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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25341/2023 del 13/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Portanova chiedeva l'equa riparazione per ingiusta detenzione relativa a periodo di custodia cautelare in carcere e successivi arresti domiciliari per reati connessi allo spaccio (capi B, C, D). Pur essendo stato poi assolto dalla Corte d'appello con sentenza passata in giudicato, la Corte d'appello di Roma ha rigettato la richiesta di riparazione ritenendo che il ricorrente avesse concorso, per colpa grave, a creare le condizioni che giustificarono l'intervento dell'autorità giudiziaria, per le sue ripetute e ambigue frequentazioni con Osman Filippo (soggetto noto come rapinatore) e altri pluripregiudicati, incontri brevi in luogo periferico e il precipitoso allontanamento al sopraggiungere della polizia. Portanova ha dedotto in cassazione l'erronea applicazione di legge e la mancanza o illogicità della motivazione in ordine alla sussistenza della colpa grave.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la cognizione in sede di legittimità è limitata alla legalità e alla logicità della motivazione e ha ritenuto congrua la valutazione della Corte d'appello secondo la quale le condotte extraprocessuali del ricorrente (incontri ripetuti e ambigui con soggetti noti per pericolosità, comportamento precipitato al sopraggiungere della polizia) integrano una colpa grave idonea a escludere il diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 314 c.p.p. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali; non è stata disposta rifusione delle spese in favore del Ministero per genericità della sua memoria.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    «chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave»

    Stabilisce il diritto all'equa riparazione a condizione che l'interessato non abbia dato causa, con dolo o colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare; la colpa grave ostativa può derivare anche da comportamenti extraprocessuali (es. frequentazioni ambigue) purché sia adeguatamente motivata la loro idoneità a costituire concausa.

  • art. 646, comma 3, cod. proc. pen.

    Limita la cognizione della Corte di Cassazione nei procedimenti per riparazione all'esame della legittimità e della congruità/logicità della motivazione del provvedimento impugnato, senza poter entrare nel merito sostanziale dei fatti già valutati dal giudice di merito.

  • art. 315, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiama e rende applicabile il limite di cognizione di cui all'art. 646 c.p.p. anche ai procedimenti di riparazione, confermando la limitazione del controllo in Cassazione alla legittimità del provvedimento impugnato.

  • art. 43 cod. pen.

    Definisce la nozione di colpa (negligenza, imprudenza, imperizia, inosservanza di leggi o regolamenti). Nella disciplina della riparazione costituisce parametro per valutare la sussistenza della colpa grave escludente il diritto all'indennizzo.

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 73, 74, 80) e art. 110 cod. pen.

    Norme sostanziali riguardanti le fattispecie di detenzione e partecipazione relative a sostanze stupefacenti (richiamate nei capi di imputazione), rilevanti unicamente come oggetto delle indagini e della custodia cautelare ma non centrali nella valutazione del diritto alla riparazione, che si basa invece sulla condotta del richiedente rispetto alla causazione della misura.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione, nei giudizi di riparazione, controlla solo la legittimità e la logicità della motivazione del giudice a quo, senza riesaminare il merito dei fatti.
  • Il diritto all'equa riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. è escluso se il richiedente ha concorso, per dolo o per colpa grave, a causare l'adozione o il mantenimento della misura cautelare; il giudice deve accertare questa circostanza d'ufficio.
  • Frequentazioni ambigue o ripetute con soggetti notoriamente dediti a reati gravi possono integrare colpa grave, soprattutto se i comportamenti (luogo isolato, brevità e precipitosità dell'incontro, fuga al sopraggiungere della polizia) sono oggettivamente idonei a suscitare l'allarme e l'intervento dell'autorità.
  • Per opporsi con successo a una contestazione di colpa grave è utile documentare tempestivamente e con chiarezza agli inquirenti la natura innocua dei rapporti, nonché fornire elementi che escludano la prevedibilità dell'intervento autoritativo in ragione delle proprie condotte.
  • È necessario che il giudice motivi espressamente la relazione causale tra le condotte contestate e l'adozione o il mantenimento della misura cautelare; senza adeguata motivazione la censura in Cassazione può risultare fondata.
  • Nella valutazione rilevano fattori concreti (conoscenza della pericolosità dell'interlocutore, contesto, modalità e ripetizione degli incontri, reazioni al sopraggiungere delle forze dell'ordine) che, considerati ex ante, possono costituire indizi di responsabilità colposa anche se il procedimento penale si conclude con assoluzione.

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