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Sentenza

Sentenza del 28/12/2022 n. 6368 - Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio

Accertamento - Disconoscimento di un credito esposto in dichiarazione dei redditi - Ricorso alla procedura automatizzata ex art. 36.bis l. 600/73.

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

l'ufficio ha disconosciuto un credito esposto in dichiarazione e, mediante la procedura automatizzata ex art. 36-bis D.P.R. 600/1973, ha trasformato automaticamente tale voce di credito in una voce di debito chiedendo il pagamento anticipato dell'imposta; la questione riguarda i limiti del potere di correzione dell'ufficio in sede di liquidazione basata sulla dichiarazione

La decisione

È stato ritenuto illegittimo che l'ufficio trasformi automaticamente un credito dichiarato in un debito e richieda il pagamento anticipato. Il potere dell'ufficio in sede di liquidazione è limitato alla correzione degli "errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti o dai sostituti d'imposta"; in caso di disconoscimento del credito l'ufficio può disconoscere il diritto al credito residuo, ma non può procedere a una immediata richiesta di pagamento anticipato dell'imposta che il contribuente avrebbe potuto utilizzare in futuro. Viene richiamata la giurisprudenza (Cass. n. 4539/13) a sostegno di tale orientamento.

Norme richiamate

  • D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 36-bis

    correzione degli "errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti o dai sostituti d'imposta" (art. 36-bis, comma 2, lett. a, nel testo vigente ratione temporis)

    la norma autorizza gli uffici solo a rettifiche di errori materiali o di calcolo in sede di liquidazione; non legittima la trasformazione automatica di un credito in debito né la richiesta immediata di pagamento di imposte future potenzialmente compensabili

  • Cassazione civile, sent. n. 4539/2013

    giurisprudenza richiamata che conferma il principio limitativo del potere dell'amministrazione di effettuare rettifiche automatiche e la necessità di un accertamento o atto specifico per la pretesa d'imposta, impedendo la conversione automatica del credito in debito

Massime di principio

  • La procedura automatizzata ex art. 36-bis è riservata alla rettifica di errori materiali e di calcolo; non può essere usata per contestare il diritto soggettivo al credito e per convertirlo automaticamente in debito.
  • Se l'amministrazione ritiene inesistente o indetraibile un credito dichiarato, deve disconoscerne l'esistenza tramite un atto motivato (es. avviso di accertamento o altro provvedimento), non può pretendere il pagamento immediato dell'imposta che il contribuente avrebbe potuto compensare in futuro.
  • Il contribuente può opporsi alla trasformazione automatica e impugnare l'atto: è opportuno conservare tutta la documentazione comprovante il diritto al credito e proporre i rimedi amministrativi/giudiziari (reclamo, ricorso tributario) nei termini.
  • In situazioni analoghe, verificare sempre se l'irregolarità denunciata rientra effettivamente nella categoria degli "errori materiali o di calcolo"; in caso contrario, l'azione dell'ufficio è viziata e soggetta a impugnazione.
  • L'amministrazione fiscale può, se del caso, recuperare l'imposta tramite le ordinarie procedure di accertamento o riscossione, rispettando i principi di motivazione e di contraddittorio, ma non attraverso una conversione automatica del credito in debito.

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