Cassazione Penale, Sentenza n. 25096/2026 del 03/07/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Nel procedimento iscritto presso la Procura di Venezia per ipotesi di riciclaggio, veniva contestata la cessione, attraverso una società amministrata di diritto da una soggetto e di fatto da un altro, di crediti ritenuti fittizi ad altra società, con conseguente sequestro preventivo delle somme corrispondenti agli importi dei crediti ceduti. Il G.i.p. disponeva e convalidava il sequestro urgente; il Tribunale del riesame confermava il vincolo reale. I ricorrenti deducevano in cassazione violazione di legge e inosservanza di norme processuali, lamentando che il tribunale cautelare avesse confermato il fumus del riciclaggio senza un effettivo approfondimento sulla concretezza dell'ipotesi di reato e, soprattutto, senza prova della consapevolezza della natura non genuina dei crediti ceduti. Sostenevano inoltre che il cessionario del credito non avrebbe un onere di verifica concreta della genuinità del credito acquistato e che le cessioni successive erano tutte tracciate.
La decisione
La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che le doglianze, formalmente prospettate come violazione di legge, mirassero in realtà a censurare la motivazione e la valutazione del materiale indiziario compiuta dal tribunale del riesame, profili non deducibili con ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di sequestro preventivo se non nei limiti della violazione di legge. Ha quindi confermato l'impianto del provvedimento cautelare, osservando che il giudice del riesame aveva valorizzato elementi concreti, anche intercettazioni, da cui emergeva la fittizietà dei crediti e la consapevolezza dell'indagato circa la loro non genuinità. Conseguentemente, ha condannato i ricorrenti alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 ciascuno alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 648-bis c.p.
norma incriminatrice richiamata per qualificare la condotta come riciclaggio, rispetto alla quale la Corte ribadisce che in sede cautelare reale basta un fumus fondato su elementi concreti e non è necessario l'accertamento pieno del dolo.
art. 125 c.p.p.
richiamato dai ricorrenti insieme ad altre norme processuali per sostenere il vizio della motivazione del provvedimento del riesame.
art. 127 c.p.p.
richiamato dai ricorrenti tra le norme processuali asseritamente violate.
art. 324 c.p.p.
norma sul riesame delle misure cautelari reali, nel cui ambito è stato emesso il provvedimento impugnato.
art. 321 c.p.p.
base normativa del sequestro preventivo confermato dal tribunale del riesame.
art. 325 c.p.p.
la Corte ribadisce che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro preventivo è proponibile per violazione di legge, nozione che non comprende la mera illogicità o insufficienza della motivazione.
art. 606 c.p.p.
richiamato per chiarire che la contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione possono essere dedotte solo nel motivo specifico previsto da tale disposizione, non come violazione di legge.
art. 616 c.p.p.
applicato per la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria conseguente all'inammissibilità.
art. 122, comma 4, d.l. 34/2020
invocato dalla difesa per sostenere che sul cessionario del credito non incomberebbe un onere di verifica concreta della genuinità del credito acquistato.
art. 273 c.p.p.
richiamato in via comparativa per distinguere la soglia indiziaria richiesta per le misure cautelari personali da quella, meno intensa, sufficiente per le misure cautelari reali.
Massime di principio
- In materia di sequestro preventivo, il ricorso per cassazione è ammissibile per violazione di legge solo nei casi di mancanza assoluta o mera apparenza della motivazione; non è consentito prospettare come violazione di legge un vizio che in realtà attenga a insufficienza, contraddittorietà o illogicità della motivazione.
- Ai fini del fumus commissi delicti richiesto per il sequestro preventivo, il giudice non può limitarsi alla mera astratta sussumibilità del fatto nello schema legale del reato, ma deve verificare l'esistenza di un quadro indiziario concreto e coerente che renda verosimile la commissione del reato e il nesso tra cosa sequestrata e reato.
- Nel sequestro preventivo di somme ritenute provento di riciclaggio, la contestazione relativa al deficit di dolo o alla mancata conoscenza della natura illecita del bene attiene al pieno accertamento della responsabilità e non esclude, di per sé, la configurabilità del fumus in sede cautelare reale quando gli elementi indiziari rendano plausibile la provenienza illecita e la consapevolezza dell'indagato.
- La valutazione del fumus nelle misure cautelari reali può fondarsi anche su risultanze investigative quali intercettazioni, purché il giudice le valorizzi in modo puntuale e coerente, senza necessità del livello di persuasività richiesto per le misure cautelari personali.
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