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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 23381/2021 del 24/08/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti contestavano la disconoscimento, operato dall'Agenzia delle Entrate, della deducibilità dell'ammortamento relativo a un impianto sportivo (campo di calcetto e bar) realizzato dalla società, per l'anno d'imposta 2008 (importo recuperato €1.758,00). Sostenevano che i costi avevano incrementato il valore di beni immobili strumentali/pertinenti e che la successiva concessione in locazione dell'impianto costituiva esercizio di attività d'impresa con rilevanza ai fini delle imposte dirette e dell'IVA (conseguente esigibilità dei canoni). Hanno dedotto violazione di norme del TUIR e della disciplina IVA nonché vizi di applicazione della legge.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Commissione tributaria regionale che aveva ritenuto i costi per la realizzazione del campo di calcetto non inerenti all'attività d'impresa (commercio all'ingrosso e al dettaglio di prodotti ortofrutticoli). La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'inerenza va valutata con riferimento all'oggetto sociale dell'impresa e richiede un nesso immediato e diretto tra il costo e l'attività aziendale; la mera potenzialità di produrre ricavi o una successiva locazione non era sufficiente a retroagire e rendere il costo inerente. Il ricorso è stato quindi rigettato e i contribuenti sono stati condannati al rimborso delle spese processuali dell'Agenzia delle Entrate, liquidate in €2.300,00, oltre oneri prenotati a debito. La Corte ha altresì richiamato le disposizioni sul contributo unificato eventualmente dovuto.

Norme richiamate

  • art. 109, co. 2 lett. b) e co. 5, d.P.R. 917/1986 (TUIR)

    La norma è richiamata in relazione al requisito di deducibilità dei costi; la Corte interpreta l'inerenza come nesso qualitativo riferito all'oggetto sociale dell'impresa, non come semplice utilità o possibilità di produrre ricavi.

  • artt. 3, co. 2 n. 1, 4, co. 2 n. 1, 6 e 19, d.P.R. 633/1972 (disciplina IVA)

    Richiamate in relazione alla rilevanza ai fini IVA dei costi e dei canoni di locazione; la Corte afferma che anche ai fini IVA è necessario il nesso di inerenza con l'attività d'impresa per riconoscere la rilevanza fiscale.

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    Norma invocata come motivo di ricorso per cassazione (violazione di legge), ma la Corte ha ritenuto infondato il motivo in punto di diritto e di fatto.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002 (introdotto dall'art. 1, comma 17, L. n. 228/2012) e art. 13 comma 1-bis

    Riferite in ordine all'eventuale versamento aggiuntivo del contributo unificato da parte del ricorrente, ove dovuto.

Massime di principio

  • L'inerenza dei costi ai fini delle imposte dirette e dell'IVA va valutata rispetto all'oggetto sociale formalmente dichiarato: occorre un nesso immediato e diretto tra spesa e attività d'impresa.
  • Non è sufficiente che una spesa possa, in astratto o successivamente, generare ricavi (ad es. tramite locazione a terzi) per qualificarla come inerente nel periodo in cui è stata sostenuta.
  • L'accertamento della mancata inerenza è valutazione di fatto che, se adeguatamente motivata, è insindacabile in sede di legittimità; gravano sui contribuenti l'onere e la prova del collegamento con l'oggetto sociale.
  • Il concetto di inerenza è qualitativo e distinto dalla nozione di congruità o utilità economica: la sproporzione o antieconomicità della spesa non determina automaticamente la non deducibilità, ma non ne costituisce nemmeno prova di inerenza.
  • Nella pianificazione fiscale, per interventi su beni immobili o per iniziative non direttamente riconducibili all'attività sociale principale, è consigliabile documentare preventivamente la connessione funzionale con l'oggetto sociale (ad esempio mediante adeguamento statutario o prove di utilizzo strumentale) per evitare il rischio di disconoscimento.

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