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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 301/2022 del 10/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che li aveva confermati colpevoli del reato di furto aggravato (art. 625 n.2 c.p.) per la sottrazione del portafogli contenente euro 500,00 ad opera della Fusser, con la complicità del Serrentino. Le doglianze contestavano in particolare: 1) l'identificazione della Fusser nel filmato di videosorveglianza (si deduceva la presenza di altre persone nel locale e si sosteneva possibile errore identificativo); 2) l'imputazione del concorso di Serrentino, ritenuta insufficiente in quanto basata solo sulla sua presenza nel negozio; 3) la presunta violazione dell'art. 189 c.p.p. in ordine alle modalità di identificazione, poiché la condanna si fonderebbe sulle dichiarazioni della persona offesa e sul riconoscimento informale degli imputati nelle immagini del sistema di sorveglianza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché le censure erano sostanzialmente attratte in fatto e finalizzate a una rivalutazione delle prove, non denunciando profili di travisamento tali da giustificare la riesamina in sede di legittimità. I giudici hanno ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito motivazione specifica e logica, valorizzando le dichiarazioni della persona offesa e le immagini dell'impianto di videosorveglianza come indizio grave e preciso. Perciò i ricorsi sono stati respinti (inammissibilità) e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 625 n. 2 cod. pen.

    La norma è stata applicata per qualificare come "furto aggravato" la sottrazione del portafogli nel contesto dell'esercizio commerciale; la Corte ha ritenuto ricorrere l'aggravante contestata nella sentenza di merito.

  • art. 189 cod. proc. pen.

    I ricorrenti hanno invocato la violazione di questa norma (relativa alle forme di identificazione), ma la Corte ha ritenuto la censura inconferente: il riconoscimento da immagini di videosorveglianza rappresenta un indizio grave e preciso valutabile dai giudici di merito e la presunta violazione non è stata dimostrata in modo da integrare un vizio di diritto utile in sede di legittimità.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi che si limitano a chiedere una rivalutazione del fatto e delle prove senza denunciare specifici vizi di diritto o un travisamento che incida sulla decisione; le doglianze meramente fattuali sono improduttive in sede di legittimità.
  • Il riconoscimento di soggetti ripresi da sistemi di videosorveglianza, combinato con le dichiarazioni della persona offesa, può costituire un "indizio grave e preciso" idoneo a sostenere una condanna se i giudici di merito forniscono motivazione congrua sulla attendibilità di tali elementi.
  • Per impugnare con successo una decisione penale in Cassazione occorre segnalare errori di diritto, travisamenti specifici e dimostrabili delle prove o vizi logico-giuridici della motivazione; censure generiche sul fatto o sul ruolo di un imputato sono generalmente destinate all'inammissibilità.
  • La chiamata in causa dell'art. 189 c.p.p. richiede che sia comprovata una lesione delle garanzie procedurali relative all'identificazione; la sola affermazione che l'identificazione sia "informale" o inesatta non è sufficiente senza elementi che dimostrino il pregiudizio causato.
  • La declaratoria di inammissibilità può comportare condanne alle spese processuali e sanzioni pecuniarie (es. somma alla Cassa delle Ammende) se i motivi proposti risultano dolosi o gravemente colposi nella loro formulazione.

Testo integrale

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