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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8385/2022 del 11/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Capo Sergio chiedeva la revoca del decreto penale di condanna emesso il 12/03/2019 per violazione del principio del ne bis in idem, con riferimento alla sentenza del Tribunale di Venezia del 21/05/2020 divenuta irrevocabile il 02/04/2021. Il Giudice per le indagini preliminari dichiarò inammissibile l'istanza de plano con ordinanza del 19/05/2021. Il ricorrente impugnò in Cassazione denunciando la violazione dell'art. 666 c.p.p., perché il provvedimento era stato adottato de plano fuori dai casi in cui l'articolo consente tale modalità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: il giudice dell'esecuzione ha proceduto de plano in assenza dei presupposti dell'art. 666, comma 2, c.p.p., poiché la questione del ne bis in idem richiedeva accertamenti di natura cognitiva e valutazioni discrezionali e non poteva essere risolta con una declaratoria sommaria di inammissibilitá. Tale vizio ha determinato una nullità assoluta rilevante ai sensi dell'art. 178, comma 1, lett. c), c.p.p., attinente all'instaurazione del contraddittorio. Per questi motivi la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Venezia, Ufficio del Giudice per le indagini preliminari, per la trattazione del ricorso nel contraddittorio delle parti.

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen.

    L'art. 666, comma 2, c.p.p. consente al giudice dell'esecuzione di pronunciare de plano la manifesta infondatezza solo quando l'istanza manchi dei requisiti posti direttamente dalla legge e tale mancanza sia immediatamente diciarabile senza accertamenti di tipo cognitivo o valutazioni discrezionali. Nel caso esaminato la Corte ha interpretato la norma in senso restrittivo, escludendo l'uso del procedimento de plano per questioni che richiedono valutazioni sul ne bis in idem.

  • art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto che la violazione della necessità del contraddittorio, derivante dall'adozione de plano in una situazione che richiedeva valutazioni, integri una nullità assoluta rilevante ai sensi di questa disposizione, con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

  • principio del ne bis in idem

    Il principio, invocato dal ricorrente come fondamento per la revoca del decreto penale di condanna, richiede un accertamento comparativo tra il decreto contestato e la sentenza irrevocabile: tale verifica ha natura cognitiva e non può essere liquidata de plano.

Massime di principio

  • L'adozione 'de plano' di una declaratoria di manifesta infondatezza ai sensi dell'art. 666 c.p.p. è ammessa solo quando l'istanza manca di requisiti previsti dalla legge e la loro assenza è evidente senza bisogno di accertamenti di merito o valutazioni discrezionali.
  • Se la questione sollevata richiede un esame comparativo o valutazioni di fatto e diritto (per esempio verifiche con il principio del ne bis in idem), il giudice dell'esecuzione deve fissare l'udienza in camera di consiglio o garantire il contraddittorio; l'omissione comporta nullità assoluta ai sensi dell'art. 178 c.p.p.
  • In presenza di nullità assolute attinenti al contraddittorio la Corte di Cassazione può annullare il provvedimento impugnato e disporre la restituzione degli atti al giudice di merito per la trattazione nel contraddittorio delle parti.
  • Chi propone istanza di revoca di un decreto penale per motivi che comportano valutazioni di merito (es. ne bis in idem) dovrebbe esplicitamente richiedere la trattazione con contraddittorio e motivare la necessità di accertamenti, per evitare che il giudice tenti di escludere l'istanza come manifestamente infondata.
  • È utile citare la giurisprudenza consolidata della Cassazione che limita l'uso dell'art. 666 c.p.p. quando la decisione richiede esami di merito, per argomentare l'irrilevanza della declaratoria de plano.

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