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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9426/2022 del 18/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

De Stefano impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il riesame avverso la misura cautelare della custodia in carcere; era gravemente indiziato del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso in danno dei titolari di un supermercato Conad di Pellaro. In cassazione il ricorrente deduceva: (i) carenza e illogicità della motivazione sulla gravità indiziaria, sostenendo che le intercettazioni citate non avrebbero il ricorrente come parte conversante e che molte argomentazioni si riferirebbero al distinto procedimento "Malefix"; (ii) omessa risposta a specifiche doglianze difensive contenute in memoria, in particolare sulla tempestualità degli elementi indiziari rispetto ai procedimenti coinvolti e sull'apparente contrasto tra captazioni e dichiarazioni di un teste (De Carlo Maurizio) che retrodaterebbero l'estorsione a febbraio 2018.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente valutato il compendio indiziario, riconducendo con sufficiente certezza il nome "Carmine" nelle intercettazioni al De Stefano e valutando coerentemente il valore delle captazioni; le censure difensive sono state considerate questioni di merito e tentativi di frazionare il quadro indiziario. Quanto alla presunta omessa considerazione della memoria, la Corte ha ritenuto che le argomentazioni difensive fossero incompatibili con il complessivo impianto motivazionale e quindi non decisive ai fini della legittimità. Conseguentemente il ricorso è stato respinto, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3000 alla cassa delle ammende; il provvedimento dispone inoltre gli adempimenti di cui all'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen. (per la situazione di detenzione).

Norme richiamate

  • Codice penale - estorsione e aggravanti

    artt. 81, 99, 629, comma 2, in relazione all'art. 628, comma 3, n. 3, 416 bis.1 cod. pen.

    Le norme sono state richiamate per contestare l'estorsione aggravata dal metodo mafioso; la Corte non entra nel merito dell'accertamento definitivo ma ritiene che, alla stregua degli indizi raccolti e valutati dal Tribunale, ricorrano gli elementi per la misura cautelare richiesta.

  • Codice di procedura penale - motivi di cassazione

    art. 606, comma 1, lett. b), c) ed e) cod. proc. pen.

    Le censure prospettate ai sensi dell'art. 606 sono state ritenute infondate perché attengono a valutazioni di merito e a una rivalutazione delle emergenze investigative, mentre la Cassazione controlla la legittimità e la motivazione formale, non una nuova valutazione del fatto.

  • Codice di procedura penale - motivazione e atti difensivi

    art. 292 e art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamate dalla difesa come parametri di correttezza motivazionale e di esercizio del contraddittorio; la Corte ha ritenuto che la motivazione sia stata sufficiente e che le allegazioni difensive non introducessero questioni nuove in grado di inficiare il provvedimento impugnato.

  • Codice di procedura penale - ulteriori obblighi di motivazione

    art. 292, lett. c-bis) cod. proc. pen.

    La doglianza sull'omessa risposta a specifiche ragioni è stata respinta: la Cassazione rileva che l'omesso esame di una memoria difensiva è rilevante in sede di legittimità solo se introduce temi nuovi e potenzialmente decisivi; qui le argomentazioni erano incompatibili con il quadro motivazionale già formato.

  • Disposizioni attuative codice procedura penale - adempimenti per detenuti

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Dispositivo richiamato per gli adempimenti ulteriori da svolgere rispetto alla condizione di detenzione del ricorrente; la Corte ha ordinato l'esecuzione di tali adempimenti visto lo stato di custodia.

Massime di principio

  • In sede di legittimità le censure che richiedono una rivalutazione delle prove o del valore delle intercettazioni sono, di regola, considerate questioni di merito e non agevolmente accolte; la Cassazione verifica la legittimità della motivazione più che la bontà probatoria.
  • Il giudizio sulla gravità indiziaria si fonda sulla valutazione complessiva del compendio indiziario: scomporre gli elementi per contestarne singolarmente il valore è spesso insufficiente se il contesto complessivo li ricompatta logicamente.
  • La citazione di un nome in intercettazioni può essere ritenuta riferibile a un determinato soggetto sulla base del contesto e della coerenza fattuale; non è necessario che il ricorrente sia sempre parte conversante nelle stesse intercettazioni.
  • L'omesso esame di una memoria difensiva dal Tribunale del riesame non è automaticamente rilevante in Cassazione: lo è solo se la memoria introduce questioni nuove e potenzialmente decisive che il provvedimento impugnato non abbia preso in considerazione.
  • Le censure basate su parallelismi con altri procedimenti (es. richiamare un diverso filone istruttorio) devono dimostrare l'effettiva erroneità della ricostruzione temporale o fattuale; altrimenti la corte tende a confermare la valutazione composita degli indizi.
  • Quando il ricorso è dichiarato manifestamente infondato, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a sanzioni pecuniarie (es. somma alla cassa delle ammende).
  • In contestazioni che riguardano reati aggravati dal metodo mafioso la soglia per mantenere misure cautelari è spesso alta a causa del contesto criminoso e della necessità di impedire la reiterazione o l'inquinamento delle prove.

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