevede l'inammissibilità per inosservanza delle disposizioni di cui all'art. 581; la Corte interpreta questa sanzione alla luce del principio del "favor impugnationis", limitandone l'effetto quando l'atto è comunque individuabile

Massime di principio

  • Il principio del "favor impugnationis" impone di interpretare gli atti di impugnazione in modo da favorire l'esame del merito quando è possibile individuare chiaramente l'atto cui l'impugnazione si riferisce.
  • L'omessa o errata indicazione formale degli estremi del provvedimento impugnato (numero, data, giudice) non determina automaticamente l'inammissibilità: è rilevante solo se provoca incertezza nell'individuazione dell'atto.
  • Se la convalida e il decreto di sequestro sono contenuti nel medesimo documento, è corretto ritenere impugnabile il decreto di sequestro anche se l'atto di impugnazione menzioni impropriamente la sola 'convalida', purché risulti chiaro l'interesse allo svincolo del bene.
  • Il giudice del riesame deve, quando possibile, correggere/interpretare un errore materiale e decidere la controversia sul merito anziché limitarsi a respingere per motivi formali.
  • Per evitare rischi procedurali, chi impugna dovrebbe in ogni caso specificare chiaramente nel ricorso l'atto e l'oggetto dell'impugnazione e, se necessario, depositare memoria chiarificatrice tempestiva per sanare eventuali errori materiali.

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