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Sentenza

Sentenza n. 4096/2026 - Roma, Sezione 1T

per l'annullamento previa concessione di idonee misure cautelari, - del provvedimento della Prefettura di Roma dell’11 dicembre 2025, notificato a mezzo pec il 15 dicembre 2025, con cui è stata rigettata la domanda di rilascio del nulla osta per motivi di lavoro subordinato, ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. n. 286/98, in favore della sig.ra -OMISSIS-; - di tutti gli atti presupposti, connessi e conseguenti, ancorché attualmente non conosciuti.

Giustizia amministrativa202601766

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del nulla osta per motivi di lavoro subordinato ai sensi dell’art. 22 del d.lgs. 286/1998

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (prefettura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento della Prefettura di Roma che aveva respinto la domanda di rilascio del nulla osta al lavoro subordinato in favore di una lavoratrice straniera. Il diniego era motivato dal mancato superamento, nonostante le integrazioni documentali trasmesse durante il procedimento, delle criticità relative all’asseverazione e alla documentazione attestante la disponibilità di un alloggio. Il ricorrente ha dedotto di avere prodotto, nel corso del procedimento, documentazione e osservazioni idonee a superare i motivi ostativi rilevati dall’Amministrazione, chiedendo l’annullamento dell’atto previa concessione di misure cautelari.

La decisione

Nel corso del giudizio l’Amministrazione ha comunicato di avere annullato in autotutela il provvedimento impugnato, alla luce delle integrazioni documentali e delle osservazioni presentate, procedendo al ripristino dell’istanza. Il TAR, rilevato che l’annullamento dell’atto e il ripristino dell’istanza facevano venir meno l’interesse alla decisione, e considerata anche la dichiarazione del difensore del ricorrente, intesa come volontà di non proseguire il giudizio, ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse. Le spese di lite sono state compensate per giusti motivi, in ragione dell’evoluzione della vicenda.

Norme richiamate

  • art. 22 d.lgs. 286/1998

    Disciplina il rilascio del nulla osta per lavoro subordinato in favore del lavoratore straniero; il provvedimento impugnato era stato adottato nell’ambito di tale procedimento.

  • art. 60 c.p.a.

    Ha consentito la definizione della controversia con sentenza in forma semplificata, previo avviso alle parti.

  • art. 73, comma 3, c.p.a.

    È stato richiamato per l’avviso alle parti della possibile improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse e della possibile definizione della causa con sentenza semplificata.

  • art. 52, comma 1, d.lgs. 196/2003

    Ha costituito il presupposto per disporre l’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti e dei difensori.

Massime di principio

  • L’annullamento in autotutela del provvedimento impugnato, accompagnato dal ripristino dell’istanza amministrativa, determina la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione sul ricorso di annullamento quando non residui un’utilità concreta e attuale derivante dalla pronuncia giudiziale.
  • La dichiarazione resa in giudizio dal difensore circa la volontà di non proseguire la controversia può essere valutata dal giudice, unitamente alla rimozione dell’atto impugnato da parte dell’Amministrazione, quale elemento confermativo della sopravvenuta carenza di interesse.
  • L’evoluzione della vicenda amministrativa, segnata dall’annullamento in autotutela dell’atto impugnato e dal ripristino dell’istanza, può giustificare la compensazione delle spese di lite.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiAutotutela decisoriaSopravvenuta carenza di interesse

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