Cassazione Penale, Sentenza n. 1913/2023 del 18/01/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva disposto la restituzione parziale di oggetti sequestrati nell'ambito di indagini per usura, ma aveva mantenuto il sequestro su due veicoli acquistati nel 2014 e su ingenti somme di denaro. Il ricorrente deduceva, con primo motivo, carenza assoluta di motivazione in relazione alla verifica della ragionevolezza temporale tra l'epoca di acquisto dei veicoli (2014) e la commissione dei reati (indagini indicano fatti nella seconda metà del 2017). Con secondo motivo contestava la valutazione relativa alle somme di denaro, sostenendo che il Tribunale aveva erroneamente escluso la necessità della verifica temporale per il denaro rinvenuto.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha accolto il primo motivo: la motivazione del Tribunale del riesame è stata ritenuta carente rispetto alla verifica della ragionevolezza temporale del nesso tra acquisto dei veicoli e commissione dei reati; perciò il provvedimento è annullato limitatamente al sequestro preventivo dei due veicoli targati EB65806 e EN737CF con rinvio al Tribunale di Livorno, sezione per il riesame, per un nuovo esame con adeguata motivazione. Ha invece respinto il secondo motivo come manifestamente infondato: la Corte ha condiviso la valutazione che, nel caso di giacenze di denaro sproporzionate rispetto alla capacità patrimoniale, non sempre opera la verifica temporale puntuale perché le somme potrebbero risultare da accantonamenti progressivi; pertanto il sequestro delle somme e il mantenimento di altri provvedimenti cautelari sono stati confermati.
Norme richiamate
art. 240 bis cod. pen.
Disciplina il sequestro per equivalente e la confisca allargata; impone l'accertamento della legittimità dell'acquisizione dei beni e richiede una valutazione della ragionevolezza temporale per collegare i beni al reato quando necessario
Giurisprudenza della Cassazione - Sez. 2, n. 52626 del 26/10/2018 (Grillo)
«dar conto che i beni non siano ictu oculi estranei al reato perché acquistati in un periodo di tempo eccessivamente antecedente alla sua commissione»
Afferma la necessità di motivare che i beni non siano evidentemente estranei al reato per essere assoggettati al sequestro finalizzato alla confisca allargata; richiede valutazioni sul periodo temporale rispetto alla commissione del reato
Giurisprudenza della Cassazione - Sez. 5, n. 21711 del 28/02/2018 e Sez. 3, n. 52055 del 03/10/2017
Confermano il principio secondo cui il criterio della ragionevolezza temporale è rilevante nell'accertamento della provenienza lecita o illecita dei beni e che la valutazione va adeguatamente motivata
Massime di principio
- Per i sequestri finalizzati alla confisca allargata ex art. 240 bis è necessario valutare e motivare la ragionevolezza temporale tra l'acquisto del bene e la commissione del reato: beni acquistati molto prima richiedono argomentazione che giustifichi il nesso con il reato
- L'onere di dimostrare il collegamento temporale e l'illegittima acquisizione grava sulla pubblica accusa; motivazione insufficiente o meramente apparente può determinare annullamento e rinvio per nuovo esame
- Per ingenti somme di denaro sproporzionate rispetto alla capacità patrimoniale non sempre è richiesta una verifica temporale puntuale: tali giacenze possono essere ritenute sospette se non adeguatamente giustificate come risparmi o entrate lecite
- In impugnazioni di sequestri, è efficace produrre documentazione che dimostri la provenienza lecita e la cronologia degli accantonamenti (rendiconti bancari, dichiarazioni fiscali, evidenze di risparmi) per contrastare la presunzione di illiceità
- Se il giudice di merito non fornisce ragionamenti logici e dati valutativi sul nesso temporale, la Corte di legittimità può annullare il provvedimento limitatamente alle parti non adeguatamente motivate e rinviare per un nuovo esame
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