Cassazione Penale, Sentenza n. 39942/2025 del 11/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorsi chiederanno la cassazione della sentenza d'appello del 27/01/2025: il Procuratore generale contestava in particolare la riqualificazione del capo 36 (vicenda Fretta) da estorsione a minaccia grave con aggravante del metodo mafioso e la mancata valutazione dell'aggravante di agevolazione mafiosa e di elementi probatori; chiedeva altresì la riforma delle assoluzioni per intestazione fittizia (capi 11-12) e la rinnovazione di prove sull'esistenza della cosca per l'aggravante mafiosa. Todaro Giuseppe e Todaro Raffaele impugnavano molte condanne (concussione, corruzione, reati societari e bancarotta/distrazione, estorsione/ minaccia) denunciando errori di diritto e di valutazione probatoria, carenze di motivazione rafforzata, erronea qualificazione dei fatti, illegittima confisca; Pasotti impugnava la condanna per fatture inesistenti denunciando inversione dell'onere della prova e valutazioni illogiche.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei singoli imputati Todaro Giuseppe, Todaro Raffaele e Pasotti Claudio e ha parzialmente accolto il ricorso del Procuratore generale limitatamente al capo 36: ha annullato con rinvio la sentenza impugnata quanto a quel capo (pertinente alla qualificazione/valutazione della condotta minacciosa/estorsiva nei confronti di Fretta) e ha dichiarato inammissibili gli altri profili di ricorso del Procuratore generale. I ricorrenti inammissibili sono stati condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende. La Corte ha inoltre delineato principi interpretativi su distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sulla nozione di consumazione dell'intestazione fittizia e sui limiti del sindacato di legittimità rispetto alla valutazione delle prove e alle richieste istruttorie in appello.
Norme richiamate
art. 612 cod. pen. (minaccia/estorsione)
La Corte richiama la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni: va verificata preliminarmente la tutelabilità davanti all'autorità giudiziaria della pretesa; se la pretesa non è tutelabile configura estorsione, se l'agente ragionevolmente credeva di esercitare un diritto configura esercizio arbitrario.
art. 416-bis.1 cod. pen. (aggravante di metodo/agevolazione mafiosa)
L'aggravante mafiosa richiede elementi probatori concreti dell'esistenza e dell'attualità della struttura mafiosa/ cosca e del nesso di agevolazione; la Corte ha ritenuto insufficiente la prova per estendere l'aggravante in vari capi, ma ha rimesso al giudice di merito la verifica circoscritta del capo annullato.
art. 512-bis cod. pen. (intestazione fittizia)
Il reato è istantaneo e si perfeziona quando si realizza la difformità tra titolarità formale e di fatto con dolo specifico di eludere misure di prevenzione; operazioni successive possono non modificare il tempus commissi delicti. La Corte ha ritenuto che, per alcuni assolti, mancasse l'elemento soggettivo.
art. 317, 319 cod. pen. (concussione, corruzione)
La Corte conferma che la concussione può realizzarsi anche tramite prospettazione di un male ingiusto (pressione psicologica) e che il concorso delittuoso può ricadere anche su extranei che concretamente contribuiscono a creare lo stato di soggezione della vittima.
art. 322-ter cod. pen. (confisca per delitti contro la PA)
In casi di reati 'in contratto' vs 'reati contratto' la Corte distingue quando il contratto è contaminato dall'illiceità: se il contratto è frutto dello strumento illecito (instrumentum sceleris) la confisca del profitto può colpire l'intero valore; altrimenti occorre determinare il profitto dedotte le utilitas e i costi vivi.
art. 603, 604, 605, 606 cod. proc. pen. (regole di impugnazione e limiti del sindacato)
La Corte ribadisce i limiti del sindacato di legittimità: non è ammessa una rivalutazione libera del compendio probatorio o l'annullamento per mere prospettazioni alternative; l'ammissibilità di nuove prove in appello è limitata e richiede che la mancata acquisizione avrebbe eliminato lacune decisive della motivazione.
art. 323-bis cod. pen. (attenuante speciale per fatti di particolare tenuità)
L'applicabilità dell'attenuante richiede valutazione globale della gravità del reato, compresi atteggiamento soggettivo e conseguenze; la Corte ha ritenuto corretta la valutazione di merito che l'ha esclusa.
Massime di principio
- Per distinguere estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni occorre verificare preliminarmente se la pretesa fosse tutelabile davanti all'autorità giudiziaria: se non lo è, si tende a qualificare la condotta come estorsione; la valutazione richiede accertamento sul convincimento e sulla ragionevolezza dell'agente.
- L'intestazione fittizia è reato istantaneo: il momento consumativo è la creazione dello scostamento tra titolarità formale e reale con dolo elusivo; atti successivi non sempre spostano il tempus commissi delicti.
- L'aggravante di 'metodo mafioso' o di 'agevolazione mafiosa' richiede prova concreta e attuale dell'operatività o dell'influenza di una consorteria mafiosa e del nesso causale con la condotta contestata; senza elementi chiari il giudice di merito può escluderla.
- In tema di confisca, se il contratto è risultato 'contaminato' dall'illiceità (strumento dell'illegalità), il profitto può essere confiscato nella sua totalità; se invece si tratta di reato 'in contratto' occorre determinare il profitto deducendo i costi vivi e l'utilitas della controparte.
- In Cassazione il sindacato sulla valutazione delle prove è molto limitato: non è ammessa la semplice diversa ricostruzione dei fatti; per ottenere l'annullamento per travisamento è necessario dimostrare errori manifesti, illogicità o difformità decisiva del dato probatorio.
- Dopo giudizio abbreviato, la richiesta di nuove prove in appello è circoscritta: la parte deve dimostrare che la rinnovazione avrebbe colmato lacune decisive della motivazione; altrimenti il giudice può correttamente rifiutare l'integrazione istruttoria.
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